In Libano in missione di pace

Sei mesi in Libano per scoprire che anche popoli così diversi da noi meritano rispetto, quando si va a casa loro per portare pace e comprensione reciproca. Questo l’insegnamento più grande che Tania Fiorenza, 22 anni di Castiglione d’Adda, caporale dei Lagunari nel "Serenissima", ha portato a casa dalla sua esperienza nel campo militare di Marakah, dove è stata impegnata con decine di altri soldati italiani a frapporsi tra israeliani ed Hezbollah. L’accoglienza iniziale, racconta al suo ritorno nel Basso Lodigiano, è stata tra l’ostile e il provocatorio: «C’erano parecchie bandiere di Hezbollah, ed eravamo visti come invasori – racconta -. Ci dicevano "Hezbollah è nel giusto", ma noi non eravamo lì per fare una scelta, ma solo per cooperare per la pace e cercare di aiutarli. Abbiamo fatto tanti pattugliamenti, sì, ma anche interazione con i bambini, i sindaci e le scuole per proteggere la popolazione" Immancabile la paura per le voci di minacce legate ad Al Qaeda e anche per i lanci di pietre all’indirizzo dei militari, soprattutto dai più giovani, ma di giorno in giorno cresceva il numero degli adulti che si frapponevano per spiegare ai vlibanesi più facinorosi le regole di una convivenza pacifica. Così, concludeTania, le difficoltà si sono traumutate in ricchezza e dialogo.

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