I capolavori su carta dell’Istituto Gazzola e del Collegio Alberoni, domenica 6 maggio

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Domenica 6 maggio con inizio alle ore 15 dall’Istituto Gazzola (Via Gazzola, 9), va in scena il primo dei numerosi eventi collaterali alla mostra Il secolo del rame alla Galleria Alberoni. Capolavori su carta da Piranesi a Volpato.

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L’iniziativa intitolata I capolavori su carta dell’Istituto Gazzola e del Collegio Alberoni condurrà i partecipanti alla scoperta degli straordinari patrimoni di incisioni e acqueforti di due tra le più importanti Istituzioni culturali piacentine, l’Istituto Gazzola e il Collegio di San Lazzaro, entrambe sorte nel XVIII secolo per iniziativa di due importanti personaggi piacentini: il generale Felice Gazzola e il cardinale Giulio Alberoni.

 

Due visite guidate in bicicletta

L’evento è costituito da due visite guidate, a cura di Alessandro Malinverni, a due importanti patrimoni d’arte grafica; rende particolarmente originale l’iniziativa la possibilità spostarsi da una sede all’altra attraverso una biciclettata condotta dall’Associazione Velolento.

L’itinerario in bicicletta dall’Istituto Gazzola al Collegio Alberoni permetterà inoltre la visione di alcune significative architetture settecentesche cittadine.

L’evento è promosso in collaborazione con Associazione Velòlento e Ordine degli Architetti di Piacenza che ha concesso crediti formativi agli iscritti che parteciperanno all’evento.

 

L’Istituto Gazzola e il suo patrimonio di arte grafica

Al Museo Gazzola sarà possibile ammirare alcune incisioni acquisite all’inizio dell’Ottocento come repertori di immagini per gli allievi: dagli alberi e paesaggi del pittore Jakob Philipp Hackert alle illustrazioni di Bartolomeo Pinelli della storia greca e romana, e dei poemi epici, passando attraverso stampe sciolte che raffigurano capolavori dell’arte antica e moderna.

 

 

Il programma

Il ritrovo è fissato alle ore 15 all’Istituto Gazzola; seguirà la visita guidata alla collezione di stampe e acqueforti custodita nell’Istituto; al termine inizierà la biciclettata in direzione Collegio Alberoni con attraversamento del centro storico e visione di alcune significative architetture settecentesche; l’arrivo al Collegio Alberoni è previsto alle ore 17 per visitare la mostra Il secolo del rame alla Galleria Alberoni che espone una selezione di alta qualità del patrimonio grafico alberoniano.

La partecipazione gratuita

 

Chi non volesse usufruire della bicicletta potrà presentarsi alle ore 15 all’Istituto Gazzola per la prima visita e alle ore 17 al Collegio Alberoni per la seconda visita

 

Istituto Fondazione Gazzola e Collegio Alberoni.

Due Istituzioni settecentesche e il loro straordinario patrimonio artistico

 

L’Istituto Gazzola

Nel suo testamento del 1771, il conte Felice Gazzola (Parmigiana di San Polo, Piacenza, 1698-Madrid 1780), generale d’artiglieria dell’esercito di re Carlo III di Spagna, stabilì che, adempiuti i doveri verso i cugini e non avendo eredi diretti, quasi tutti i propri beni mobili e immobili fossero venduti per costituire doti e borse di studio per fanciulle povere e, rispettivamente, per sei giovanetti piacentini dalle spiccate doti artistiche. Il desiderio del conte era di favorire nella città natale una rinascita delle arti, dopo che l’estinzione della dinastia farnesiana e l’avvento di quella borbonica avevano coinciso con una decisa stagnazione, e la vicina Parma si era dotata da tempo di un’Accademia di Belle Arti, attiva dal 1757.

