“Nessun bambino dovrà più morire come il mio Luca: si faccia una legge”

“Nessun bambino dovrà più morire come Luca!”. Sono le prime parole di Andrea Albanese, 39 anni, papà del piccolo Luca, 2 anni compiuti domenica scorsa, 48 ore prima che lo stesso papà trovasse il suo corpicino ormai senza vita nella sua auto parcheggiata al sole di fronte alla Copra ristorazioni di Piacenza, in via Bresciani, azienda per cui lavora da anni come dirigente. Un papà innamorato del suo bambino ma che oggi si trova a vivere il peggiore dei drammi immaginabili per un genitore e cioè la morte del suo stesso figlio avvenuta per una tragica dimenticanza: Andrea Albanese è salito di corsa in ufficio scordandosi di consegnare il piccolo alle maestre del nido aziendale che si trova proprio di fianco all’azienda.

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Una tragedia che ha scosso l’Italia intera e scatenato dibattiti accesissimi. Sabato il funerale al Preziosissimo Sangue è stato seguito con partecipazione e commozione da migliaia di persone. Ieri, il giorno dopo, il papà del piccolo Luca – rimasto in ospedale per giorni sotto shock – ha dunque rotto il silenzio e l’ha fatto via Facebook con una frase che nel giro di pochi minuti ha già fatto il giro dei social network ed è già stata commentata da tantissime persone: "Nessun bambino dovra' più morire come Luca! – scrive Andrea Albanese – Ci vuole un sistema che avvisi acusticamente quando le portiere vengono chiuse e c'e un bambino legato sul seggiolino! In tutte le auto, per legge! E sarà la legge di Luca!".

Un grido di dolore, un appello, una vera e propria proposta. E c’è già chi, tra i tanti che stanno discutendo sul tema, grida allo scandalo: ma possibile che ci sia bisogno della tecnologia per ricordarsi dei figli?

Fin troppo ovvio, quasi banale sostenere che dei figli non ci si dovrebbe mai dimenticare; eppure accade: solo in America si sono registrati 500 casi praticamente identici alla tragedia del piccolo Luca nell’arco degli ultimi dodici anni; 41 casi all’anno che significa più di tre bambini “dimenticati” ogni mese. Un’enormità. E spessissimo si tratta di persone normali, con una vita normale, con ritmi normali (si fa per dire, di questi tempi). Per intenderci, siamo di fronte a un fenomeno “trasversale”, che non riguarda solo certe fasce di marginalità sociale nelle quali priorità e dinamiche escono dal concetto che tutti hanno di normalità. Siamo di fronte a tanti, tantissimi Andrea Albanese, persone per bene, mariti premurosi, padri amorevoli.

Succede, dunque. Può succedere, checché se ne dica. Perché quindi non prendere in considerazione l’idea di “aiutare” le persone a non fare quello che ovviamente non dovrebbero e non vorrebbero mai fare, come dimenticarsi un figlio nell’auto sotto il sole per otto ore? Inutile scandalizzarsi, scrivono altri sui social network: se il problema esiste ed esiste anche la soluzione, è quantomeno fuori luogo fare la morale a chi propone che certi congegni, certi dispositivi diventino obbligatori per legge. La “Legge di Luca”, come scrive il papà disperato di cui si è tanto scritto e parlato nell’ultima settimana.

E c’è già chi dispositivi del genere li ha già pensati, progettati e addirittura brevettati; senza tuttavia trovare nessuna azienda del settore disposta a sborsare mezzo euro da investire sulla produzione. E parliamo di dispositivi relativamente a buon mercato. Basti pensare al cicalino quando ci dimentichiamo i fari accesi togliamo le chiavi dal cruscotto. I dispositivi brevettati (anni fa!) dall’ingegnere italiano Luca Marano non si discostano di molto da questo principio: si tratterebbe di applicare un sensore al seggiolino (legato al peso o alla cintura di sicurezza allacciata) e fare in modo che il conducente venga avvisato quando scende dall’auto o quando si allontana.

"Sembra assurdo – dichiara l’ingegnere in una recente intervista al Giornale – che se dimentichi le luci accese dell’auto vieni avvisato da un cicalino per paura di scaricare la batteria, mentre se lasci un bambino sul seggiolino e ti allontani dall’auto non importa niente a nessuno".

Il concetto sta tutto in questo sfogo. D’accordo, tutti dovremmo ricordarci dei nostri figli, ma se non succede? Se capita di dimenticarsi? Siamo nel 2013 ed esistono applicazioni e congegni in grado di coprire e gestire ogni aspetto dell’esistenza umana: perché non sfruttare la tecnologia in un settore del genere se esiste anche solo una possibilità su un milione che si renda necessario?

“Se non veniamo obbligati per legge non possiamo giustificare un investimento di questo tipo” è la risposta  che una delle case produttrici di seggiolini ha dato all’ingegner Marano respingendo la sua idea. E pensare che se esiste un settore nel quale le persone non badano a spese è proprio quello legato alla sicurezza dei bambini: chi è che non spenderebbe 50 euro in più per un seggiolino salva-bimbi? 

 

LA PROPOSTA DI LEGGE APPRODA IN  PARLAMENTO

E intanto Vincenzo Garofalo del Pdl questa mattina, lunedì 10 giugno, ha presentato una proposta di legge, che prevede l'obbligatorietà a partire dal prossimo anno per tutti i veicoli dell'equipaggiamento interno di un dispositivo acustico, che attraverso un segnale sonoro azionato sia quando è inserita la cintura di sicurezza del seggiolino a veicolo spento, che quando si attiva la chiusura degli sportelli, possa immediatamente avvertire il conducente che è in corso una situazione di pericolo determinata dalla presenza di individui, ovvero di bambini, rimasti all'interno del veicolo. (IN ALLEGATO)

 

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