L\’omelia di capodanno del Vescovo Mons.Ambrosio nella solennità di Maria

Omelia del vescovo mons. Gianni Ambrosio nella solennità di Maria Madre di Dio

Cattedrale di Piacenza, 1° gennaio 2011

(Num 6, 22-27; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21)

Carissimi fratelli e carissime sorelle,

“ti benedica il Signore e ti custodisca (…). Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Num 6, 24-26). Iniziamo il nuovo anno invocando e accogliendo la benedizione di Dio. Abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dal Libro dei Numeri, un’antichissima benedizione, con espressioni molto semplici ma molto profonde. La benedizione è il dono della vita che viene da Dio, autore della vita: se il Signore ci benedice e rivolge a noi il suo volto, allora la nostra vita si rigenera e la nostra storia si rinnova.

Così, con la vita di Dio donata a noi grazie alla sua benedizione, giunge a noi il dono della pace. Essa è il frutto prezioso della benedizione del Signore che ci custodisce e noi possiamo affidarci a Lui, sapendo che il suo volto è rivolto a noi: egli ci guarda, ci accompagna, ci protegge, ci salva. Noi siamo i suoi figli amati: in Gesù Cristo, abbiamo ricevuto “l’adozione a figli” come ci ricorda l’apostolo Paolo nella seconda lettura (Gal 4, 5). E grazie allo Spirito del Figlio che ci è donato, possiamo anche noi dire con grande fiducia: “Abbà, Padre”.

Come i pastori che glorificano e lodano Dio “per tutto quello che avevano visto e udito” (Lc 2, 20), così anche noi lodiamo e ringraziamo il Signore per il suo amore che viene incontro a noi. Con l’incarnazione, Gesù Cristo è entrato dentro allo scorrere del tempo umano: anche il nostro tempo è tempo di salvezza, orientato verso l’eternità. Il Signore ci doni la grazia di iniziare il nuovo anno con la fiducia nella sua permanente benedizione e con il senso vivo della nostra libertà, chiamata a rispondere generosamente al suo grande amore.

Rivolgiamo al Signore una preghiera particolare per il nostro Paese, perché nell’anno che ci attende anche alla nostra vita sociale sia data la grazia di un nuovo inizio, superando la stanchezza, la sfiducia, la conflittualità permanente. La benedizione del Signore ci aiuti a ricuperare il senso dell’interresse generale e dell’impegno personale e collettivo per costruire insieme il nostro futuro, in nome di quel bene comune troppo spesso dimenticato.

Infine rivolgiamo al Signore la preghiera per la pace. Il primo giorno dell’anno, come sappiamo, è la Giornata mondiale per la pace. Il tema di questo anno, nel Messaggio che il Papa ha inviato per questa Giornata, è: “La libertà religiosa, via per la pace”. La pace è “un dono di Dio, e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto”, afferma il Santo Padre. Sì, la pace deve essere invocata ed ha bisogno di essere costruita ogni giorno, con generosità e perseveranza, sia tra noi, nei nostri rapporti familiari e sociali sia a livello di istituzioni e di popoli. Non è sufficiente l’aspirazione alla pace, non bastano i buoni desideri, che pure bisogna coltivare. Il Papa sollecita poi tutti a riconoscere che “quando la libertà religiosa è riconosciuta, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice”, ma “quando la libertà religiosa è negata (…) si minacciano la giustizia e la pace”. Per cui la libertà religiosa è “elemento imprescindibile di uno Stato di diritto” ed è dunque “la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani”.

Purtroppo, come il Papa mette in evidenza fin dall’inizio del suo Messaggio, anche l’anno appena passato è stato segnato “dalla persecuzione, dalla discriminazione, da terribili atti di violenza e di intolleranza religiosa”. Il pensiero del Papa va in particolare alle sofferenze della comunità cristiana dell’Iraq, colpita da continue violenze che inducono molti fedeli a emigrare. Sono soprattutto i cristiani a soffrire di queste violenze, non solo in Iraq, ma anche altrove. È molto forte la denuncia del Papa: “I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”. Ci uniamo a questo accorato “grido di dolore” e alla preghiera del Santo Padre per questi nostri fratelli e sorelle che soffrono violenza: “possano i discepoli di Cristo, dinanzi alle presenti avversità, non perdersi d’animo, perché la testimonianza del Vangelo è e sarà sempre segno di contraddizione”.

Così come ci uniamo all’appello con cui si conclude il Messaggio: “Il mondo ha bisogno di Dio. Ha bisogno di valori etici e spirituali, universali e condivisi, e la religione può offrire un contributo prezioso nella loro ricerca, per la costruzione di un ordine sociale giusto e pacifico, a livello nazionale e internazionale”.

Carissimi fedeli, affidiamo a Maria Santissima, Madre di Dio, il nuovo anno e i desideri di pace e di vita buona che sono nel nostro cuore. Celebriamo la sua festa, la festa della maternità divina di Maria, nel primo giorno dell’anno. Perché Maria è l’aurora della nostra salvezza, è l’inizio del nuovo giorno, è il segno della vittoria della luce sulle tenebre. Ci aiuti la Vergine Maria a rinnovare la nostra fede gioiosa nel Cristo Signore, sorgente di salvezza, di speranza e di pace per tutti gli uomini. Amen.

+ Gianni Ambrosio

Vescovo di Piacenza-Bobbio

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