Formatosi alle lezioni di politica del padre Gian Angelo Gazzola, inviato straordinario del duca Francesco Farnese a Londra nel 1713 e commissario generale dell’artiglieria di Parma e Piacenza, Felice si arruolò nel 1733 nell’esercito di don Carlo di Borbone (figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V), che seguì prima a Napoli e poi a Madrid, entrando nel novero dei suoi uomini di fiducia. Il conte Gazzola non era soltanto un esperto di tecniche militari, in particolare di artiglieria, competenza che lo indusse a fondare l’Accademia di artiglieria di Segovia: molto s’intendeva anche di mobili e tappezzerie (partecipò attivamente all’arredamento del palazzo reale di Madrid), di archeologia (promosse gli scavi e i rilievi di Paestum) e infine d’arte (protesse Giambattista Tiepolo in Spagna e allestì una ricca collezione di dipinti, disegni e incisioni, affiancata da una biblioteca assai fornita). Il conte morì a Madrid il 5 maggio 1780 e fu seppellito nella chiesa di San Martino dove riposava l’amico Giambattista Tiepolo; successivamente il suo corpo venne trasalto al Museo dell’Esercito di Madrid, ove si trova tuttora.

Un anno dopo la morte di questo poliedrico patrizio e l’apertura del testamento, nel 1781, le sue volontà furono eseguite da una congregazione di nobiluomini da lui scelti fra i membri delle famiglie imparentate con i Gazzola. In breve essi si resero conto della necessità di istituire una vera scuola all’interno di palazzo Gazzola, scampato alla vendita dei beni presenti a Piacenza: un antico edificio acquistato dal padre di Felice nel 1699 all’angolo fra le attuali vie Gazzola e San Tommaso. Tale scuola, non prevista dal conte che difatti aveva alienato le sue collezioni d’arte, consentiva di meglio seguire gli allievi invece di sovvenzionarli presso le botteghe degli artisti. L’istituto elargiva anche borse di studio per affinare gli allievi meglio promettenti nelle più famose accademie, come quelle di Roma, dove Gaspare Landi accoglieva senz’altro i migliori, ad esempio Carlo Maria Viganoni. La scuola rimase da allora sempre nel palazzo, rialzato nella seconda metà dell’Ottocento con aule dalle grandi vetrate. Qui si sono formate generazioni di artisti piacentini, e tuttora ottanta allievi – questo il numero massimo consentito dagli spazi – ne frequentano i corsi pomeridiani di ornato e prospettiva, figura, scultura, tecniche dell’incisione e storia dell’arte.

Legati alla scuola sono anche un archivio (che permette di ricostruire il passaggio e la formazione di allievi e docenti) e un museo, costituitosi nel corso dell’Ottocento grazie a saggi scolastici, donazioni, lasciti e acquisti. Esso conta oltre duecento dipinti, dal Cinquecento al Novecento, riconducibili ad artisti locali (Gaspare Landi, Carlo Maria Viganoni, Stefano Bruzzi, Francesco Ghittoni…) e non (Gian Nicola Manni, un seguace di Albrecht Altdorfer, Giovan Mauro della Rovere detto il Fiammenghino, Luigi Miradori detto il Genovesino, Domenico Piola, Giuseppe Maria Crespi, Margherita Caffi, Ignazio Stern…); una quarantina di sculture; quattrocento armi bianche del conte Antonio Parma (in deposito presso i Musei Civici di Palazzo Farnese); oltre duemila tra disegni e incisioni, nonché un centinaio di calchi in gesso di statue e bassorilievi, in gran parte portati da Roma nel 1830 da Carlo Maria Viganoni.

Vero riferimento culturale e artistico per i Piacentini, il museo Gazzola ospitò dal 1903 sino agli anni Sessanta il primo museo della città, comprendente le collezioni della Curia, del Collegio Alberoni, degli Ospedali Civili e del Comune.

 

