Coldiretti dice no all’impianto a biomasse previsto a Bettola

“Gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, devono essere sempre integrati nella realtà locale non calati dall’alto e imposti alla popolazione: alla base di un’operazione come questa deve esserci la condivisione”. Questo è il fulcro e il principio condiviso all’interno del consiglio di sezione di Bettola della Coldiretti, presieduto dal presidente di sezione Ugo Agnelli, riunitosi nei giorni scorsi, per affrontare la delicata questione relativa alla proposta di realizzare un impianto di cogenerazione, alimentato a biomassa, per la produzione di energia elettrica e pellet, ai Boccacci di Roncovero.

La posizione unanime del consiglio, dopo aver acquisito le informazioni relative alla realizzazione dell’impianto stesso, è stata di contrarietà a un progetto in cui primi protagonisti non sono i cittadini e i produttori di legname, ma solo un mero scopo di lucro.

Il consiglio di sezione inoltre ha predisposto un documento in cui si legge chiaramente che Coldiretti non è contraria alla produzione di energia da fonti rinnovabili quando si tratta davvero di un beneficio per la cittadinanza, l’ambiente e l’agricoltura, in particolare si legge, tali installazioni dovrebbero essere caratterizzate da:

  • sostenibilità socio ambientale: con una attenta valutazione dell’impatto sul territorio, non solo in termini di emissioni (che in fase di progettazione sappiamo tutti essere sempre indicati nei limiti stabiliti per legge) ma anche e soprattutto sull’origine dell’approvvigionamento. Per l’impianto di Bettola, se, come pare ormai certo, non c’è possibilità di accedere all’enorme patrimonio di 5000 ha di boschi dei Comunelli dell’Alta Valnure, e se il patrimonio di pioppeti nel bacino del Po Piacentino ammonta solo a circa 500 ha (molto al di sotto del fabbisogno della centrale) ci si chiede quale sarà e da dove arriverà la materia prima.
  • sostenibilità economica ed ecologica: se il materiale non arriva dalla vallata, salta prima il bilancio ecologicamente sostenibile delle emissioni (in primis l’anidride carbonica) alla base del vantaggio dell’agroenergia e poi anche quello economico, visto che il valore dell’approvvigionamento non rimarrebbe di certo nella vallata.

“Comprendiamo, ribadisce Agnelli Ugo, che investitori che impegnano risorse così cospicue in un tale progetto, abbiano la necessità di massimizzare il proprio profitto non quello dei produttori di legname, degli agricoltori o della popolazione: massimizzazione che in una attività come questa non può che essere ottenuta riducendo quindi i costi della materia prima legnosa. Perciò proprio sul combustibile è difficile ottenere garanzie e dalla mancanza di vere garanzie per il futuro scaturisce la nostra contrarietà”.

“Decine di aziende agricole in Comune di Bettola, ci tiene a ribadire il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi, assieme ad altre sparse in tutta la vallata, poco più di dieci anni fa hanno dato vita al Consorzio Biopiace, un’esperienza “nata dal basso” e fortemente voluta e sostenuta da Coldiretti: produttori biologici di carne, latte e latticini, miele, ortofrutta, salumi, conserve e cereali, si sono riuniti per chiudere la filiera agroalimentare, garantendo le proprie produzioni nei confronti del consumatore finale e sviluppando eccellenze uniche in Italia come il Grana Padano Biologico. Dopo tanti anni, passando dalla Cooperativa Agripiace in cui si sono associati, oggi prodotti di altissimo livello qualitativo per oltre 2 milioni di pasti l’anno nelle mense scolastiche e ospedaliere della nostra provincia. I produttori agricoli difendono così il territorio e il futuro delle proprie aziende e della vallata. Questo è un progetto che ha salvato tante aziende di questa vallata, un progetto in movimento che si allarga sempre più (con crescite di fatturato ancora a due cifre), una speranza e una garanzia di sostenibilità per la popolazione che vive e lavora in quella che fu voluta e definita come “Natural Valley. Questa è condivisione, questa è sostenibilità, questa è economia reale non finanza….”

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