Furgone in divieto di sosta: dal cassone spuntano animali morti. Il processo

Carcasse di cani e gatti trasportate all’interno di sacchi della spazzatura infilati a loro volta nel baule di un’auto o nel cassone di un furgoncino. Carcasse che poi venivano bruciate o, quando c’era richiesta, venivano portate in strutture dove erano poi utilizzate per esperimenti o per studi di veterinaria. Avveniva da anni e secondo quanto accertato dalla Polizia municipale di Piacenza era un’attività illecita.

In questi giorni ne deve rispondere in Tribunale un quarantenne piacentino che faceva questo per vivere: pochi soldi a trasporto, ma tanto è bastato per far scattare la denuncia penale e il successivo rinvio a giudizio. Il processo è in corso in questi giorni: due udienze nelle quali hanno testimoniato, oltre agli agenti della Municipale, alcuni veterinari che hanno consegnato le carcasse all’imputato; in alcuni casi, secondo quanto sottolineato anche dall’avvocato difensore Francesco Monica, aiutando fisicamente il 40enne a caricare i sacchi con i resti degli animali sulle vetture che poi venivano utilizzate per i trasporti. Trasporti per i quali, invece, sarebbero necessari contenitori speciali e non comuni sacchi di plastica.

Una vicenda giudiziaria nata per puro caso: il furgone utilizzato dall’imputato era in divieto di sosta e i vigili urbani stavano procedendo alla rimozione forzata quando è arrivato il 40enne; il quale ha chiesto di poter almeno togliere il carico dal cassone. E’ in quel momento che gli agenti si sono accorti del contenuto dei sacchi: animali morti. Ed è scattata la denuncia. Nei giorni scorsi è iniziato il processo ma da allora l’imputato risulta irreperibile e il suo legale si trova a doverlo difendere in contumacia. La discussione e la sentenza sono attese nelle prossime settimane. 

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