Ictus, la ricerca fa passi da gigante: 700 casi l’anno a Piacenza

 Ictus ischemico ed emorragico acuto: sempre più armi a disposizione degli specialisti per salvare il tessuto cerebrale. Per fare il punto su alcune importanti novità in ambito terapeutico, oggi e martedì 22 ottobre in Sala colonne si svolgono due importanti momenti di formazione e aggiornamento per il personale sanitario.

Com’è noto, dal tempo impiegato per liberare un vaso cerebrale o per fermare l’emorragia può dipendere lasopravvivenza del paziente ma anche la sua capacità di ripresa. “Continuiamo a ribadire – sottolinea Donata Guidetti, primario di Neurologia – che è molto importante far giungere precocemente chi è colpito da ictus in ospedale per poter dare il via alla trombolisi”.
La tecnica prevede la somministrazione di un potente agente in grado di sciogliere il trombo che occlude il vaso arterioso e che causa l’ischemia cerebrale. Questa procedura può essere efficace nel salvare tutto o parte del tessuto cerebrale se effettuata entro quattro ore e mezzo. “Negli ultimi mesi è emersa la possibilità di ampliare questa finestra terapeutica fino a sei ore: uno studio clinico fornisce incoraggianti prospettive”. Anche nel nostro reparto – chiarisce la dottoressa Guidetti – stavamo già lavorando in questo senso.

Un’altra opportunità è quella degli ultrasuoni: l’aspettativa, testata in alcuni studi clinici, è quella di utilizzare le onde ultrasonore per favorire la penetrazione del farmaco. 
Altra incoraggiante prospettiva che sarà esaminata durante il convegno è quella dell’utilizzo della Tac perfusionale. “Purtroppo in alcune situazioni, per circa un quarto dei pazienti – spiega il neurologo Nicola Morelli – non siamo in grado di stabilire esattamente il momento in cui si è verificato l’ictus”. Questa circostanza, finora, rendeva inutilizzabile la trombolisi, che è comunque la terapia più efficace e sicura. “La tecnica, che stiamo già utilizzando in via sperimentale anche a Piacenza insieme all’unità operativa di Radiologia, consente di valutare la persistenza di tessuto scarsamente irrorato, ma non morto, e quindi salvabile anche dopo le 4 ore e mezzo dall’esordio o nei pazienti che hanno avuto l’ictus nel sonno”.

Per ictus cerebrale s’intendono sia le ischemie cerebrali (dovute all’occlusione di un vaso arterioso, che provoca l’infarto e la morte del tessuto cui è destinato) sia le emorragie cerebrali, dovute alla rottura di un vaso intracerebrale con fuoriuscita di sangue all’interno del parenchima cerebrale stesso.

Si tratta di una patologia frequente: in provincia di Piacenza si contano poco più di 700 ricoveri all’anno per ictus. Ma, soprattutto, si tratta di una malattia molto spesso invalidante.

Il rischio ictus è particolarmente correlato all’età, tanto da presentare un raddoppio dell’incidenza a ogni decade di età dopo i 60 anni. Il 40 per cento di ictus colpisce persone di oltre 80 anni.

Le emorragie cerebrali costituiscono il 15-20 per cento dei casi di ictus e hanno una mortalità alta: quasi un paziente su due. Le ischemie cerebrali rappresentano l’80-85 per cento delle situazioni e si considerava avessero una mortalità del 20 per cento entro il primo mese. Questi dati sono andati nettamente migliorando negli ultimi anni, grazie a una migliore gestione della patologia nella fase acuta. Lascia esiti invalidanti in circa il 30 per cento dei pazienti. Secondo idati della letteratura, su 7 pazienti trattati con trombolisi, uno evita morte o disabilità, ovvero 140 persone su 1000 casi. 
La trombolisi è tanto più efficace quanto più precoce: il massimo dei benefici si ha entro la prima o seconda ora dall’esordio dell’ictus.
La seconda giornata del corso, il 22 ottobre, sarà dedicata all’emorragia cerebrale.

Alla prima giornata di studi, oggi, hanno partecipato diversi specialisti dell’Ausl di Piacenza, tra i quali i primario Egidio Carella, Patrizio Capelli, Emanuele Michieletti, Paola Scagnelli, Angelo Benedetti ed Davide Imberti.

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