Il Collegio Alberoni

Degli edifici storici piacentini, il Collegio Alberoni è uno dei più significativi e ha la speciale caratteristica di aver mantenuto la sua funzione originaria, quella di essere scuola per la preparazione alla vita ecclesiastica oltrechè sempre vitale e attivo centro di approfondimento teologico, filosofico e scientifico. Venne fondato dal Cardinale Giulio Alberoni (1664-1752), primo ministro di Filippo V di Spagna e artefice di importanti avvenimenti politici del suo tempo. Costruito a partire dal 1732, poi parzialmente distrutto durante la guerra tra i franco-spagnoli e gli austriaci nel 1746, venne ricostruito e infine aperto nel 1751 poco prima della morte del cardinale che lo affidò ai Padri della Missione che ne fecero una scuola di alto livello culturale. La struttura comprende, oltre al vero e proprio collegio, una preziosa Biblioteca ricca di circa 130.000 volumi, il Gabinetto di Fisica, quello di Scienze Naturali, un Osservatorio sismico e meteorologico (1802) perfettamente funzionanti e una Specola astronomica (1870). Vanto del Collegio è la Pinacoteca, costituita dalle raccolte romane e piacentine del cardinale e da successive acquisizioni. Se le opere più antiche e delicate, tra le quali segnaliamo i due piccoli ma preziosissimi dipinti su tavola Madonna della fontana e Bicchiere con i fiori in una nicchia di Jan Provost (1465-1529) e anche capolavori dei “maggiori pittori di storia” del Seicento italiano come Guido Reni e Luca Giordano, sono custodite nell’appartamento del cardinale, situato nel cuore del Collegio, la parte maggiore della preziosa quadreria alberoniana è allestita nel suggestivo ed elegante spazio della Nuova Galleria Alberoni, fabbricato costruito negli anni’60 del secolo scorso e recentemente rinnovato fino a farne un modernissimo museo e sala congressi e concerti. Si possono qui apprezzare sculture e crocifissi, una selezione dei più preziosi paramenti sacri, pregevoli dipinti quali La Cacciata dei mercanti dal tempio di Gian Paolo Panini (1691-1765), opere di Giovan Battista Lenardi (1656-1704), Domenico Maria Viani (1668-1711), Sebastiano Conca (1676-1764), Sebastiano Martinez (1602-1667) e numerosi “quadri di genere”: nature morte, marine, paesaggi, battaglie, quadri di fiori.

Rendono unica la collezione alberoniana diciotto superbi arazzi, anch’essi esposti nella Galleria Alberoni, suddivisi in tre serie: gli otto pezzi della Serie di Enea e Didone, gli otto della Serie di Alessandro Magno e infine i due arazzi più antichi e preziosi, quelli della cosiddetta Serie di Priamo strepitosi per finezza di tessitura, per qualità di filati, capolavori estremi di quella tradizione rinascimentale fiamminga che sarebbe stata messa in crisi dall’arrivo a Bruxelles dei cartoni di Raffaello per gli arazzi vaticani. Vera perla della raccolta è però l’Ecce Homo capolavoro di Antonello da Messina che in questa opera commovente ed estremamente suggestiva sembra aver definitivamente conquistato quella stupefacente sintesi tra realismo lenticolare di ascendenza fiamminga e visione plastico-prospettica tipica della civiltà figurativa italiana.-

 

 

 

Il secolo del rame alla Galleria Alberoni

Una nuova ed interessante mostra intitolata Il secolo del rame alla Galleria Alberoni. Capolavori su carta da Piranesi a Volpato, è in corso fino al 7 luglio Galleria adiacente il grande Collegio, contribuendo così ad arricchire la già vivace primavera culturale della città di Piacenza.

Uno straordinario patrimonio di incisioni del XVIII secolo, custodito al Collegio Alberoni e ordinariamente non visibile, sarà infatti svelato al pubblico in un suggestivo itinerario alla scoperta dei segreti, delle tecniche e delle meraviglie dell’arte incisa su carta nel Settecento, il “secolo del rame”, tra grandi stampe e illustrazioni di preziosissimi libri appartenenti al fondo librario alberoniano.

 

Come scrive il curatore Alessandro Malinverni la mostra costituisce un’occasione per riscoprire una tecnica artistica oggi trascurata (a vantaggio delle più colorate pittura e fotografia), che nel Settecento raggiunse altissimi vertici qualitativi e un’incredibile diffusione anche presso le classi popolari (si pensi alle immaginette devozionali), così da meritare al periodo l’appellativo di «secolo del rame», scelto quale titolo della mostra con riferimento al nobile metallo utilizzato dall’incisore. Attraverso alcuni esemplari molto rari, esposti qui per la prima volta, si potrà comprendere come nel passato, diversamente da oggi, la fruizione dell’arte passasse attraverso il bianco e nero delle stampe, talvolta immagini originali create ex novo (è il caso delle vedute piranesiane), talaltra riproduzioni di pitture, sculture e architetture, sovente concepite come illustrazioni ai testi scritti.

