Piacenza: da oggi sala della Provincia intitolata a Giorgio Perlasca

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Una sala riunioni al piano terra del Palazzo dell’Amministrazione provinciale è stata intitolata questa mattina a Giorgio Perlasca, nel corso della cerimonia alla presenza del presidente della provincia Massimo Trespidi, del presidente del Consiglio provinciale Roberto Pasquali, del consigliere provinciale, promotore dell’iniziativa Marco Bergonzi e del figlio di Perlasca, Franco, presidente della Fondazione che porta il nome del padre. La cerimonia è cominciata nella sala Consiglio con una commemorazione e con la proiezione di un video narrato da Piero Angela e dallo stesso Giorgio Perlasca, scomparso nel 1992. In Sala i rappresentanti delle Istituzioni e molti studenti.

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“Quella di Giorgio Perlasca – ha Roberto Pasquali – è la straordinaria vicenda di un uomo che, pressoché da solo, nell’inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo. Tornato in Italia dopo la guerra la sua storia non la racconta a nessuno, nemmeno in famiglia, semplicemente perché riteneva d’aver fatto il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno.
Se non fosse stato per alcune donne ebree ungheresi da lui salvate in quel terribile inverno di Budapest la sua storia sarebbe andata dispersa. Queste donne, a fine degli anni ’80 misero sul giornale della Comunità ebraica di Budapest un avviso di ricerca di un diplomatico spagnolo, Jorge Perlasca, che aveva salvato loro e tanti altri correligionari durante quei mesi terribili della persecuzione nazista a Budapest e alla fine della ricerca ritrovarono un italiano di nome Giorgio Perlasca”. Ho accolto subito di buon grado la proposta di intitolare una sala della Provincia a Giorgio Perlasca.

“Con umiltà, alla maniera dello stesso Perlasca – ha detto il presidente Trespidi – vogliamo così dare nuova vita al ricordo di un eroe troppo spesso dimenticato. L’intitolazione è un segnale, e speriamo ce ne siano molti altri, che intendiamo dare per rilanciare una figura che è l’orgoglio italiano: il commerciante che salvò la vita a cinquemila ebrei ungheresi – destinati alla deportazione nei campi nazisti – fingendosi un diplomatico spagnolo. Così come la cruda memoria dell’Olocausto deve rimanere a monito per le future generazioni, allo stesso modo il ricordo di chi, come il nostro “meraviglioso impostore” (come si definisce nel suo diaro lo stesso Perlasca), rischiò la propria vita per salvarne altre deve rimanere sempre desto. A chi ebbe la fortuna di incontrarlo la prima domanda sgorgava spontanea: “Perché l’ha fatto?”. La risposta, secca, lapidaria, quasi scontata: “Lei che cosa avrebbe fatto al mio posto?”. La grandezza di Perlasca era quella di essere uno “straordinario uomo qualunque”, come lo definì un amico. E qui sta il più alto messaggio che oggi ci consegna questa eccellente figura: “Non è il male ad essere comune, sono il coraggio e il bene a farla da padroni”. La storia gli ha dato ragione. Perché il nazismo è sconfitto e perché oggi siamo qui a rinnovare il ricordo di un eroe che contribuì a sgretolare, con la sua trasparente solidarietà, un orrido regime, cittadini di uno stato democratico in un’Europa democratica. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, dice il Galileo di Bertold Brecht. Ma verrebbe da dire piuttosto: sventurata la terra che non ce li ha, i suoi eroi. Perché di eroi c’è bisogno. E c’è bisogno di buoni eroi. Eroi attorno ai quali costruire un racconto condiviso, scolpire un sentimento civile, dare un senso allo stare insieme, illuminare gli obiettivi da raggiungere e offrire esempi e modelli. Abbiamo bisogno di eroi come Perlasca: eroi “giusti”, eroi “di tutti”. Il Paese ne ha avuti tanti, Giorgio Perlasca è uno di questi. Scoprirli, ricordarli e raccontarli come meritano, può essere davvero uno dei primi passi di una nuova stagione che aspettiamo da troppo tempo” – ha concluso Massimo Trespidi”.

“Giorgio Perlasca è un esempio di eroismo, altruismo e genialità – ha detto Marco Bergonzi –. Nel 2005 proposi l’intitolazione di una strada al Comune di Piacenza, che lo stesso anno gli dedicò una via e mi auguro che l’esempio della Provincia e del Comune di Piacenza sia seguito anche da altri Comuni del nostro territorio, intitolando un luogo ad un eroe italiano che è stato riconosciuto “un Giusto” dal “Tribunale del bene”

“Piacenza sarà così una delle 50 province italiane ad avere un luogo dedicato a Giorgio Perlasca – ha proseguito Marco Bergonzi – mentre molti luoghi in America, Spagna e Ungheria già ricordano l’eroismo di un Italiano che si finse spagnolo per salvare la vita di migliaia di Ebrei. Solo negli anni 80, riconosciuto da alcuni cittadini ungheresi, allora bambini, si conobbe la storia di quest’uomo che non parlò mai del suo passato e ciò che lo rese “Un Giusto””.

Dopo la proiezione del video è intervenuto il figlio Franco che ha ripercorso gli anni successivi al ritorno a casa del padre Giorgio e l’incontro, molti anni dopo con la comunità ebraica di Budapest alla quale, nel 1944 Perlasca strappò alla morte oltre 5000 persone tra uomini, donne, bambini, con astuzia, ingegno, ma soprattutto straordinaria solidarietà e coraggio.

La sala Garibaldi 2, da oggi è intitolata a Giorgio Perlasca.

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