Presentato il primo report sulla qualità dell\’aria in Emilia-Romagna

Gli inquinanti storici quali monossido di carbonio e biossido di zolfo non costituiscono più un problema. Rimangono persistenti situazioni di criticità per altri quali l’ozono, il biossido di azoto e il PM10. Quest’ultimo in particolare, pur mostrando una progressiva riduzione dei valori medi annuali dal 2001 al 2010, continua a rappresentare un forte elemento di preoccupazione su tutto il territorio regionale, soprattutto per quanto riguarda le situazioni di picco e in relazione all’andamento della situazione meteo climatica. L’andamento meteorologico, infatti, rappresenta una variabile fondamentale, che ha manifestato i suoi effetti negativi in particolare nel corso del 2011, anno in cui sono state particolarmente accentuate e persistenti le condizioni meteo climatiche favorevoli all’accumulo degli inquinanti al suolo, con un andamento peggiore a quello registrato nello “storico” 2006. E’ quanto emerge dal primo Rapporto regionale sulla qualità dell’aria riferito a tutto il 2010 e che viene presentato oggi a Bologna, integrato dai dati 2011. L’indagine, promossa e realizzata da Regione e Arpa, illustra l’andamento e le tendenze dei principali inquinanti previsti dalla normativa europea non solo nelle singole province, ma anche a livello regionale. Un elemento questo di particolare interesse visto che tutto il territorio emiliano-romagnolo (e con esso l’intera area padana) risente in modo abbastanza omogeneo degli effetti delle principali fonti di inquinamento, prima fra tutte quella costituita dal traffico veicolare. Proprio in ragione di questa specificità, il Ministro dell’ambiente Corrado Clini ha finalmente avviato la definizione del Piano nazionale per il bacino padano, che partirà dai Piani realizzati dalle singole Regioni, valorizzando le esperienze più significative. Al momento le risorse a disposizione sono pari a 40 milioni di euro per il trasporto pubblico locale. Se confermata, si tratta di una novità importante. Il problema dell’inquinamento atmosferico è peraltro comune anche ad altre regioni europee che rappresentano il 22% del Pil europeo (tra le altre, Baden Wurttemberg, Catalogna, Grande Londra ecc.). Per questo è in corso a livello europeo un’iniziativa per trovare nuove modalità, più efficaci, di contrasto all’inquinamento e di miglioramento della qualità dell’aria.

IL PARTICOLATO

Nel 2010 la concentrazione media annuale di PM10 è scesa per la prima volta in tutte le stazioni di rilevamento sotto il valore dei 40 microgrammi per metro cubo (il valore limite previsto dalla normativa europea), con una diminuzione dal 2001 del 25%. Nello stesso periodo 2001-2010 è calato anche il numero di superamenti del valore giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo come dato medio regionale, pur rimanendo superiore al tetto massimo annuo di 35 superamenti consentito dalla UE (la diminuzione è prudenzialmente valutabile intorno al 30-40%). Rispetto al 2010, il 2011 ha presentato un andamento peggiore, sia per quanto riguarda gli sforamenti giornalieri ( in media circa 60 nel 2011, 44 nel 2010) che per i valori medi annuali di PM10 che sono rimasti complessivamente sotto il limite dei 40 microgrammi, superandolo tuttavia in alcune stazioni. Tale dato è da ricondurre soprattutto a condizioni meteo-climatiche particolarmente avverse e favorevoli all’accumulo degli inquinanti. Va tuttavia sottolineato che, anche nel 2011, a fronte di circa 140 giornate a rischio per motivi climatici , quelle di effettivo superamento sono state appunto circa 60, considerando la media di tutte le stazioni. Viene dunque confermato un “disaccoppiamento” tra condizioni ambientali negative e superamento dei limiti. Si tratta di un trend in atto dal 2005 e con una progressiva accentuazione, a dimostrazione dell’efficacia dei programmi di contrasto all’inquinamento atmosferico messi in atto dalla Regione. Il disaccoppiamento risulta confermato anche considerando per il 2011 mediamente circa 80 sforamenti risultanti da una valutazione particolarmente severa che prende in considerazione per ogni provincia la stazione con i valori di PM10 più negativi.

GLI ALTRI INQUINANTI

Monossido di carbonio e benzene rilevati nel periodo 2006-2010 presentano una rilevante e costante diminuzione, riducendosi dal 50 al 70% rispetto a inizio quinquennio, a partire da concentrazioni già ampiamente inferiori ai limiti normativi,
In leggero calo anche il biossido di zolfo, già precedentemente ridotto a 5 microgrammi/mc (1/4 del limite normativo), in virtù della modifica della composizione della benzina.
Si riduce di 2/3 la concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici), ora al 20% del limite ammesso, mentre la diminuzione, benché più contenuta, del biossido di azoto ne colloca comunque dal 2008 la concentrazione media annuale al di sotto dei limiti normativi. È da rilevare, per questo inquinante, che presenta comunque ancora elementi di criticità, la drastica diminuzione delle stazioni che superano il limite previsto, passate dal 60 al 20% nel quinquennio.
Anche i metalli pesanti rilevati sono in ulteriore calo rispetto a livelli già minimi e in certi casi prossimi alla soglia di sensibilità strumentale.
Gli inquinanti atmosferici che restano al centro dell’attenzione sono dunque soprattutto il particolato (PM10 e 2,5) e l’ozono troposferico (O3), “due facce dello stesso problema”, come dice il Report, di cui costituiscono l’aspetto invernale e quello estivo. Inquinante secondario (prodotto dalla combinazione tra emissioni degli autoveicoli e condizioni climatiche estive), l’ozono è diffuso in tutto il territorio, particolarmente e paradossalmente nelle zone rurali e montuose. Anch’esso presenta superamenti del livello di informazione e protezione della salute umana indicato dalla normativa, anche se in presenza, come per le polveri, di una tendenza alla diminuzione

