Crisi, a Piacenza si sfiora quota tremila disoccupati: uno su tre è under 30

Nei primi 3 mesi del 2012 nella nostra provincia si sono registrate 533 iscrizioni nelle liste di mobilità (pari a 2984 lavoratori), il 25 per cento in più rispetto al primo trimestre 2011. A rendere il quadro ancora più preoccupante è che per il 42% delle circa tremila iscritte, la mobilità scadrà nel corso dei prossimi 12 mesi. Cesserà quindi anche l’indennità (ovviamente per chi ne ha diritto) e sarà ancora più difficile essere assunte, perché si perdono i benefici fiscali a favore delle imprese che pescano da questa lista.

Numeri pesanti, contenuti nel report trimestrale che la Provincia elabora analizzando l’andamento del mercato del lavoro. L’ultimo aggiornamento è al 31 marzo segnala che tra i lavoratori licenziati ed iscritti nelle liste provinciali di mobilità nel corso del primo trimestre 2012, il 61% ha un’età compresa tra 30 e 49 anni, mentre gli ultracinquantenni pesano per il 28%, mentre i giovani con meno di 30 anni costituiscono il 12% del totale.

Migliori rispetto al passato, ma comunque pesanti, i numeri della cassa integrazione. Nei primi 3 mesi del 2012 sono state complessivamente autorizzate oltre un milione e mezzo di ore di cassa integrazione. A soffrire sono particolarmente il settore metalmeccanico e l’edilizia, mentre per quanto riguarda il ricorso alla cassa integrazione in deroga i principali settori interessati sono il commercio e l’artigianato, con una significativa presenza, circa un quarto, di giovani sotto i 30 anni.

Quindi delle oltre duemila nuove persone entrate nello stato di disoccupazione, più di un terzo sono ragazzi sotto i 30 anni. Nel primo trimestre del 2012 sono state effettuate dalle imprese del nostro territorio 8.695 assunzioni. Ma solo nel 25% per cento dei casi si è trattato di contratti a tempo indeterminato. Nei restanti, la stragrande maggioranza, si è trattato di tempi determinati (59%), lavoro a progetto o occasionale (9%), apprendistato (6%) e tirocinio (1%).

Ad assumere sono state soprattutto le imprese del terziario e il settore dei servizi è risultato colpito in modo meno intenso dalla crisi.