Salvini a Piacenza: “Oggi abbiamo costruito una buona parte del programma di governo”

Il leader della Lega Nord Matteo Salvini nella mattinata del 16 luglio ha preso parola a Piacenza, presso il Best Western Park Hotel. L’evento, ribattezzato “Facciamo Squadra” aveva come principale obiettivo quello di delineare le linee guida del partito in vista delle elezioni del 2018. L’arrivo del segretario federale del Carroccio coincide con un momento storico per la Lega Nord piacentina con l’ingresso nella giunta comunale.
“Voglio congratularmi con il nuovo sindaco – ha detto il leader della Lega – ma voglio anche dire a lei, così come agli altri sindaci di centro-destra che il difficile viene adesso. Dobbiamo rimboccarci le maniche per convincere anche il restante 50% dei cittadini sulle nostre posizioni”

Salvini si è poi soffermato sulla corsa del partito alle elezioni: “Dietro agli slogan servono dei numeri, serve concretezza. Questo è il motivo per cui oggi siamo qui. Per trovare soluzioni e vie di sviluppo per il nostro Paese. Non parliamo di legge elettorale, non parliamo di immigrazione, ma solo di temi concreti. Ho trovato più programma di governo questa mattina qui a Piacenza che negli ultimi sei mesi di dibattito parlamentare. Non mi interessano questioni legate alla leadership. Quello che cerco è una squadra compatta ed unita nell’intento. Non mi basta trovare il consenso per governare il Paese per i prossimi 5 anni, voglio creare qualcosa di duraturo per dare ai nostri figli un futuro migliore”.

L’intervento di Salvini

L’intera conferenza

Nel corso della conferenza sono intervenuti anche

Michele Geraci sul modello economico cinese: “La Cina ha continuato a far crescere in maniera esponenziale il proprio Pil per più di 30 anni, nonostante le dimensioni di quel Paese. Lo sviluppo cinese dipende da tre fattori. Il controllo delle migrazioni interne ed esterne in maniera programmata. Il controllo dei dazi sul commercio internazionale. Il controllo dei tassi di interesse”.  Oltre a questo hanno creato un piano industriale di portata planetaria. Vogliono essere il centro manifatturiero di prodotti di altissimo valore commerciale.  La Cina è una grossa opportunità: dobbiamo studiarla per imparare. Questo non significa fare tutto quello che fa la Cina, ma ci sono molte cose che potremmo attuare anche in Italia.

Mario Pittoni, sulla scuola: “Ho preso come esempio due modelli opposti di istruzione: la Finlandia e la Corea del Sud. Due sistemi diversissimi, ma accumunati da un punto: la formazione del corpo docente. In Italia purtroppo un terzo degli insegnanti ha cambiato posto. Questo vuol dire che un milione e settecento mila studenti non hanno potuto beneficiare della continuità didattica. Sfortunatamente, contrariamente a quanto dice chi ci governa, i finanziamenti destinati alla nostra istruzione sono in caduta libera. La soluzione al problema è adottare una forma federale”

Paolo Arata, sul tema dell’energia e dell’ambiente e sulla riduzione delle spese dei cittadini: “Ho iniziato la mia carriera 40 anni fa proprio a Piacenza. Noi siamo il Paese più caro al mondo sul versante dell’energia. Dobbiamo riportare competitività in questo settore.  La mia proposta è di ridurre la bolletta: se leggiamo le voci sulle nostre bollette capiamo che più della metà della spesa non ha nulla a che vedere con l’energia. Dobbiamo restituire alle famiglie un costo reale dell’energia, del gas e dei rifiuti. La politica deve riprendere in mano la gestione dell’energia. Per troppi anni, soprattutto a causa della sinistra, la politica ha delegato la gestione dell’energia all’Enel e all’Eni. Credo che sia salutare favorire la libera concorrenza. Per quanto riguarda l’ambiente io credo che sia necessario anche in questo caso che lo Stato crei un grande ente che faccia le analisi e le valutazioni dei territori.

