Bricchi (Pd): “La riforma del lavoro riguarda i piacentini da vicino”

“Da una parte, qui a Piacenza, quattro nuovi assunti su cinque sono precari. Dall’altra, in Parlamento, finalmente il Governo ha presentato il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro che, già da settimana prossima, inizierà il suo iter in Commissione per poi approdare alle Camere. Anche sul nostro territorio cambieranno molte cose per i giovani intrappolati in contratti flessibili che celano situazioni illegali”. Ad intervenire sul tema della riforma del mercato del lavoro e sulla ricaduta che si attende sul nostro territorio è Michele Bricchi, responsabile del Forum Lavoro del Pd e candidato consigliere comunali alle amministrative del 6 e 7 maggio nella lista del Partito Democratico.
“E’ vero che Piacenza ha goduto fino ad ora di un basso tasso di disoccupazione – sostiene Bricchi – ma con la fine della Cassa integrazione in deroga e il progressivo assottigliamento dei fondi sociali europei, nei prossimi mesi un numero massiccio di lavoratori rischia di rimanere senza ammortizzatori sociali e senza lavoro. La riforma potrebbe in parte controbilanciare questa deriva”.
Come potrebbe farlo, Bricchi – 36enne esperto di diritto del lavoro – lo spiega così: “La riforma propone una razionalizzazione e universalizzazione dell’odierno welfare. La cassa integrazione viene semplificata e, ancorché in modo progressivo, estesa a tutte le tipologie di imprese, mentre l’indennità di disoccupazione è non solo più ricca, ma riguarda anche una platea di soggetti più ampia che sino ad oggi erano esclusi. Va anche detto, tuttavia, che l’efficacia di questa seconda parte della riforma è indubbiamente subordinata sia alla scarsità delle risorse che all’imprescindibile rafforzamento delle politiche attive del lavoro”.
Altro tema dirimente sul tavolo, quello dell’Articolo 18: “Sono state accolte le richieste del PD sulla regolazione dei licenziamenti per motivi economici: in sintesi, viene confermata la possibilità che il giudice ordini la reintegrazione quando il motivo economico addotto sia “manifestamente infondato”. Ciò che, di fatto, impedisce al datore di lavoro che gli sia sufficiente etichettare un licenziamento come economico per evitare il controllo di merito del giudice e liberarsi facilmente di un lavoratore sgradito. Insomma, aver fatto salvo il principio della reintegrazione dell’art. 18 garantisce la sopravvivenza del suo carattere di deterrente ed evita un pericoloso avvicinamento alle teorie dell’analisi economica del diritto che, nella sua versione americana, “monetizza tutto”: per fortuna, noi siamo in Europa e abbiamo un altro modello di economia, definita appunto sociale. Insomma – conclude Bricchi – per quanto a piccoli passi questa riforma ci può ulteriormente avvicinare alle legislazioni dei migliori paese europei e, quindi, aiutare a rilanciare la nostra economia e a sostenere la nostra crescita”.

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