Confagricoltura: sempre più difficile avviare un\’impresa agricola

Confagricoltura ha sempre sottolineato la centralità dell’agricoltura, settore portante su cui sviluppare le filiere, in primis quella alimentare, ma non solo. Il comparto agroalimentare rappresenta il 15-16% del Pil, senza considerare le positive ricadute socio-ambientali e culturali generate a favore della collettività. E poi c’è il contributo importantissimo, in termini occupazionali, di oltre un milione di dipendenti agricoli. “Il problema – sottolinea Luca Segalini Presidente Provinciale di ANGA, l’associazione di Confagricoltura che raggruppa i giovani imprenditori agricoli – è che il settore primario sta invecchiando sempre più, con un ricambio generazionale, come abbiamo più volte denunciato, molto al disotto della media degli altri settori. Se, da un lato, solo il 6 % delle imprese italiane è gestita da giovani imprenditori, dall’altro, nel settore agricolo questa cifra praticamente si dimezza (3,3%)”. Tutti i giovani aspiranti imprenditori rimarcano analoghe ‘barriere d’ingresso’: burocrazia, accesso al credito e, per il settore agricolo, difficoltà di acquisire la terra”. Avviare un’impresa in agricoltura, e poi gestirla, è una fatica titanica: un’azienda agricola media ha un carico burocratico che Confagricoltura ha quantificato in due giorni di lavoro a settimana e oltre 100 in un anno, che sono sottratti all’attività imprenditoriale vera e propria. “Le imprese condotte da giovani agricoltori – ricorda Segalini – sono quelle con una maggiore vitalità, che innovano, si collocano in nicchie di mercato remunerative e puntano su politiche commerciali evolute. Ma proprio perché queste imprese hanno maggiori prospettive di medio e lungo termine serve un quadro legislativo stabile con politiche mirate, che diano sostegni e certezze almeno quinquennali ai giovani che si mettono in gioco, per permettere di programmare gli investimenti. Confagricoltura ha ben presente queste priorità ed ha previsto, all’interno delle proposte del progetto Futuro Fertile, indicazioni specifiche dedicate ai giovani agricoltori come, ad esempio, l’introduzione di una norma che riconosca riduzioni contributive ai datori di lavoro agricolo sino al compimento del 40° anno indipendentemente dalla collocazione dell’azienda in zona svantaggiata o meno. Personalmente – conclude Segalini – ritengo importante anche la proposta di istituire, a favore dei giovani agricoltori, un credito d’imposta per gli investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica, se si vuole veramente che le imprese condotte dai giovani siano vitali e innovative. La nostra associazione, da sempre, si impegna per diffondere l’informazione scientifica ed il progresso tecnologico in agricoltura; poter contare sugli adeguati strumenti finanziari è, però, la condizione imprescindibile per poter attuare la progettualità.”

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