Paolo Rizzi: “Il 70% del Comune di Piacenza è agricolo. Settore finora sottovalutato, ora da sostenere”

Parlare di agricoltura significa per molti parlare esclusivamente di campagna, di collina, di montagna; in altre parole significa parlare solo del territorio provinciale. Non è corretto, e lo fa notare il candidato sindaco Paolo Rizzi: «Il territorio del Comune di Piacenza misura circa 118 milioni di metri quadri e, di questi, il 70% è a destinazione agricola. Questo ci dice l’importanza che il settore dell’agroalimentare ha per la vita di Piacenza». Un’importanza che Rizzi intende riconoscere nel suo programma con azioni mirate a valorizzare le eccellenze piacentine e con una politica che trasformi la città in un capoluogo attrattivo e competitivo in uno dei settori più trainanti dell’intera economia, non solo locale ma nazionale. Un settore che ha sempre più appeal, sotto ogni punto di vista. Un tema, questo della valorizzazione del comparto dell’agrindustria, che è stato sviscerato – anche in modo tecnico – in un convegno voluto fortemente dallo stesso Paolo Rizzi nella sala Bertonazzi del Consorzio agrario Terre Padane di via Colombo con la presenza dell’europarlamentare Paolo De Castro, agronomo ed esperto del settore, e del sottosegretario all’Economia Paola De Micheli. Ed è stata proprio De Micheli ad ammettere candidamente come le politiche comunali piacentine abbiano in questi anni sottovalutato la rilevanza del settore agricolo entro gli stessi confini del Comune.

«A parte il peso economico degli operatori del settore – continua il professore della Cattolica – con le sue 268 aziende e oltre 600 addetti, è l’indotto che tutto questo settore genera a Piacenza ad essere di fondamentale importanza: l’agricoltura è il primo pezzo della cosiddetta filiera del food, sempre più decisiva anche in termini di marketing territoriale». Il Comune, dunque, dovrà rappresentare sempre più un punto di riferimento per un settore cruciale nella vita economica piacentina. Anche in termini occupazionali, fa notare Rizzi: «C’è un ritorno all’agricoltura – spiega -, un ritorno che coinvolge sempre più giovani. E il sostegno a questo settore significa anche sostenere e favorire l’occupazione giovanile».