I poliziotti arrestati restano in carcere: respinte le richieste dei legali

Restano in carcere tutti e sei i poliziotti arrestati nell’ambito della maxi-inchiesta condotta dai carabinieri ed “esplosa” lunedì scorso con un blitz che ha fatto tremare la questura di Piacenza e, in genere, tutta la comunità: sei tra ispettori e assistenti della Mobile, della Digos e dell’Immigrazione in manette e altri due in servizio alla sezione di Polizia giudiziaria della Procura , tutti accusati a vario titolo di reati che vanno dalla detenzione a fini di spaccio di cocaina, allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione passando per la falsificazione di atti e la rivelazione di informazioni d’ufficio.

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Per quanto riguarda i sei che si trovano in carcere da 9 giorni, i rispettivi avvocati difensori avevano chiesto la revoca della misura restrittiva e, in subordine, gli arresti domiciliari. Richiesta presentata al gip tra giovedì e venerdì scorsi al termine dei vari interrogatori che si sono svolti nei penitenziari di Opera, Piacenza, Cremona e Pavia.

Oggi la decisione del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Bersani che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare redatta dai due pm Michela Versini e Antonio Colonna: richiesta respinte per tutti gli indagati. I quali, dunque, restano in carcere. Il motivo non può che essere il permanere, secondo il gip, delle tre condizioni che giustificano il carcere prima del processo: il pericolo di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Soprattutto quest’ultimo pare sia stato considerato concreto. Morale: poliziotti in carcere e indagine che prosegue. Ora la palla passa ai vari avvocati che sceglieranno la strategia. C'è chi sta già parlando di ricorso al tribunale della riesame, altri prendono tempo.

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