La Ballata del Baluner

La Ballata del Baluner di Alberto Bellocchio, con la regia di Flavio Ambrosini, andrà in scena il 25 aprile al teatro di Pianello.

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Il protagonista è un partigiano sui generis – famosissimo nella vicenda resistenziale delle valli piacentine – coraggiosissimo ma sempre sopra le righe; temerario oltre ogni dire e insofferente della disciplina, teatrale e teatrante, ispirato… è l’amico del popolo, che lo ama e idolatra. È il Ballonaio, Al Baluner!  L’episodio maggiore cui è legata la sua storia/leggenda, che la Ballata di Alberto Bellocchio ripercorre, risale al novembre ’44, alla vigilia dei grandi rastrellamenti, quando intreccia una trattativa (finta) coi comandi repubblicani e nazisti per una resa negoziata delle formazioni partigiane, senza alcuna autorizzazione del suo comando ed anzi in alternativa all’orientamento sdegnosamente contrario a ogni tregua col nemico. La trattativa lo porta a contatto con le più alte gerarchie, ministri della repubblica e generali della Wehrmacht; e quando questi pregustano ormai la clamorosa operazione, essendo disposti a pagarla a suon di amnistie ed esenzioni da ogni prestazione militare, si sgancia e se ne tona nei ranghi, in montagna. È la beffa, il grande colpo di teatro del Baluner! L’intenzione di questa ballata è di fornire un testo base per una rappresentazione di cantastorie. Una categoria che forse non esiste neppure più; ma che un tempo, in occasione delle fiere, quando in un loro spazio e mettendo all’opera tutta la famiglia incantavano le persone semplici, raccontando storie incredibili, con qualche supporto musicale. E se il registro si conferma essere il compianto, lo è in modo però irriverente: esaltazione e messa in guardia, baruffa continua tra i personaggi (eroe/antieroe), memoria popolare contro fredda ufficialità. Dove il protagonista è spesso un poco di buono che nell’epica e fantasia popolare è elevato a eroe, commuove e produce un singolare livello di immedesimazione.

Nota di Regia

Il testo di Alberto Bellocchio, poetico e realistico al tempo stesso mi è sembrato subito, nella sua secchezza, un “Lehrstücke”, uno di quei piccoli drammi di Teatro Epico che Brecht dedicava alle nuove generazioni, ai giovani, perché imparassero  a riconoscere il valore delle cose e del pensiero. E la immediata ricorrenza della figura del Cantastorie, che Alberto rende protagonista del racconto drammatico ne è la conferma, così come le ottave popolari che chiudono i quadri e invitano al canto, allo stornello. Vorrei fare dunque uno spettacolo semplice e popolare, ma istruttivo: memoria di quella storia, troppo spesso dimenticata  o cancellata la quale non riusciamo più a riconoscere il cammino del futuro. E usando mezzi semplici e popolari: una famiglia di artisti, poveramente seduti su sedie di paglia attorno ad un  tabellone da cantastorie che possa  far apparire le silhouettes  del  Baluner e dei Nazi, delle fidanzate e delle colline del piacentino, a cui va dedicata questa sincera meditazione sul coraggio e sul valore della libertà.

Ingresso libero: è consigliata la prenotazione presso l'Uff Segreteria (Alessandra) al numero 0523 994105.

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