Confcooperative festeggia cinquant’anni, Milza: “Lotta alla falsa cooperazione”

Nell’anno del 50° anniversario si registrano importanti novità per Confcooperative Emilia Romagna. A partire dal numero delle cooperative, che dopo due anni di progressiva riduzione è tornato a crescere, attestandosi a quota 1.632 (+0,8% sul 2016). E’ quanto emerge dall’esercizio 2017 del sistema Confcooperative Emilia Romagna, presentato oggi in conferenza stampa al Palazzo della Cooperazione di Bologna. Nel confronto 2017/2016 si evidenziano altri due dati positivi: da un lato aumentano gli occupati (+4,2%, pari a 3.215 nuovi posti di lavoro), portando così il totale a 78.887; dall’altro cresce il fatturato aggregato di tutte le cooperative associate (+3%), che con 401 milioni di euro in più sale a 13,6 miliardi di euro.

«L’aumento di occupati è determinato dal buon andamento dei servizi, della cooperazione sociale e del comparto agroalimentare, che insieme rappresentano la maggioranza dei nuovi posti di lavoro – sottolinea Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna -. Nel fatturato, a spingere la crescita sono soprattutto i settori lattiero-caseario, ortofrutticolo e dei servizi». Osservando il trend economico degli ultimi dieci anni (2007-2017), Milza sottolinea come «il sistema Confcooperative Emilia Romagna abbia creato 23.104 nuovi posti di lavoro in regione (+41,42%), con un aumento di fatturato pari a oltre 2,5 miliardi di euro (+23,14%). Questi numeri dimostrano la vitalità del nostro movimento cooperativo, che si è dimostrato capace di affrontare le sfide del cambiamento e dell’innovazione».

Di fronte a risultati soddisfacenti, per Milza diventa ancora più imprescindibile la lotta alla falsa cooperazione . «E’ arrivato il momento di cambiare passo – dichiara -. Non possiamo più limitarci a fare proclami. Servono fatti concreti, azioni precise. Serve denunciare agli organi competenti le cooperative che sfruttano i lavoratori, che falsano la concorrenza, che infangano il nostro sistema. Lo stiamo già facendo e lo faremo in maniera più decisa e coordinata insieme alle altre Centrali dell’Alleanza Cooperative, in stretto contatto con la Regione e con gli organi di vigilanza. Ci attiveremo in tutti i territori per mappare le situazioni irregolari e segnalarle. Ai cooperatori oggi è chiesto uno sforzo in più, ossia di mettere in campo quel coraggio di agire e osare che li ha sempre contraddistinti, passando

da un’azione di protesta a un’azione di denuncia concreta e circostanziata. Non dobbiamo avere paura di difendere il movimento cooperativo: al nuovo Parlamento e al Governo che verrà chiediamo di sostenerci in questa battaglia, iniziando dall’approvazione della legge di iniziativa popolare contro le false cooperative, ancora ferma al Senato, e continuando nella strada intrapresa con la Legge di Bilancio 2017 che ha tolto parecchi alibi ai delinquenti e agli sfruttatori».

«La lotta alla falsa cooperazione – aggiunge il direttore generale Pierlorenzo Rossi – si rende sempre più necessaria per tutelare un sistema sano come quello di Confcooperative Emilia Romagna, che presenta un tasso di sopravvivenza delle nuove imprese superiore alla media regionale (solo il 14,6% di nuove cooperative ha cessato l’attività negli ultimi 5 anni contro il 20,4% delle società di capitale), che vanta il 72,3% di contratti a tempo indeterminato e il 63,9% di occupati donne, e che negli ultimi tre anni ha portato alla nascita di 31 nuovi workers buyout, cooperative che hanno ricreato lavoro partendo da situazioni di crisi aziendali».

«Siamo soddisfatti di questi risultati ma non possiamo fermarci, dobbiamo migliorare ancora – conclude Rossi -. Continueremo a investire nella formazione, consapevoli che serva una nuova classe dirigente di cooperatori capace non solo di amministrare le imprese ma anche di dare piena rappresentanza al movimento cooperativo. La cooperazione rappresenta infatti una risposta innovativa e di sviluppo ai bisogni dei territori che si trasformano in opportunità di lavoro, ma questi bisogni devono essere intercettati da persone formate e vicine alle imprese e alle comunità».