Giornata mondiale della salute mentale, concerto a Villa Speranza: “Musica come canale di comunicazione”

In occasione della Giornata mondiale della Salute mentale, l’unità operativa di Emergenza urgenza del dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche di Piacenza ha organizzato un concerto nelle aree di degenza. L’evento ha voluto apportare sollievo emotivo e pensiero ricreativo e s’inserisce in un disegno di superamento dello stigma ancora diffuso intorno alla salute mentale e ai percorsi e ai luoghi di cura predisposti. A Villa Speranza si sono esibiti Seba Pezzani e Rolando Daverio, del gruppo RAB4, che da anni calcano le scene dei più importanti eventi musicali emiliani.

“Troppo spesso, nell’immaginario collettivo – mette in evidenza il direttore del reparto Silvia Chiesa – i ricoveri nei reparti psichiatrici alimentano paure e angosce nei pazienti e nei loro familiari in merito non tanto alla qualità delle cure erogate, ma soprattutto al rispetto della dignità umana e della libertà individuale”. Nell’ottica di portare un contributo per contrastare pregiudizi tanto fallaci quanto anacronistici e dannosi per i malati stessi, gli operatori hanno deciso di allestire un concerto da vivere insieme agli ospiti ricoverati e ai loro cari all’interno della Residenza di terapia intensiva . “Come è importante parlare del disturbo mentale secondo corretti paradigmi – aggiunge l’esperta – è anche importante trovare canali di comunicazione per un appropriato “link” verso la comprensione del problema. La musica è uno di questi”.

I due grandi musicisti, in forma del tutto volontaria, hanno aperto con il suono dell’arte la temporanea “barriera” sociale delle persone affette da patologia psichiatrica, grazie alla potenza della loro voce e della loro chitarra. “È un incontro che si è posto l’obiettivo di concorrere ad avvicinare i pazienti ai percorsi di cura a loro dedicati in un clima più sereno e accogliente e a restituire alla psichiatria un’immagine nella forma più autentica e più vicina ai reali bisogni dei malati e dei loro familiari, contrastando stereotipi diffusi”. Il concerto ha affidato ai suoni e alle melodie del rock americano il compito di avvicinare le persone, siano esse terapeuti, pazienti o familiari, sotto il segno della solidarietà partecipe e del mutuo benessere.

“Sono entusiasta – è stato il commento di Seba Pezzani – di essere qui a suonare. Mi è capitato di esibirmi in carcere, in chiesa e in altri ambienti solitamente non predisposti per la musica rock. Venire qui a portare un po’ di emozioni è una sensazione nuova: siamo aperti al piacere di farlo”.

L’unità operativa di Emergenza urgenza del dipartimento di Salute mentale è diretta da Silvia Chiesa e comprende il Servizio psichiatrico Diagnosi e cura e la Residenza trattamento intensivo, per un totale di 35 posti letto destinati a persone in situazioni psicopatologiche di urgenza, di acuzie e post-acuzie.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha evidenziato una crescita dei disturbi mentali, con un impatto significativo sulla salute, sui principali diritti umani e sociali e con conseguenze economiche in tutti i Paesi del mondo. Per esempio, oltre 300 milioni di persone globalmente soffrono di depressione nelle diverse forme cliniche. Sono le donne le più colpite: si tratta della principale causa di disabilità e in alcuni casi può portare al suicidio. Anche se esistono trattamenti efficaci per la depressione, meno del 50% delle persone che ne soffrono ricevono le cure adeguate, per cause molteplici tra le quali l’OMS evidenzia, ancora oggi, lo stigma sociale associato alla malattia mentale.

“La depressione – fa notare la dottoressa Chiesa – può essere curata, con trattamenti farmacologici e psicoterapici; occorre parlarne a livello personale, con familiari, amici e con il medico; è necessario anche fornire una rappresentazione “adeguata” della sua fenomenologia sul piano dei sintomi e delle conseguenze in termini disfunzionali e di sofferenza; ed è opportuno avvicinare il disturbo mentale attraverso le varie espressività artistiche e tecnologiche dei media e dei “social”, in modo da abbattere lo stigma che la circonda e indirizzare chi ne soffre a chiedere aiuto”.