Processo Pertite: “Rifiuti interrati prima che Taddei fosse direttore”

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Quei rifiuti erano vecchi, risalenti a un’epoca in cui il direttore non era in servizio. Oltre a questo, è spuntato anche un allarme dei servizi di informazione dell’Esercito sul rischio di attentati all’ex arsenale da parte degli anarco insurrezionalisti.

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Sono i temi emersi oggi nel processo sul traffico di rifiuti e sulle presunte tangenti pagate per lo smaltimento. Il processo vede dieci imputati, accusati a vario titolo di corruzione, falso e furto. L’allarme, secondo i difensori dell’ex direttore, il generale Giuliano Taddei, aveva reso più urgenti i lavori di pulizia delle sterpaglie nell’area vicino ai muri di cinta della ex Pertite. Una precauzione necessaria nel caso di lancio di molotov o incendi provocati ad arte.

Davanti al collegio dei giudici, presieduto da Italo Ghitti, sono stati ascoltati alcuni testimoni della difesa. Rispondendo alle domande dell’avvocato Giovambattista Maggiorelli, i testimoni hanno spiegato il loro ruolo.

Sugli scavi effettuati nel 2006, hanno parlato il proprietario e un tecnico della Mcm, Paolo Manfredi e Alberto Sbarzellati. La ditta, specializzata in ecosistemi, era stata contattata come consulente dallo stesso generale. Dalle testimonianze è emerso che il terreno all’ex Pertite dove si è scavato era molto compatto, il che lasciava intendere che non vi fossero stati interramenti recenti. Sotto terra erano stati sepolti rifiuti di vario tipo, carte (archivi vecchi del Polo e dell’ospedale militare), metalli, pezzi di mezzi corazzati, risalenti a tanti anni prima, alcuni addirittura dal 1981. Il materiale è stato annotato e catalogato da Mcm. Anni, hanno sottolineato i difensori, in cui Taddei e altri imputati non avevano operato.

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