Piacenza Bene Comune, giù le mani dall’acqua

Come si suol dire: se Maometto non va alla montagna, Piacenza Bene Comune porta l’acqua al centro: al centro della città, e al centro del dibattito politico. Un flash mob dedicato al bene comune acqua, quello che la lista civica che sostiene la candidatura di Pier Angelo Solenghi alle prossime elezioni amministrative ha messo in scena ieri sera in pieno centro storico, all’ombra del gotico (ma anche di san Francesco e del Duomo) durante la Notte Blu.
Blu come l’acqua, uno degli elementi portanti del simbolo della lista, accanto a Palazzo Gotico e al verde dei parchi (letti come ambiente) protagonisti della bibiclettata che sempre ieri ha accompagnato una ottantina di piacentini alla riscoperta del suo patrimonio ambientale.
Un flash mob che ha catalizzato l’attenzione dei piacentini – meravigliati e divertiti dal fuori programma – e coinvolto oltre una trentina di candidati e simpatizzanti di Piacenza Bene Comune. Dietro lo striscione di 30 metri, azzurro come si vorrebbero le acque dei nostri fiumi e pieno di pesci simbolo di vita come si vorrebbe la nostra natura, ci sono temi che per il candidato Solenghi, e per tutta la sua squadra, sono fondamentali per Piacenza, ma non solo.

Nel programma di Piacenza Bene Comune, unica vera lista civica di questa tornata elettorale, l’acqua è fonte di vita e non certo di profitti. Il richiamo al referendum del 12 e 13 giugno scorso si sintetizza in una singola frase: fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua.
«Ventisei milioni di italiani si sono schierati contro la privatizzazione dei servizi pubblici e a favore di una gestione pubblica dell’acqua – ha sottolineato Pier Angelo Solenghi – Per gli italiani, e per i piacentini, quindi, l’acqua non può essere sottoposta a logiche di profitto e di mercato. E’ stata abrogata inoltre la “remunerazione del capitale investito”, ovvero il profitto del gestore, per far valere un principio chiaro: non si devono fare profitti nella gestione di un bene comune e indispensabile come l’acqua».

La volontà dei piacentini e tutti gli italiani che hanno votato “si” è stata messa in un cassetto.
«Il referendum non è rispettato – ha proseguito Laura Chiappa – e l’acqua resta un affare e non un bene comune. Questo avviene anche a Piacenza dove i piacentini pagano la remunerazione del capitale e il servizio idrico è ancora gestito da una S.p.A., Iren, e non da un ente di diritto pubblico, si spreca l’acqua e sono sempre meno garantite territorialità del servizio, trasparenza ed una reale possibilità di partecipazione e controllo da parte dei cittadini. A dicembre 2011 è scaduto l’affidamento decennale ad Iren Emilia SpA, è quindi il momento per affidare il servizio ad una società  pubblica, coinvolgendo i lavoratori, i cittadini, le parti sociali, il movimento referendario».

«Piacenza Bene Comune – ha quindi aggiunto il candidato sindaco Solenghi – vuole che l’acqua sia realmente un Bene Comune dei cittadini»

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