Tragedia del piccolo Luca, nominato un perito psichiatrico per il padre

Una perizia psichiatrica per stabilire se Andrea Albanese, 40 anni, era capace di intendere e di volere quando in quel torrido lunedì della scorsa estate (era il 3 giugno) ha dimenticato in auto il suo bimbo di appena due anni, Luca, trovato poi morto nel tardo pomeriggio: l’abitacolo era diventato un forno, c’erano 60 gradi e per il bambino – chiuso all’interno per 9 ore  – non c’è stato scampo. Una tragedia immensa che ha fatto il giro d’Italia (e non solo) nel giro di poche ore, ripresa da tutti i giornali, le radio e le televisioni e diventata il punto di partenza per una battaglia portata avanti dal padre del piccolo Luca, supportato da migliaia di persone, per rendere obbligatori sulle automobili dispositivi di sicurezza acustici che impediscano fatti del genere, purtroppo non così infrequenti in tutto il mondo.

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Un fatto, però, questo del piccolo Luca che ha avuto e sta avendo naturalmente anche conseguenze giudiziarie per Andrea Albanese, ricoverato in ospedale nei giorni successivi alla tragedia per un grave stato di shock.

Iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo, il quarantenne piacentino (dirigente della cooperativa di ristorazione Copra con sede nella zona industriale della Caorsana, dove è avvenuta la tragedia) si è presentato questa mattina in tribunale assistito dal suo legale Paolo Fiori di fronte al giudice per le indagini preliminari Giuseppe Bersani. Un passaggio tecnico, quello di oggi, finalizzato a stabilire le condizioni psicofisiche dell’uomo al momento del drammatico episodio. La richiesta di valutarle con l’intervento di uno specialista in sede di incidente probatorio è arrivata dalla difesa di Andrea Albanese e da parte del pubblico ministero Antonio Colonna, che coordina l’indagine, non c’è stata opposizione. Richiesta accolta, dunque, e questa mattina il gip ha formalizzato il conferimento dell’incarico allo psichiatra Corrado Cappa che si è preso tre mesi di tempo per studiare le carte e valutare il caso in questione.

Una richiesta, quella avanzata dall’avvocato Fiori, basata sulla necessità di sgombrare il campo il più possibile da tutto ciò che non sia scientificamente accertabile e accertato. Un caso, quello della morte del piccolo Luca Albanese, che ha scosso le coscienze di migliaia di persone e ha spinto a un dibattito spesso acceso ma che in realtà rientra in una casistica drammaticamente ampia. E in molti di questi casi si va al di là della cosiddetta “dimenticanza” dovuta, per esempio, allo stress; si parla di veri e propri episodi di obnubilamento con la convinzione – da parte di chi li vive – di aver compiuto azioni che in realtà non ha mai compiuto. E le testimonianze raccolte in quei giorni, anche da parte di Piacenza24, in effetti sembra che andassero in questa direzione: Andrea Albanese non si era solo dimenticato del figlio in macchina ma, al contrario, era assolutamente convinto di averlo portato all’asilo come faceva ogni giorno da più di un anno a quella parte.

Ora dunque sarà un perito psichiatrico nominato dal giudice (un ctu, dunque, un cosiddetto consulente tecnico d’ufficio) a stabilirlo.

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