Commemorazione battaglia di Lepanto

La fine delle ambizioni islamiche sull’Occidente, il tramonto del sogno musulmano di islamizzare l’Europa. Sono trascorsi 439 anni dalla battaglia di Lepanto e, come ormai da tradizione, Piacenza ha commemorato l’evento davanti agli ultimi ricordi del fronte cristiano, gelosamente custoditi dal conte Orazio Zanardi Landi nel suo castello di Rivalta, imponente complesso fortificato memoria di 1200 anni di storia, che conserva i vessilli originali conservati dalla famiglia Scotti. L’appuntamento, come da cinque anni a questa parte, è stato voluto dal deputato leghista Massimo Polledri, con la collaborazione del consigliere provinciale Enzo Varani. Il castello del piacentino, con un museo dedicato che ospita le storiche bandiere, è carico dei ricordi di quel 7 ottobre 1571. Oltre alle bandiere sono conservati archibugi, modelli delle antiche galeazze, protagoniste della vittoria (degli autentici fortini galleggianti, le prime navi a consentire gli spari laterali e non solo da prua), armature, ricostruzioni della battaglia con la disposizione delle navi pronte all’attacco. “Ricordiamo – ha spiegato Polledri – una tappa che ha salvato l’Europa. Senza Lepanto oggi potremmo dire addio ai diritti delle nostre donne, alle pari opportunità, ai grandi portati della cultura cattolica, penso alle università e agli ospedali”. La memoria storica di quegli anni sta nelle drappelle di seta. Tutte esibiscono su un lato il ritratto della Madonna. Una di queste, su sfondo verde, porta raffigurato lo stemma di casa Scotti sotto la zampa del Leone di San Marco, a testimoniare la volontà della famiglia di porsi a servizio di Venezia. Sono gli ultimi frammenti di una battaglia gloriosa, che oppose 205 navi cristiane a 270 turche, facendo segnare la clamorosa vittoria dei primi sugli islamici. “Mai prima di allora i cristiani avevano primeggiato sui musulmani per mare” ha sottolineato il conte. La posta in gioco era troppo alta per concedere spazio agli avversari, il cui obiettivo ultimo era, inutile dirlo, l’attacco al papa, emblema dello spirito identitario europeo. E proprio il Santo Padre, Pio V, per celebrare la storica data decise di istituire la venerazione della Madonna del Rosario, la stessa che si è ricordata ieri, prima della visita al museo, nel corso di una messa in latino officiata da padre Cesare Tinelli nella chiesa piacentina di Santa Maria di Campagna. Il senso della celebrazione in lingua antica lo ha spiegato Giovanni Cantoni, uno dei maggiori intellettuali cattolici italiani, direttore della rivista “Cristianità”. “Abbiamo bisogno di cambiare lingua per capire che stiamo parlando con Altro – ha detto –. Il latino non è la lingua del Padreterno, serve innanzitutto a noi per capire che il nostro interlocutore non è un vicino di casa. La troppa confidenza, dicevano i nostri padri, fa perdere la riverenza”.

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