L\’aggressore come vicino di casa, il Siap chiede spiegazioni

E’ sempre delicato entrare nel merito di decisioni che sono di competenza di un giudice terzo. Eppure qualche considerazione, in punta dei piedi e consapevole dell’autonomia che la Costituzione riconosce agli organi a cui è affidato lo “iuris dicere”, questo Siap di Piacenza si sente costretto a farla. Nei giorni scorsi, come ben noto, un ispettore di Polizia, in servizio presso la locale Questura, libero dal servizio, è intervenuto nel cortile di casa sua, per proteggere una donna e il suo bimbo di pochi mesi da un uomo – compagno della donna – che vivono in un appartamento vicino a quello del collega. All’azione legittima del poliziotto , che portava in casa propria la donna e il piccolo per proteggerli, l’aggressore reagiva ed entrava in casa del collega con un coltello in mano e strappava il figlio dalle mani della madre. Successivamente, lo stesso uomo, dava anche un pugno in faccia all’ispettore di Polizia che tentava di farlo ragionare. Ebbene, all’aggressore sono stati applicati gli arresti domiciliari presso l’abitazione della donna aggredita, che evidentemente lo ha perdonato. Questo, oggi, fa sì che il collega deve vivere e convivere nello stesso condominio con il suo aggressore. Non vogliamo entrare nel merito della questione e ci par molto che siano state considerate delle esigenze cautelari ma se di reiterazione del reato si doveva aver timore era altrettanto doveroso, a parer nostro, considerare che vittima nell’episodio non è stata solo la donna ma anche chi ha esercitato, in modo inappuntabile il proprio dovere, proteggendo due esseri umani da un’aggressione . Come era necessario considerare la preoccupazione del poliziotto, è vero più attrezzato dell’uomo medio, che anche al termine del suo servizio non si sentirà libero, almeno per un po’, di rilassarsi, di staccare la spina e sarà quindi costretto a convivere con la preoccupazione che qualcuno, per di più con poco da perdere perché già irregolare sul territorio nazionale, che pochi giorni fa lui stesso ha concorso ad arrestare e che abita a pochi metri dalla sua porta possa presentarsi, in qualche modo, a “chiedergli il conto” magari alla sua maniera. Rimettiamo dunque alla sapiente prudenza della magistratura, per il futuro, e di più come pungolo all’attuale politica la considerazione che quel poliziotto, oggi, con l’aggravante della crisi, in atto guadagna poco più di 1500 euro al mese e non può di certo permettersi quella libertà di cambiare domicilio con una certa facilità ed a cuor leggero.Crediamo che anche queste modeste riflessioni possano aiutare chi ha il compito delicato di decidere della libertà di una persona ma anche del necessario temperamento con le esigenze di cautela che andrebbero magari coordinate, come avviene già in altri momenti processuali ovvero in fase di esecuzione, con le esigenze della polizia di prevenzione e di controllo dell’immigrazione clandestina.