Limina lascia l\’Ufficio scolastico regionale per un posto al Ministero

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Baudelaire era solito dire che “C’è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo” e credo che questi due anni- o quasi- di mia permanenza al servizio della scuola dell’Emilia-Romagna siano passati velocemente non perché brevi, ma perché intensamente impiegati.

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Oggi il Ministro mi chiede di trasferirmi a Roma, dove andrò a dirigere la Direzione Generale degli Affari Internazionali che ha una dimensione profondamente europea; sembra solo ieri quando, dal mio incarico al Consiglio dell’Unione Europea, il Ministro mi chiese di venire qui a Bologna ad occuparmi di questa Direzione Generale. Incarichi che ho accettato non solo con lo spirito del civil servant, ma anche con l’entusiasmo di chi sa – per averla servita per un quarantennio – che l’Amministrazione non è solo burocrazia.

Si potrebbe dire: dall’Europa vengo, all’Europa vado.

In realtà, questo periodo in Emilia Romagna non è stata una parentesi, anche per l’intensità delle scelte fatte dal Ministero che mi hanno visto impegnato in prima linea a tradurre per il territorio e – lo sottolineo – con il territorio, le politiche dell’istruzione che hanno contrassegnato il cammino di trasformazione di tutti gli ordini di studio: sono arrivato che era stata appena avviata la riforma della scuola di base, me ne vado che è a regime la trasformazione della secondaria di secondo grado.

Nel mezzo ho raccolto il testimone delle tante iniziative che come Ufficio Scolastico Regionale si realizzano con le scuole ed ho cercato di dare entusiasmo, autonomia, slancio a tutti i protagonisti delle varie progettualità: la formazione del personale, l’impulso alla cultura scientifica, tecnica, professionale, l’innovazione tecnologica negli uffici e nelle classi, il rafforzamento di un sistema-scuola nella rete delle competenze, anche un’Amministrazione che comunicasse in maniera più semplice. Ultima ma non ultima, la progettualità europea, cercando di portare a sintesi i molti sforzi avviati in questi anni.

Come all’arrivo ho svolto un lavoro silenzioso di analisi e conoscenza delle realtà attive e ricche operanti nella scuola emiliano-romagnola che ho scelto – ribadisco come più volte ho fatto – perché tornando in Italia volevo confrontarmi con un sistema educativo maturo e di livello, così ora, nel momento dei saluti, mi sembra significativo sintetizzare il senso della mia azione intorno a 3 idee guida:

la responsabilità

il rispetto

il dialogo

In primis la responsabilità: proporre un’amministrazione che non schiva, che non divaga, ma che entra nel cuore dei problemi, li affronta, li risolve, spesso propone soluzioni, come nel caso delle difficili trame legate agli organici, alla riforma, ai finanziamenti; che riporta le istanze locali al Ministero centrale non come mera rivendicazione e che individua insieme ricette nuove. E ciò è accaduto, posso assicurarlo, molte volte. L’attenzione alla responsabilità è significata per me anche il richiamo alle responsabilità di tutti gli attori del sistema scuola, ognuno secondo le competenze e i ruoli che Costituzione, norme e regolamenti affidano, alcuni in chiave esclusiva, altri in collaborazione.

In questo senso sono andati i miei frequenti richiami al rispetto: delle leggi, dei ruoli, delle idee, di chi non è rappresentato, di chi si autorappresenta.

A volte sono stato equivocato, ma ho sempre tenuto la barra sul “fare il proprio gioco” nell’ambito proprio delle responsabilità che abbiamo come comunità educante. La scuola non può essere un ambiente di vita e di lavoro asettico; ma il pluralismo costituzionale non può essere l’affermazione delle idee di alcuni, pochi o tanti che siano.

Da parte mia ho alimentato l’operato in tal senso con un dialogo incessante con chiunque lo chiedesse in maniera civile: ho incontrato studenti, genitori, dirigenti, docenti, amministratori di ogni colore, associazioni e singoli, sigle riconosciute e gruppi autoconvocati, in maniera formale o informale, ascoltando sempre le ragioni, affermando sempre il ruolo dell’amministrazione che rappresento. Rispondendo, comunque e sempre, a voce o per mail, con tutti i mezzi che le moderne tecnologie mi offrono e che in questa direzione ho incentivato. Scorrendo l’agenda di questi 2 anni, ho passato almeno 4 mesi in visita alle nove province incontrando le scuole, le esperienze, i nostri uffici territoriali.

Responsabilità, rispetto, dialogo: tre idee e parole dal sapore antico, ma con un alto tasso di modernità perché credo che siano le uniche ricette per superare gli steccati ideologici e far crescere ulteriormente la scuola regionale facendo profitto di quanto raccolto ma anche buttando il cuore al di là dell’ostacolo, uscendo dalla logica dell’autocelebrazione e confrontandosi con le migliori esperienze italiane ed europee: il nord, il nord-est, i paesi scandinavi.

Nel momento del saluto il mio ringraziamento va a quanti mi hanno accolto e lavorano – nonostante la diminuzione del personale – in tutti gli uffici della Direzione Generale nei diversi ambiti provinciali permettendo non solo la conservazione degli standard qualitativi esistenti, ma anche lo slancio per nuove iniziative di arricchimento dell’offerta formativa.

A tutti i dirigenti, sia quelli scolastici che dell’Amministrazione: ho cercato di sostenere, con continui incontri e sollecitazioni, una comunità di persone che amministrano e che non demandano ad altri le proprie responsabilità: spero che questo messaggio possa permanere.

Un saluto va a tutti i lavoratori della scuola: molti ne ho incontrati fieri del proprio operato e attenti ad offrire un servizio sempre all’altezza degli standard non solo di una tradizione, ma di una scuola moderna; a tutti gli amministratori degli Enti Locali, nella consapevolezza che il dettato costituzionale per come si è oggi arricchito trova il suo compimento solo nella compartecipazione all’arricchimento dell’offerta formativa.

Chiudo questo mio saluto rivolgendomi a studenti e famiglie: dibattere, intervenire e partecipare dimostra un “unum sentire” che rende la scuola dell’Emilia-Romagna una realtà ammirata ed unica in tutta Europa. Spero che il mio operato abbia contribuito a valorizzare l’apporto e le idee di tutti arricchendo contenuti e proposte che quotidianamente si possono incontrare in mezzo ai banchi di scuola.

Per parte mia intraprendo una nuova responsabilità, con un bagaglio che non può prescindere dagli incontri, i saperi, le esperienze che ho visto e fatto mie in questi due anni.

Spero di aver portato un po’ d’Europa in Emilia-Romagna. Porterò un po’ d’Emilia-Romagna a Roma e in Europa.

Grazie a tutti di tutto

Marcello Limina

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