L\’intreccio tra politiche passive ed attive del lavoro

Una esperienza positiva. E’ il giudizio unanime sugli ammortizzatori sociali in deroga, ad un anno dalla loro introduzione, dei relatori che hanno partecipato oggi al seminario
“L’intreccio tra politiche passive ed attive del lavoro”, organizzato da Provincia e Università Cattolica nella sede dell’ateneo, proprio per un bilancio delle ricadute di questo sostegno sociale, ad un anno dall’accordo tra Stato e Regione che lo ha attivato. Gli ammortizzatori in deroga, ricordiamo, tutelano lavoratori in difficoltà non tutelati da altre forme di cassa integrazione:  i lavoratori di di aziende con meno di 15 dipendenti e i lavoratori di imprese del terziario con meno di 50 dipendenti.. Esperienza quindi positiva, che va rinnovata, rifinanziandola. L’auspicio, da parte di tutti gli intervenuti, è che gli ammortizzatori in deroga diventino, con la riforma degli ammortizzatori – di cui si parla da anni, da tutti auspicata ma che non è ancora una realtà -,  una parte strutturale di queste forme di tutela dei lavoratori: del nostro welfare, per dirla in breve.
Nel suo intervento introduttivo, l’Assessore provinciale al lavoro Andrea Paparo ha richiamato gli obiettivi dell’incontro: non solo un bilancio dell’esperienza, ma un più ampio sforzo di riflessione, di livello nazionale, come dimostra il prestigio dei relatori coinvolti ed il patrocinio dell’Unione Province Italiane. Resta l’interrogativo sul rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga: l’augurio, ha detto Paparo, è che siano effettivamente rifinanziati e che per la loro erogazione si adottino procedure più snelle delle attuali, con un maggior decentramento di funzioni alle Province.  Sugli effetti degli ammortizzatori a livello locale si è soffermata Manuela Moreni, dirigente del settore lavoro e formazione professionale della Provincia. Dal 18 novembre scorso al 19 maggio di quest’anno sono stati coinvolti nella erogazione delle politiche attive (corsi di riqualificazione) previste dagli ammortizzatori in deroga 1060 persone. La fascia di età coinvolta è al di sotto dei 40 anni; si tratta per l’80% di cittadini italiani. I settori più interessati sono la metalmeccanica e, a distanza, il commercio. Altro dato interessante da segnalare: complessivamente, i centri per l’Impiego della Provincia hanno erogato a questi lavoratori in difficoltà 2212 servizi, il che significa che ogni lavoratore è stato soggetto a quasi tre interventi. Oltre l’80% dei lavoratori è stato interessato da percorsi di formazione, il resto da un’altra tipologia di interventi.
Da Paola Cicognani, della Regione, un riferimento alla situazione in Emilia Romagna. Sono pervenute in Regione nel corso dell’anno 15 mila domande di ammortizzatori in deroga da parte di imprese. Ne sono state autorizzate quasi 14 mila. Per il 2011, va sottolineato il fatto che, per quel che riguarda l’uso delle risorse concesse, le imprese ci sono andate caute: hanno utilizzato solo il 50% dei fondi richiesti. Volendo, ci sarebbero le risorse per far funzionare gli ammortizzatori anche il prossimo anno. Si spera comunque, ovviamente, in un rifinanziamento da parte del Ministero.

Sull’esperienza, giudizio positivo anche dai sindacalisti presenti. Per Gianluca Zilocchi (CGIL), gli ammorrizzatori in deroga hanno salvato anche a Piacenza qualche migliaio di posti di lavoro. Le preoccupazioni sono per il futuro: se non viene rifinanziato, questo strumento rischia, nei prossimi anni, di passare in disuso, e la crisi non è finita. Fondamentale l’attenzione, anche a Piacenza, sul tema delle politiche attive, sulla formazione e sulla riqualificazione delle persone.
Per Marina Molinari (CISL), la possibilità della ripresa si gioca oggi proprio sull’intreccio tra politiche attive e politiche passive del lavoro: da un lato bisogna soccorrere chi è in emergenza economica per effetto della perdita del posto di lavoro,  ma dall’altro, attraverso politiche attive di formazione, questi lavoratori vanno riqualificati. Esperienza positiva anche per Giorgio Graziani, segretario regionale della CISL e reggente della sede piacentina. C’è comunque, per lui,  la necessità di un riordino degli ammortizzatori in senso generale.  

Aprendo il seminario, Pier Antonio Varesi, ordinario di diritto del lavoro all’Università cattolica, ha parlato del nuovo ciclo di seminari sul lavoro organizzati da sua Università e Provincia, ciclo che l’incontro di oggi inaugura e di cui egli è coordinatore. .

Per Franco Liso, docente di diritto del lavoro all’Università La Sapienza di Roma, gli ammortizzatori in deroga sono una “cosa” molto italiana, efficientissima nel breve periodo ma che non può costituire elemento di un sistema a regime. E’ una soluzione provvisoria. Quel che manca è una vera soluzione strutturale: la riforma degli ammortizzatori sociali.

Anche per Franco Chiaramonte, di Italia Lavoro, organizzazione che mantiene i rapporti tra Ministero e Regioni, l’esperienza degli ammortizzatori in deroga è positiva: lo dimostra il notevole ricorso a questa forma di sostegno nelle regioni del centro nord. A parere di questo relatore, c’è la possibilità che gli ammortizzatori in deroga vengano rifinanziati dallo Stato.