Blackbird, un viaggio nell\’abisso della pedofilia con Massimo Popolizio

Una perigliosa discesa nei sotterranei dell’animo umano, la drammatica vicenda di una giovane donna ormai adulta che decide di incontrare l’uomo che molti anni prima ha abusato di lei. Con “Blackbird” il grande regista catalano Lluís Pasqual incontra la prosa scioccante di David Harrower, autore-rivelazione della nuova drammaturgia scozzese.

Lo spettacolo del Piccolo Teatro di Milano, interpretato da due grandissimi attori come Massimo Popolizio e Anna Della Rosa, va in scena al Teatro Municipale di Piacenza lunedì 9 e martedì 10 gennaio 2012 alle ore 21 per la Stagione di Prosa 2011/2012 “Tre per Te” organizzata da Teatro Gioco Vita – Teatro Stabile di Innovazione, direzione artistica di Diego Maj, con Fondazione Teatri di Piacenza, Comune di Piacenza – Assessorato alla Cultura e il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano, Cariparma, Iren.

Un testo intelligente e coraggioso, che non pretende di dare facili risposte a un problema complesso ma dosa con spiazzante talento disagio, amore, comprensione, sconcerto, solidarietà e condanna. Il racconto parte da una storia vera. Al centro della scena una giovane donna, Una (Della Rosa) e un uomo che in passato ha abusato di lei, Ray (Popolizio). Ma non si tratta della cronaca ordinaria di un abuso: la pièce, spiega Pasqual, vuole “portare in evidenza un tema che tutti conosciamo… e guardarlo in modo più profondo”.

Un teatro audace, che si fa sguardo “altro” sulle cose, che non smette di interrogarsi sui temi più scomodi. Così, lo schema che oppone la vittima al suo carnefice si stravolge: nelle mille stratificazioni del testo si legge una grandissima storia d’amore, vincolo crudele e indissolubile fra due esseri umani. Un teatro che scardina la comune “verità” e ci impone profonde riflessioni.

«”Blackbird” – sono le parole del regista – è costruito come una partita a tennis, una finale di Wimbledon: lo spettatore è in tribuna e sposta gli occhi da Ray a Una, da Una a Ray, tentando di capire le ragioni dell’uno e dell’altra, i sentimenti di entrambi. Ma quello che ad Harrower riesce magistralmente è spiazzare il pubblico. All’inizio dello spettacolo e per tutta la prima mezz’ora lo spet­tatore, ignaro di tutto, assiste a un incontro come tanti, fra due persone che nel passato hanno avuto un rapporto e comprende che si tratta di una storia d’amore. All’improvviso, da una battuta, scopre che il tutto è accaduto quindici anni prima, quando Una era una dodicenne. E adesso? L’autore ha spalanca­to una porta, ha guidato il pubblico in una stanza abitata da una storia d’amore. Non si può riavvolgere la pellicola e ricominciare a vedere lo spettacolo guardando Ray solo come un pedofilo. La questione non è capire se sia giusto o meno che sia andato in galera per quel che ha fatto: c’è andato, ha scontato anni di carcere, è lui stesso a dirlo ed è giusto che sia stato così. Le domande che Harrower solleva sono altre».

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