Asili nido aziendali a Le Mose e Dossarelli
Per Paparo si può

Conciliare realmente i tempi di vita e quelli di lavoro, ottimizzare i trasferimenti casa-lavoro, minimizzare lo stress, aiutare le mamme. Sembrano propositi irraggiungibili. In realtà, secondo la lista civica Sveglia a sostegno di Andrea Paparo, lo sono solo per una politica poco lungimirante e troppo autoreferenziale. La risposta a tutte queste esigenze esiste già ed è già stata sperimentata anche in Italia. Si tratta degli asili aziendali. Non si tratta certo di una novità assoluta. Olivetti e Falck sperimentarono la formula negli anni Cinquanta. Parecchi anni più tardi, l’avvio del Piano nazionale asili nido (2001), per cui non sono stati interamente destinati i fondi promessi, ha permesso, tra il 2002 e il 2008, la realizzazione di circa 500 nidi aziendali. In generale, nei casi esistenti, le aziende hanno terziarizzato ad imprese specializzate la gestione e a volte anche l’approntamento della struttura, la dimensione media dei nidi è di 30-40 posti di cui una buona parte è ceduta al comune o ad altre aziende della zona e il contributo richiesto ai dipendenti va da un minimo di 200 euro mensili a un massimo di 500. Tra i grandi gruppi, Mediolanum, Luxottica e Telecom hanno operato in tal senso.
E a Piacenza? Possibile che un modello funzionante e già sperimentato altrove non si possa riprodurre anche da noi? Come fanno notare i candidati della lista civica Sveglia Paolo Garetti e Ilaria Rossetti, non sono presenti realtà industriali abbastanza grandi da poter sostenere interventi di questo tipo. Per questo, il ruolo dell’Amministrazione dovrebbe essere quello di favorire e supportare la nascita di asili aziendali di distretto, per esempio in aree ad alta concentrazione industriale come I Dossarelli, Le Mose e La Veggioletta. Ma non solo: la collaborazione tra pubblico e privato dovrebbe infatti consentire di individuare aree ad alta concentrazione di lavoro in particolare femminile e dotarle di asili con posti convenzionati, in modo da fare passare dalla carta ai fatti la spesso sbandierata e poi dimenticata conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. «Il modello – spiegano Garetti e Rossetti – è sintetizzabile in poche parole: creare un asilo “aziendale” per permettere a tutte le mamme operanti nello stesso distretto industriale di potere lavorare vicino al proprio bambino, di ottimizzare i trasferimenti casa/lavoro, di evitare stress da orari da rispettare per distanze siderali tra la “campanella” dell’ asilo e l’orologio timbra-cartellino. Il tutto – prosegue il candidato della lista civica Sveglia – gestito in un ambiente certificato e convenzionato. L’azienda contestualmente minimizzerebbe ritardi e permessi e qualsiasi imprenditore che possa definirsi tale – conclude Garetti – sa benissimo che un dipendente sereno lavora molto meglio di uno stressato».
 

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