Confindustria: “Ponti e strade in stato di abbandono, fronte comune per evitare l’isolamento”

“La questione della viabilità, e in particolare lo stato di obsolescenza della rete viaria e delle sue parti nodali – come, ad esempio, i ponti e i cavalcavia – è ormai non più rinviabile”. Confindustria Piacenza e le locali associazioni artigiane CNA, Libera e Upa Federimpresa nei giorni scorsi hanno rivolto un nuovo appello all’assessore regionale Raffaele Donini ed ai consiglieri regionali Foti, Molinari, Rancan e Tarasconi, oltre che all’assessore Paola Gazzolo, richiamando l’elevato stato di degrado dei ponti stradali che collegano la provincia di Piacenza alla Lombardia e che risultano tutti interdetti da mesi al traffico pesante e “per i quali non è dato sapere quando potranno essere riaperti”.

“Apprendiamo con soddisfazione delle azioni già intraprese sul tema e ringraziamo i consiglieri per la disponibilità – affermano i presidenti Alberto Rota, Pietro Bragalini, Luigino Peggiani e Giovanni Rivaroli – e rimaniamo in attesa di un incontro con l’assessore Donini al quale chiediamo di farsi parte attiva per aprire immediatamente un tavolo di confronto anche per coordinare le azioni che nella limitrofa Lombardia si stanno mettendo in campo per fronteggiare un vero e proprio stato di crisi sull’asse del Po che richiede interventi strutturali a breve, medio e lungo termine la cui portata rende probabilmente necessario un intervento diretto del Ministero delle Infrastrutture. Questa situazione, rilevano inoltre le citate associazioni, rende ancora più evidente che le nostre infrastrutture per la circolazione non sono più in grado di sostenere i volumi di traffico attuali”.

“Ciò rischia di isolare i territori e frenare lo sviluppo delle economie che interessano i due versanti del fiume Po. Non intervenire, ma anche intervenire in tempi incerti, o troppo lunghi, implica una fortissima penalizzazione delle aziende di trasporto – che ora sopportano gli oneri dei pedaggi, allungamento delle tratte, maggiori consumi– ma non solo, il rischio è di penalizzare anche la speranza di riprese economica del nostro territorio”.