Il progetto Montagna solidale si allarga al distretto di Ponente

La fisioterapista Michela Pasini e l’infermiera Antonella Genesi

Il progetto Montagna solidale si amplia al distretto di Ponente. A quattro mesi dall’inizio dell’attività, che in una prima fase ha coinvolto l’Alta Valnure, il percorso si allarga anche ai Comuni di Zerba, Cerignale, Cortebrugnatella e Ottone per migliorare la qualità della vita degli anziani più vulnerabili e attivare interventi mirati a prevenire condizioni di non autosufficienza invalidanti, disabilità e malattie.

Come si ricorderà, il progetto Montagna solidale è stato attivato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e dall’Azienda Usl di Piacenza in stretta collaborazione con i Comuni: l’obiettivo è quello permettere agli ultra 74enni, oggi autosufficienti, di rimanere più a lungo possibile al proprio domicilio, vicini alla famiglia e alla realtà sociale di appartenenza. Per raggiungere questo traguardo, vengono rilevati e poi presi in carico i bisogni socio sanitari del soggetti di una fascia di popolazione non ancora in carico ai servizi, residente nelle frazioni dei comuni di montagna a forte rischio di fragilità socio sanitaria. Si tratta di un’esperienza quasi unica in Italia, che sta cercando di raggiungere, far emergere e coinvolgere attivamente tutte le reti sociali di comunità che possono essere d’aiuto in questo contesto. Il percorso era partito a novembre nei Comuni di Farini e Ferriere.

Il progetto si fonda sul presupposto di intercettare il più precocemente possibile il bisogno assistenziale (sociale e sanitario) degli over74, con l’obiettivo di dare una risposta immediata ai loro bisogni, di contribuire ad aumentare l’aspettativa di vita sana, con ricadute positive sulla qualità di vita degli anziani e di chi li circonda, ma anche sui costi della cura e dell’assistenza.

Due sono gli operatori che stanno bussando alle porte delle case in Valtrebbia: la fisioterapista Michela Pasini e l’infermiera Antonella Genesi. Il loro obiettivo è quello di identificare gli anziani fragili che vivono in queste aree, conoscere i loro bisogni e attraverso uno rilevazione multidimensionale del bisogno socio-sanitario attivare interventi mirati di prevenzione della disabilità al fine di rallentare e contenere il percorso verso la non autosufficienza. La piccola équipe si recherà a domicilio insieme ai servizi sociali comunali e i medici di famiglia, per valutare le principali caratteristiche sociali e socio sanitarie, nonché abitative e demografiche: autonomia nelle attività della vita quotidiana, performance motoria, rischio di malnutrizione, livello cognitivo, rischio di cadute e presenza di rischio ambientale.

La rilevazione effettuata a casa permetterà di arrivare a una valutazione multidimensionale del bisogno assistenziale, che consenta di individuare precocemente i segnali di criticità che possono determinare un peggioramento dello stato di salute dell’anziano.

“Dove sarà necessario – evidenzia il direttore delle attività socio sanitarie Ausl Costanza Ceda – effettueremo una presa in carico. Intervenire in maniera tempestiva e agire contestualmente sia sul versante sanitario sia su quello sociale, ci permette di offrire risposte meno frammentate e più capaci di mantenere gli anziani il più a lungo possibile al proprio domicilio. Attraverso il lavoro integrato degli operatori sanitari, delle assistenti sociali, dei medici di medicina generale e della comunità del territorio è possibile coinvolgere gli anziani in un’azione costante di informazione, comunicazione ed educazione socio-sanitaria, mettendoli al centro di percorsi di prevenzione e cura facili, personalizzati ed efficaci”.

Attraverso l’azione di screening a domicilio sarà possibile costituire una banca dati che consentirà il monitoraggio dei soggetti fragili e che permetterà di orientare le azioni di prevenzione e socializzazione già in essere e attivarne di nuove in base al bisogno rilevato dalla comunità.