“Tanti piacentini mi chiedono aiuto. Ma spesso ci sentiamo impotenti”

Da sei mesi, da quando è stato eletto sindaco di Piacenza, Paolo Dosi dorme quattro ore a notte. A fargli notare che una cosa analoga la disse in tempi non sospetti anche Berlusconi, il primo cittadino sorride, ma ci tiene a precisare: “In realtà io mi alzo alle tre e mezza tutte le mattine, sbrigo la posta per un paio d’ore e poi torno a dormire un’oretta, fino alle sette. Berlusconi, no per carità”. Spiega che certamente la sua vita “è drasticamente cambiata, ma di non aver accusato il cambiamento dal punto di vista fisico. Anzi, i miei esami vanno benone e grazie al cielo ho un carattere che mi permette di neutralizzare lo stress”. A sei mesi dall’insediamento Dosi traccia con Radio Sound/Piacenza24 un primo bilancio del lavoro svolto.

Sindaco Dosi, sta mantenendo quella promessa fatta in campagna elettorale di ascoltare i cittadini una volta alla settimana?

 “Sì, devo dire in realtà che gli incontri sono più di uno alla settimana perché la quantità di gente che chiede un colloquio in Comune è aumentata in maniera drammatica. La maggior parte delle persone chiede cose essenziali, un aiuto per la casa, il lavoro, la famiglia. Mi sono reso conto di come il tempo da dedicare ai cittadini sia fondamentale. Purtroppo in questo periodo di crisi è difficile che il Comune possa dare una risposta a tutti, ma l’ascolto è fondamentale”.

Che cosa la colpisce di più delle richieste che le fanno i piacentini?

“Purtroppo sono tutte molto omogenee come richieste, si riferiscono a difficoltà famigliari vissute da persone con età differenti. Mi ha sorpreso vedere non solo giovani in difficoltà, che faticano a trovare lavoro, ma anche persone sulla soglia dei 50 e 60 anni che hanno perso il lavoro e con carichi famigliari pesanti, mutui da pagare e tutte le difficoltà connesse. L’età gioca un ruolo di sfavore, riciclarsi a 50 anni è difficile. Sono situazioni delicate e di fronte alle quali spesso non troviamo risposte dirimenti”.

Dove è il punto di equilibrio tra la singola risposta all’emergenza sociale e invece una risposta strutturale?

“Cerco di non generare illusioni. A chiunque si rivolge a me premetto sempre di non essere in grado di fare promesse con esito positivo. Cerchiamo di verificare per ogni situazione se è già seguita dai servizi sociali, se si può intervenire: se non sono seguite verifico se ci sono gli estremi per farlo. Mi rendo conto che i nostri Servizi sono già oberati di lavoro e situazioni critiche. Capisco che le mie risposte sono carenti e frustranti, perché spesso non si riesce a trovare qualche orizzonte di soluzione. E’ oggettivamente difficile, spesso sei preso anche da un senso di impotenza”.

Quali altre sollecitazioni le capita di avere dai piacentini?

“Qualcuna isolata ma positiva di giovani che intendono intraprendere attività imprenditoriali e chiedono al Comune di essere aiutati. Partiremo a breve mettendo a disposizione spazi per lo start up facilitando l’avvio di impresa e sperando che, avendo la rincorsa, possano andare avanti autonomamente. Cerchiamo anche di individuare alcune professionalità scoperte, in accordo con le associazioni di categoria, per dare ai giovani la possibilità di entrare nel mondo del lavoro”.

Continuerà a mantenere questo appuntamento di ascolto?

“Manterrò questo appuntamento di ascolto perché è utile, significa essere presente e non sottrarsi. Dopodiché dovremo razionalizzare queste risposte perché rischiano di essere improduttive. Ne stiamo già ragionando con gli assessori. Sul tema del lavoro vorremmo avviare quelle iniziative per rilanciare alcune attività (recupero rigenerazione spazi urbani, progetti strategici su aree demaniali, il Psc da approvare in tempi brevi) per consentire a un pezzo di economia piacentina di ripartire. Ci sono alcune trattative con aziende interessate a sbarcare sul nostro territorio. Ma bisogna muoversi con cautela per non rischiare di vederle fuggire”.

Com’è la vita da sindaco?

“Sapevo che sarebbe stata dura, è evidente. Mi rendo conto che forse all’esterno non si percepiscono le difficoltà della macchina amministrativa. Siamo carichi di lavoro, un per i progetti ereditati: piazza Cittadella, Borgofaxhall; un po’ per altri progetti imminenti: la piscina, Eataly. Osserviamo che per ogni progetto messo a bando, scatta sempre un ricorso. La crisi spinge a ricorrere, e ciò inevitabilmente comporta ritardi. Se non fosse così saremmo già andati più spediti. Poi ci sono anche problemi legati all’inizio della vita amministrativa: siamo la prima giunta che ha approvato in avvio un bilancio preventivo. Abbiamo a che fare con l’aliquota Imu e non sapremo quanto ricaveremo dalla seconda rata, siamo in una fase di riorganizzazione del personale, la figura del direttore segretario ha vissuto una fase di latenza. Mi rendo conto che sono aspetti che non interessano ai cittadini, ma condizionano inevitabilmente l’azione amministrativa”.

Sindaco, si è di fatto aperta una partita molto importante per la città, quella del rinnovo della cariche della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Che idea ha sulla governante di un ente vitale per il territorio?

“E’ una partita molto delicata. La Fondazione insieme con la Camera di Commercio è discriminante nel bilancio sociale ed economico di un territorio. Ho preferenze e idee, ma non voglio farle prevalere rispetto a un bene collettivo. Chiunque sia presidente si deve mettere a disposizione di una città, non di una cordata. Lo sto dicendo anche nei contatti che ho con i vari rappresentanti di enti e associazioni coinvolte. Il Comune vuole essere presente per portare la voce dei piacentini in Fondazione”.

E’ ancora convinto, come recitava il suo slogan e come sostengono anche Obama e Monti (ma non Bersani), che gli anni migliori siano davanti a noi?

“Ostinatamente sì. Ho mosso l’ufficio legale per chiedere i diritti d’autore (scherza, ndr). Quando si è in difficoltà non bisogna rassegnarsi, ma trovare le vie d’uscita. E’ quando si è in difficoltà che si trovano le idee migliori”.

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