Gian Carlo Blangiardo, sulla demografia e sul calo drastico delle nascite in Italia: “Si definisce l’altra crisi. La prima è quella è economica, quella di cui vorrei parlarvi è la crisi demografica. La popolazione italiana è diminuita e le nascite hanno toccato il punto più basso della nostra storia. Siamo sotto le 500 000 nascite all’anno, un dato che non era così basso nemmeno durante le guerre mondiali. La nostra popolazione, che storicamente è sempre cresciuta, da qualche anno è in decrescita. C’è chi dice che l’immigrazione sia la soluzione. Non è vero. Anche le famiglie straniere in Italia da qualche anno hanno smesso di crescere. Anche loro, ovviamente, sono condizionate dalle problematiche del paese. Di questo passo tra 50 anni avremo una popolazione composta per lo più da persone anziane, con una pressione sul sistema sanitario, sul sistema pensionistico. Quali le possibili soluzioni? Rimettere al centro dell’attenzione la famiglia. Rilanciare la natalità come investimento e parlare anche sui media di questa crisi troppo spesso taciuta”

Luigi Carbone, sulla semplificazione e riforma dell’amministrazione dello stato: “Oltre alle tasse che vengono pagate c’è il problema degli adempimenti burocratici. Bisogna creare una politica di semplificazione burocratica. La burocrazia è una di quelle tematiche su cui l’Italia fa più brutta figura a livello internazionale. Tutto questo fino ad oggi non è riuscito perché ci sono problematiche strutturali. C’è confusione di competenze. Abbiamo gravi carenze nella fase attuativa. La nostra burocrazia ha oggi un complesso di superiorità nei confronti del cittadino. Molti dei nostri burocrati non sono preparati a dovere. Molto spesso le riforme non vengono percepite dal cittadino, perché non ne viene a conoscenza, servirebbe una maggior diffusione mediatica in questo senso. Le soluzione è rafforzare la lotta politica e tecnica alle complessità burocratiche. Semplificando gli iter burocratici ridurremmo nettamente anche la corruzione. Dobbiamo smettere di parlare per slogan e semplificare solo la comunicazione, lasciando la complicazione nei cassetti.”
Sull’argomento Salvini ha sottolineato la sua volontà di abolire i prefetti.

Maurizio Leo sul nuovo fisco per la rinascita di impresa. “Per le piccole imprese c’è stata l’eliminazione degli studi di settore, sostituito dagli indici di affidabilità fiscale, che a mio modo di vedere andrebbero aboliti. Servirebbe fare un patto fiscale preventivo. Per le grandi imprese la riduzione al 24% dell’aliquota Ires non ha incrementato a livello significativo l’attrattività del Paese per gli investimenti esteri. Gli incentivi che sono previsti sono incompleti o, peggio, sono complessi o riservati a pochi. Ci sono poi le liti fiscali, una vera emergenza.  Al 31 dicembre 2016 erano 469 mila le controversie pendenti. Servono giudici tributari specializzati e a tempo pieno.
Chiudo il mio intervento con la riscossione. Dopo la soppressione di Equitalia la riscossione è rimasta invariata ed è affidata all’Agenzia delle entrate”

Armando Siri sulla Flat Tax: “L’impianto fiscale attuale è in vigore da 43 anni. In Italia manca la domanda, siamo in una situazione di stagnamento e di recessione economica. Il problema è che i medici hanno curato il malato occupandosi dei sintomi della malattia. Come se con 40 di febbre assumessimo la tachipirina. La febbre scende, certo, ma non debelliamo la malattia. Bisogna curare la malattia. Il sangue della nostra economia è il denaro. Se il denaro non circola l’economia muore. Dobbiamo fare in modo che lo Stato rinunci a parte del prelievo tributario in modo da stimolare la domanda”