 

La mostra è suddivisa in due sezioni

 

La prima, nella Sala degli Arazzi, è incentrata sulle grandi stampe dedicate alla città di Roma e ai capolavori pittorici del Rinascimento italiano: dalle acqueforti di Giuseppe Vasi con la veduta di Roma dall’alto e la basilica di San Pietro alle immagini della Roma antica e moderna di Giovanni Battista Piranesi, dalle Stanze Vaticane di Raffaello incise da Giovanni Volpato agli affreschi delle ville medicee di Poggio a Caiano e della Petraia riprodotti da Carlo Gregori e Giorgio Martino Preisler, e ai quattro pennacchi del Correggio nel Duomo di Parma tradotti in acquaforte dal piacentino Pietro Perfetti.

 

La seconda sezione, nella sala attigua al Salone degli Arazzi, è dedicata ad alcuni tra i più celebri e rari volumi illustrati del Settecento, trascelti dalla ricca raccolta dell’architetto e bibliofilo Giulio Ulisse Arata: i trattati di architettura di Vitruvio, Vignola, Palladio e d’Aviler, i libri sulla pittura di Leonardo e sulla storia delle arti del disegno di Winckelmann, accanto a una delle più ambiziose e innovative pubblicazioni del secolo, l’Antiquité expliquée¸ e alle vedute della reggia di Caserta.

 

Un’occasione unica per scoprire la perfezione raggiunta nel Settecento da una tecnica di riproduzione delle immagini su carta così progredita e diffusa da procurare al secolo l’appellativo che dà titolo alla rassegna.

Il percorso di mostra non vuole solo presentare straordinari capolavori incisi su carta, ma anche svelare ai visitatori tecniche, procedure e i segreti dell’arte incisoria.

 

 

Gli strumenti dell’incisore

A rendere ancora più suggestiva l’esposizione sarà la possibilità di vedere gli strumenti dell’incisore, esposti in una grande vetrina, concessi in prestito dal pittore e incisore Bruno Missieri, che ha collaborato alla progettazione e alla realizzazione dell’evento.

 

 

Un video

Un video della durata di 5 minuti, realizzato dai registi Silvano Tinelli e Gianluigi Ruzzenenti, renderà vivi gli strumenti dell’incisore. Nel filmato infatti Bruno Missieri svela al pubblico le tecniche dell’incisione utilizzate da Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 1720 – Roma, 1778), grande incisore e architetto, del quale il Collegio possiede una ricca collezione di vedute della Roma antica e moderna.

 

I rami

In una mostra dedicata all’incisione nel Settecento non poteva mancare l’esposizione di antiche e suggestive matrici di rame rosso.

Saranno infatti visibili alcuni rami per le grandi tavole incise da Francesco Mazzoni (doc. dal 1738 al 1759), raffiguranti la grandiosa costruzione del Collegio Alberoni, realizzate per ornare le Memorie istoriche della Fondazione ed erezione del nuovo Collegio Ecclesiastico di S. Lazzaro pubblicate a Faenza, nel 1739, dal padre gesuita Simon Maria Poggi.

 

Il curatore

La mostra è curata da Alessandro Malinverni, storico dell’arte, conservatore del Museo Gazzola ed esperto del Settecento.

 

I restauri

La mostra Il secolo del rame alla Galleria Alberoni diventa anche occasione per la conservazione del patrimonio artistico su carta alberoniano

Grazie all’impegno dell’Opera Pia Alberoni quattro incisioni raffiguranti gli affreschi delle ville medicee di Poggio a Caiano e della Petraia sono state per questa occasione restaurate da Lorena Tireni del Laboratorio Aurea Charta di Parma.

Le Stanze di Raffaello incise da Giovanni Volpato e i quattro pennacchi del Correggio nel Duomo di Parma, incisi da Pietro Perfetti, sono in mostra in attesa di restauro.

 

La mostra Il secolo del rame e l’evento I misteri della Cattedrale

Il secolo del rame alla Galleria Alberoni costituisce evento collaterale alla mostra I misteri della Cattedrale. Meraviglie nei labirinto del sapere in corso presso il Duomo di Piacenza.

Viene così a crearsi un ponte culturale tra le meraviglie dei codici esposti nella Cattedrale di Piacenza, nel cuore della città, e i tesori su carta del Settecento che saranno svelati a San Lazzaro presso una delle porte di ingresso a Piacenza.

 

Le iniziative collaterali alla mostra

Numerosi e interessanti eventi animeranno il tempo di apertura della mostra, accompagnando il visitatore alla scoperta del gusto artistico del Settecento e dei segreti delle tecniche incisorie su carta, anche grazie alla collaborazione del maestro Bruno Missieri, pittore e incisore.

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