Se la Fondazione perdesse la causa con Jp Morgan? Intanto Cavanna si dimette

La questione Monte Paschi è al centro del consiglio di amministrazione dell Fondazione di Piacenza e Vigevano che si è appena concluso oggi in via Sant’Eufemia che vede il presidente Giacomo Marazzi confrontarsi con tutti i consiglieri su un caso che sta dando sempre più pensieri, a vari livelli, e sul quale sono sempre più insistenti le richieste di chiarimento, anche da parte dei cittadini e anche in presenza dei chiarimenti già forniti ieri dalla fondazione stessa con un comunicato ufficiale e, a noi di Piacenza24, dallo stesso Giacomo Marazzi in un’intervista che trovate allegata. Consiglio che si è da poco concluso e che ha portato i vari componenti ad esprimersi uniformemente: “Nessun rischio per il patrimonio della Fondazione”. 

Intanto però nel corso del cda odierno vanno registrate le dimissioni di un consigliere storico della Fondazione Vittorio Cavanna. “Una scelta che arriva oggi, ma che avevo maturato da tempo” ha spiegato Cavanna il quale era stato l’unico a dichiararsi contrario alla proroga di un anno del mandato di questa giunta. Non solo, Cavanna avrebbe lasciato anche per altre ragioni forse legate anche alla questione dei contratti derivati sottoscritti dall’ente di via Sant’Eufemia. 

Il caso viene sollevato ieri dal Corriere della Sera che parla, per la prima volta da quando è scoppiato lo scandalo MpS con i derivati, della fondazione piacentina; e ne parla facendo riferimento a un’operazione che la fondazione stessa avrebbe concluso con Jp Morgan, una delle più grandi banche d’affari del mondo, e che riguardava una fetta da 15 milioni di euro di un fondo obbligazionario Fresh che aveva come sottostanti obbligazioni di Monte Paschi. Morale, secondo il Corriere, l’ente di Piacenza avrebbe in pancia un mostro milionario che, par di capire, rischierebbe di rosicchiare diversi milioni al suo patrimonio. Si parla di una minusvalenza di una decina di milioni di euro.

Non è vero – spiega Marazzi – la Fondazione non ha acquistato nulla e quindi non ha sborsato un centesimo. Ha sottoscritto obbligazioni ma senza pagarle. Questo dice il presidente Marazzi. E in riferimento alla minusvalenza si tratterebbe, sempre secondo Marazzi, di un valore virtuale e non concreto, reale. 

Sempre la Fondazione in un comunicato ufficiale, e poi lo stesso presidente, spiegano anche di aver fatto causa a JP Morgan e all’advisor Prometeia perché l’operazione si è rivelata meno vantaggiosa di com’era all’inizio. 

Dell’operazione in questione, come afferma lo stesso Marazzi, c’è in effetti traccia nei vari bilanci dal 2008, quando è stata fatta, fino a bilanci ben più recenti. Nel bilancio 2011, ad esempio, si legge che nel luglio 2008 la Fondazione di Piacenza e Vigevano e JP Morgan concludono un contratto derivato swap “sintetico”. Le parti convengono di scambiarsi flussi di interessi calcolati e la differenza si calcola su una somma concordata (che però non è specificata e di conseguenza non siamo in grado di riportarla). La Fondazione – si legge – paga un flusso pari al tasso euribor a 3 mesi + 265 punti base (2,65%) mentre la banca JP Morgan paga euribor 3 mesi + 425 punti base (4,25%). Nel paragrafo in questione del bilancio, intitolato (A7. Rinnovo Titolo obbligazionario FRESH), si fa riferimento al rinnovo di JP Morgan dello swap “perfezionato a luglio 2008, avente come sottostante un titolo obbligazionario convertibile in azioni Monte Paschi di Siena ed emesso da Bank of New York Lussemburgo”. Entrambi i flussi prendono a riferimento l’euribor a 3 mesi. Conseguentemente la differenza tra i flussi si calcola tra i punti base: 425–265=160 ovvero l’1,60%.

In buona sostanza JP Morgan ogni 3 mesi dovrebbe pagare la differenza dell’1,60% e visto che in JP Morgan non sono certo degli sprovveduti si tratta di capire dove sta il trucco.

Un’operazione, fatta nel 2008 e poi rinnovata, che tuttavia è stata giudicata dalla Fondazione più rischiosa di come prospettato all’inizio, come si diceva. Di qui la causa in corso. In che tribunale è incardinata, sarebbe interessante saperlo. Ma il vero interrogativo riguarda l’esito della causa stessa: c’è che teme che se la Fondazione dovesse perdere la causa con Jp Morgan per l’annullamento della sottoscrizione dell’obbligazione (per ora non pagata), potrebbe invece dover pagare la famosa minusvalenza di dieci milioni. 

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