Economia piacentina in crisi: chiuse più di mille imprese da gennaio

In occasione della Giornata nazionale dell’economia è possibile passare in rassegna alcuni dei risultati economici provinciali dei primi mesi del 2013. Il quadro che ne esce è ancora permeato da una prospettiva non ottimistica.

Le imprese attive a fine maggio sono calate rispetto al mese di maggio del 2012 di 781 unità, attestandosi a 27.851 soggetti. Quasi tutti i settori accusano un calo di consistenza, solo cinque restano in attivo: si tratta in tre casi di settori di nicchia (fornitura di energia, fornitura di acqua e gestione rifiuti, istruzione) e poi delle attività di alloggio e ristorazione (+1,5%) e di quelle immobiliari (+1%).

I cali maggiori sono invece ascrivibili alle costruzioni (-249 unità), al commercio (-190 unità), all’agricoltura (-174 unità) e al manifatturiero (-93 unità). Se poi si guarda al maggio 2011 le imprese scomparse sono un migliaio circa.

Le imprese registrate sono a loro volta scese a 30.932 unità e, al loro interno, sono aumentate società di capitali e altre forme giuridiche a scapito di società di persone e ditte individuali.

Le iscrizioni nei primi 5 mesi dell’anno sono state 807 ma le cessazioni hanno raggiunto quota 1.132.

Anche nelle province vicine la differenza tra iscrizioni e cessazioni ha segno negativo, determinando uniformemente un tasso di crescita inferiore allo zero.

I fallimenti dichiarati a Piacenza nei primi 5 mesi del 2013 sono 25, 9 nel commercio e 7 nelle attività manifatturiere, 3 nelle costruzioni ed i restanti in misura unitaria in altri settori di attività. Nello stesso periodo del 2012 il numero si era fermato a 13.

Per quanto invece riguarda l’import-export, i dati del primo trimestre –confrontati al primo trimestre 2012- segnalano una tenuta dell’export (+0,2%) a fronte di un calo dell’import di 4 punti percentuali.

Sorprende però constatare come la seconda voce del paniere dell’export piacentino sia diventato  il settore dei prodotti tessili e dell’abbigliamento. E’ probabile che il risultato sia influenzato dalle attività del polo logistico.

Per contro la voce di punta del nostro manifatturiero, quella dei macchinari, si è fermata ad un valore di 205,741 milioni, il 17% in meno del primo trimestre 2012. Segno meno anche per il comparto dei metalli e dei prodotti in metallo (-5,7%) così come per i mezzi di trasporto (-25,6%). Appare invece in crescita la vendita all’estero di articoli in gomma e materie plastiche (+10,4%).

Il calo non ha risparmiato neppure i prodotti alimentari: il confronto tra i due trimestri segna un -16,8%.

Osservando la distribuzione geografica delle esportazioni piacentine si nota che il calo ha riguardato le vendite in Asia (ed in particolar modo in Asia orientale)  ed Africa, sostanzialmente stabili i rapporti commerciali con l’Europa, in aumento quelli con l’America.

Il confronto con province limitrofe segnala una situazione abbastanza generalizzata di riduzione delle importazioni – conseguente probabilmente ad una riduzione del portafoglio ordini aziendale – ed una variazione contenuta, in aumento o diminuzione, delle esportazioni.

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