LE FONTI DELL’INQUINAMENTO

L’inventario delle fonti emissive contenuto nel Report calcola la percentuale di emissione dei diversi inquinanti attribuita ai vari macrosettori. Al primo posto vi è il traffico veicolare che produce il 47% dell’ossido di carbonio, il 60% degli ossidi di azoto, il 30% del PM10. Segue la combustione non industriale (sostanzialmente, il riscaldamento domestico) che produce il 43% dell’ossido di carbonio e il 28% del PM10. Anche la quantificazione derivante dal catasto emissioni conferma dunque ciò che la rete di monitoraggio e la modellistica affermano riguardo le principali fonti di inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda le sostanze nocive presenti in minore quantità: l’industria è responsabile del 54% degli ossidi di zolfo, l’agricoltura del 94% dell’ammoniaca e l’uso di solventi del 38% dei composti organici volatili.

LA RETE DI RILEVAMENTO E IL PROGETTO SUPERSITO

La Regione dispone di una rete di centraline di monitoraggio diffusa su tutto il territorio regionale. Attualmente è in corso un processo di razionalizzazione, in ottemperanza alle direttive europee, per bacini omogenei, in grado di integrare i sistemi di rilevamento con l’elaborazione modellistica e potenziando l’attuale livello di conoscenza.
Per affinare ulteriormente l’analisi delle emissioni in atmosfera, Regione e Arpa, in collaborazione con il CNR, hanno recentemente avviato il progetto Supersito: cinque stazioni di monitoraggio di ultima generazione che da qui alla fine del 2015 dovranno fornire dati sul particolato fine e ultrafine (PM2,5, PM1 e PM 0,1), sul contributo delle diverse sorgenti di emissione (traffico veicolare, ma anche riscaldamento domestico, attività industriali, agricoltura), sui processi di trasformazione chimica e fisica che avvengono in atmosfera (il cosiddetto particolato secondario). Il progetto “Supersito”, che è stato finanziato con 7 milioni di euro, punta in particolare a individuare le connessioni tra i diversi tipi ci particolato presenti in atmosfera e la salute umana, incrociando i dati ambientali con quelli sanitari ed epidemiologici.
Oltre a quella situata presso l’area CNR di Bologna, le stazioni del progetto Supersito sono quelle di San Pietro Capofiume (Molinella, Bologna), Parma (stazione di monitoraggio di Cittadella), Rimini (stazione di monitoraggio di Marecchia) e del Monte Cimone, nell’Appennino modenese.

LE MISURE PER CONTRASTARE L’INQUINAMENTO

Dal 2001 la Regione Emilia-Romagna promuove in collaborazione con le Province e i Comuni capoluogo con più di 50 mila abitanti gli Accordi per la qualità dell’aria, affiancati e integrati con le azioni con tenute nei Piani provinciali di risanamento. Tali accordi, che hanno visto l’adesione di un numero crescente di Comuni, prevedono sia misure di limitazione della circolazione per i veicoli più inquinanti, che misure di tipo strutturale in grado di incidere nel medio periodo. Considerando i diversi settori (trasporti, industria, energia, agricoltura) si può calcolare che tali misure siano state sostenute nel decennio da un finanziamento complessivo di quasi 1 miliardo di euro. In dieci anni si è avuto un aumento delle aree pedonali del 33%; le piste ciclabili sono passate dai 405 chilometri del 2000 agli oltre 1.150 del 2010; sono stati riconvertiti a GPL/Metano oltre 23 mila veicoli; sono stati acquistati oltre nuovi 1500 autobus a ridotto impatto ambientale; è stato rinnovato e potenziato il materiabile rotabile ferroviario per il trasporto passeggeri. E ancora: il Piano energetico regionale prevede la realizzazione nel triennio 2011-2013 di 29 aree produttive ecologicamente attrezzate; il finanziamento di 517 interventi per la qualificazione energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili degli Enti locali, mentre è stato finanziato con 10 milioni di euro, un bando per la qualificazione energetica del sistema produttivo regionale che prevede interventi di rimozione dell’amianto e la successiva installazione di impianti fotovoltaici. Per promuovere una mobilità più sostenibile la Regione ha avviato il sistema tariffario integrato “Stimer”, gli abbonamenti e biglietti integrati ferro-gomma “Mi Muovo” e il Piano per lo sviluppo della mobilità elettrica (a due e quattro ruote) attraverso la dotazione sul territorio di reti di ricarica, insieme all’incentivazione, facilitazione della circolazione e sosta di mezzi elettrici. La situazione meteorologica e orografica del bacino padano fa si che le criticità legate all’inquinamento non riguardino solo l’Emilia-Romagna , ma l’intera area. Per questo la Regione ha da tempo avviato accordi con le altre Regioni padane (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, e le Province autonome di Trento e di Bolzano), per condividere misure e indirizzi.

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