Tornata in Italia la troupe del documentario sull’opera di don Vittorione

Si è conclusa la prima parte del lavoro del film-documentario sulla storia di don Vittorio Pastori e la sua opera. La troupe, costituita dal regista e sceneggiatore milanese Tomaso Pessina, dall’aiuto regista Carlo Paramidani, dagli operatori Luigi Savino e Marcello Merletto e dal fonico Matteo Olivari, è rientrata da pochi giorni in Italia dopo aver trascorso due settimane in Uganda, a Kampala e nella regione nordorientale del Karamoja, per effettuare le riprese. Il documentario su cui la troupe sta lavorando, che dovrebbe essere pronto nei prossimi mesi, sarà incentrato sull’impegno missionario di don Vittorio Pastori, più noto come don Vittorione, e su Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, l’associazione da lui fondata nel 1972 a Piacenza.

“Siamo soddisfatti del lavoro fatto – dichiara il direttore dell’organizzazione piacentina, Carlo Ruspantini, che ha seguito Pessina nel suo viaggio in Uganda -. Il team ha lavorato bene e si è creato un bellissimo spirito di gruppo. Il regista e la sua troupe sono rimasti molto colpiti dal Karamoja, dal nostro operato e dal carisma di don Vittorio”.

A seguire la troupe è stato anche il volontario piacentino Celestino Poggioli, al suo primo viaggio in Uganda. “Davvero un bel gruppo, quello guidato dal regista – commenta Poggioli -, costituito da professionisti giovani ma tutti con grande esperienza e passione verso il loro lavoro e l’Africa”. “Da parte mia – continua il volontario – anch’io ho sempre avuto interesse verso le problematiche del Terzo mondo, ma il mio impegno si è sempre limitato fino a qualche anno fa a un sostegno prevalentemente di tipo finanziario. Il pensionamento mi ha dato invece una maggiore disponibilità di tempo. Mi sono avvicinato così ad Africa Mission, e devo dire che ho trovato persone meravigliose, che hanno nel Dna una profonda disponibilità all’aiuto. La storia di don Vittorio e l’ambiente accogliente che ho trovato mi hanno spinto quindi a impegnarmi in quest’associazione. Ed è stato importante, per me, poter visitare il Paese dove Africa Mission svolge la maggior parte della sua attività. Tanto più che l’occasione delle riprese per questo documentario mi ha offerto la possibilità di vedere in poco più di due settimane gran parte delle tantissime attività svolte in Uganda dall’associazione”.

“Avevo sempre legato Africa Mission alla perforazione dei pozzi per l’acqua – dice ancora Poggioli – e in effetti è proprio quello l’aiuto principale portato in Karamoja, ciò che ha consentito di alleviare il problema della sete, di allontanare le malattie e di creare le premesse per un cambiamento sociale. Ma anche tutto il resto dell’attività che l’associazione svolge in Uganda non è meno importante: dai dispensari, che costituiscono una presenza concreta di aiuto in aree totalmente abbandonate dal punto di vista sanitario, alle scuole, che garantiscono educazione e ospitalità a centinaia di bambini, dal sostegno ai Missionari dei poveri che accolgono persone emarginate che altrimenti nessuno aiuterebbe, al settore dell’agricoltura, in cui si sta portando avanti anche una vera e propria formazione professionale, che inizia già nella scuola. E da agronomo devo dire che quest’ultima è una sfida davvero molto interessante e stimolante”.

“Sicuramente – conclude Poggioli – quello della visita in Uganda per un volontario di Africa Mission è un passaggio indispensabile, ma anche uno stimolo in più per continuare a sostenere l’associazione, vedendo il suo impegno concreto a favore della popolazione ugandese. Anche perché con Africa Mission si ha la garanzia che gli aiuti arrivino davvero a destinazione, e cioè in modo diretto e immediato alla gente che ha bisogno”.

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