Bersani a Bettola alla commemorazione dell\’eccidio di Rio Farnese

Grande partecipazione alla commemorazione del 66esimo anniversario dell’eccidio di Rio Farnese, avvenuto il 12 gennaio del 1945, uno dei più fatti più dolorosi della lotta di liberazione avvenuti nel territorio piacentino. La manifestazione organizzata dall’Anpi provinciale e dal Comune di Bettola ha visto una folta partecipazione di cittadini e di rappresentanti dei comuni della nostra provincia, presenti con i propri gonfaloni. Tra le autorità erano presenti oltre a molti sindaci della provincia, il Presidente del Consiglio Provinciale Roberto Pasquali, l’assessore regionale Paola Gazzolo e l’onorevole Massimo Polledri. Il primo intervento è stato del Presidente provinciale dell’Anpi Mario Cravedi che ha ringraziato i presenti ed ha sottolineato l’importanza della manifestazione e l’impegno dell’associazione partigiana per favorire un sempre maggiore impegno dei giovani sul tema della memoria. E’ stata quindi la volta del sindaco di Bettola, Simone Mazza che ha ricordato l’impegno dell’amministrazione Comunale per la memoria dei fatti di Rio Farnese e l’importanza di queste iniziative soprattutto in considerazione della ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia, occasione questa per riflettere sugli avvenimenti quali la Resistenza, momenti fondativi della coesione nazionale. L’orazione ufficiale è stata tenuta dall’Onorevole Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico che ha narrato i fatti di Rio Farnese, a partire dalla cattura nella zona di Pertuso di una quarantina di partigiani fino alla detenzione all’interno della scuola elementare di Bettola ed infine all’uccisione di venti di questi, trucidati sul greto del fiume Nure, mentre degli altri non si seppe più nulla. Bersani ha ricordato l’importanza di ricordare e tramandare i fatti dell’eccidio di Rio Farnese come di tutte le stragi del nazifascismo e da questi maturare alcune riflessioni. Il segretario del PD ha fatto tre principali considerazioni, la prima riguarda il tratto comune delle stragi di guerra ossia l’efferatezza quale elemento tragico e ricorrente della storia umana che deve essere governato dal diritto e dall’impegno degli uomini. In questo senso Bersani ha ricordato l’importanza dell’articolo della costituzione italiana che ripudia la guerra quale strumento per la soluzione delle controversie tra nazioni e la lungimiranza dei costituenti che inserirono nella carta fondamentale la disponibilità dell’Italia a cedere parte della propria sovranità per la costruzione di organismi internazionali, proprio nella logica di prevenire gli orrori delle guerre. In secondo luogo Bersani si è concentrato sulla domanda se i partigiani caduti a Rio Farnese come in altri luoghi del paese siano morti per nulla. Su questo punto Bersani ha affermato come sia necessario custodire la democrazia, mantenendo la memoria e coltivandone i valori affinchè non si affievoliscano. Bersani ha detto che è fondamentale essere in grado di spiegare alle giovani generazioni con parole semplici il valore della democrazia e ciò che la differenziano dal fascismo, facendo perno sul fatto che democrazia ha in se il concetto di pace, uguaglianza e solidarietà mentre fascismo e dittatura non possono esservi senza sopraffazione, disuguaglianza e guerra. Nell’ultima riflessione Bersani ha richiamato alla responsabilità della politica che non deve permettere per un proprio interesse momentaneo di assecondare in momenti di cambiamento, quali ad esempio la globalizzazione, la crescita di sentimenti diffusi di regressione, di difesa e d’involuzione della convivenza. Anche se la storia non si ripete, ha detto Bersani, è dietro l’angolo la perdita delle basi della coesione sociale e proprio per questo che le parole d’ordine di uguaglianza e di solidarietà rimangono gli strumenti più importanti soprattutto in momenti di crisi. Questo è l’insegnamento di fatti dolorosi come quelli di Rio Farnese, ciò che fa che i partigiani caduti non siano morti per niente.

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