Incastrata da uno scontrino, sgominata la banda dell’Unieuro: 42 colpi in pochi mesi – FOTO e VIDEO

La banda in azione

Una banda organizzatissima, studiavano tutto nei minimi dettagli, prendevano ogni precauzione per poter compiere i furti in tutta sicurezza. Ma hanno commesso un errore, un solo piccolo errore che ha messo fine alle loro scorribande. Una banda in grado di saccheggiare 42 negozi Unieuro in soli cinque mesi.

Il colpo all’Unieuro di Piacenza

La notte del 2 agosto 2016 ignoti aprirono con un flessibile la saracinesca del grande magazzino Unieuro di via Emilia Pavese e in pochi minuti rubarono telefoni cellulari e altre apparecchiature tecnologiche.

La conferenza stampa in Procura

L’antifurto del negozio allertò la polizia che intercettò l’auto dei banditi pochi minuti dopo e ne scaturì un inseguimento lungo l’autostrada in direzione Milano: i malviventi, grazie alla potenza dell’Audi sulla quale stavano viaggiando e dopo aver imboccato una corsia dove erano in atto lavori di manutenzione, riuscirono però a far perdere le proprie tracce all’altezza di San Zenone. Dopo aver distaccato le volanti i banditi abbandonarono la vettura con a bordo la refurtiva e fuggirono a piedi attraverso i campi. Da quella notte iniziarono le indagini, coordinate dal pm Emilio Fontana.

Le indagini della polizia

Indagini che ben presto hanno portato gli inquirenti a mettere insieme alcuni tasselli: nel mirino dei ladri negozi Unieuro, nel bottino apparecchiature tecnologiche, saracinesche sfondate con un flessibile per commettere l’effrazione e vetture Audi di colore nero risultate regolarmente rubate. Elementi che, si è scoperto, accomunavano decine di furti commessi in tutto il nord Italia. Dettagli che hanno spinto la Squadra Mobile a sospettare la presenza di una banda specializzata. Unico elemento da cui partire la vettura abbandonata nella fuga dopo il tentato raid a Piacenza.

Ed ecco l’errore, fatale, commesso dai banditi. Sotto un tappetino gli investigatori hanno trovato lo scontrino emesso da un negozio di hi-fi di Como dopo l’acquisto di un caricabatteria per telefoni cellulari. Come tutti sanno lo scontrino riporta data e ora dell’acquisto ma questo, in particolare, aveva una informazione in più: un’impronta digitale. Gli agenti hanno così affidato lo scontrino ai Ris di Parma e intanto hanno controllato le telecamere di sorveglianza del negozio di Como riuscendo così a risalire al volto dell’acquirente, sospettato a quel punto di essere un membro della banda. Arrivati i risultati dei test effettuati dai Ris gli investigatori hanno scoperto l’identità dell’individuo, un romeno di 31 anni.

A quel punto iniziarono intercettazioni telefoniche e pedinamenti, operazioni molto complicate come spiega il dirigente della Squadra Mobile, Salvatore Blasco: “Abbiamo scoperto che la banda aveva la propria ‘sede’ in un quartiere popolare di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, una zona molto complessa per mettere in atto appostamenti e pedinamenti. Per quanto riguarda invece le intercettazioni telefoniche le difficoltà erano legate alla lingua dei banditi: non parlavano romeno, bensì un dialetto rom strettissimo e per capirli ci siamo affidati a un traduttore che abita lontano da Piacenza, motivo per cui le informazioni spesso arrivavano in ritardo. Infine i malviventi cambiavano cellulare ogni settimana proprio per rendersi irreperibili, un problema, questo, che abbiamo risolto grazie alla fidanzata del 31enne: la ragazza non partecipava ai colpi e quindi non aveva alcun interesse a cambiare telefono cellulare. Ci siamo così agganciati alla sua linea e da essa, man mano, risalivamo al nuovo numero del compagno e dei suoi complici”.

L’ultimo viaggio della banda

La svolta è arrivata la notte del 21 novembre scorso quando il gruppo è stato fermato dai carabinieri a Sesto San Giovanni, di ritorno da un colpo commesso a Settimo Torinese. A bordo dell’auto tre del gruppo: due sono stati bloccati, mentre un terzo è riuscito a fuggire. A quel punto la polizia di Piacenza ha deciso di agire al più presto e bloccare prima che fosse troppo tardi il capo della banda, il 31enne rintracciato grazie allo scontrino. L’uomo è stato arrestato in un blitz mentre si trovava nell’abitazione di un amico: ora si trova nel carcere di Monza con l’accusa di furto aggravato. I due complici fermati a Sesto San Giovanni sono stati invece denunciati per ricettazione, mentre gli altri tre sono fuggiti in Romania.

La banda ha portato a termine ben 42 colpi in altrettanti negozi Unieuro del nord Italia, arrecando un danno da 1 milione e 300mila euro alla catena. Un impatto economico che stava per convincere la dirigenza del marchio a chiudere alcune filiali con immaginabili ripercussioni sul lavoro di centinaia di dipendenti. Per questo dai vertici del gruppo sono arrivati i ringraziamenti ufficiali alla Squadra Mobile di Piacenza. Non solo Unieuro comunque: i ladri hanno colpito in altri esercizi commerciali anche perché, grazie alle vetture che rubavano per le occasioni, riuscivano a coprire in poco tempo lunghe distanze. Nel corso dei loro spostamenti potevano anche decidere all’ultimo di fermarsi in un negozio e depredarlo.

“La forza di questo gruppo stava proprio nella sua organizzazione – spiega il pm Roberto Fontana – rubavano le Audi con cui commettere i colpi e poche ore prima di entrare in azione rubavano anche le targhe da apporre alle auto sottratte: in questo modo potevano viaggiare con una targa che ancora non risultava rubata, riducendo il rischio di controlli”.