“Operazione da Prima Repubblica”. Gli ex sindaci stroncano il rimpasto di Dosi

 Mai successo, nella storia di Piacenza, almeno quella recente. Lo confermano persino gli ex sindaci della nostra città, dal 1980 ad oggi, che abbiamo interrogato sull’ultimo rimpasto della giunta comunale. Parliamo di Stefano Pareti, Franco Benaglia, Anna Braghieri, Giacomo Vaciago e Gianguido Guidotti. Assente Roberto Reggi, da giorni irreperibile. 
Il cambio di ben quattro assessori, che ha di fatto inaugurato la terza squadra di governo in meno di un anno e mezzo, sembra aver lasciato perplessi, non solo i molti politici che sono intervenuti in questi giorni, come i tanti piacentini che in varie forme si sono espressi sui media locali, ma anche gli ex primi cittadini. Tutti concordi, nell’affermare che una situazione del genere non si era mai verificata e nel bocciare, chi con riserva chi invece senza ripensamenti, il sindaco Paolo Dosi. 
“Si è creata una situazione veramente incomprensibile, da un lato e nello stesso tempo molto triste – ha ammesso Anna Braghieri, a palazzo Mercanti dal ‘92 al ‘93 -, non ricordo che sia mai avvenuta”. 
Dello stesso avviso anche l’istrionico Giacomo Vaciago, sindaco dal ‘94 al ‘98, il quale ha commentato la vicenda a suo modo: “Non mi interesso di pettegolezzi, comunque non è mai successo. Ho 11 nipoti e ora mi occupo del futuro del mondo”. Poi, prendendo spunto da un’espressione di renziana memoria, ha detto: “Quello è il passato, non mi occupo delle persone. Quando mi chiedono di Berlusconi rispondo: Berlusconi, chi? Se mi chiede del sindaco di Piacenza le rispondo: il sindaco chi? Non giudico le persone. Parlando di futuro, bisogna rimboccarsi le maniche e pensare ai nipoti. La crescita è nei prossimi 30 anni, non i prossimi tre mesi”. 
Decisamente più articolato il pensiero di Franco Benaglia, in carica dal ‘90 al ‘92. Un periodo che, gli premettiamo, non era certo più semplice di oggi per un sindaco. E infatti non ha mancato di criticare l’operazione rimpasto: “Non era mai capitato. Soprattutto per un cambio delle dinamiche interne al partito. Mai. Le motivazioni, poi, sono di fatto una lotta interna al Pd: tu mi hai fatto lo sgarbo alle elezioni politiche e ora te lo faccio indietro. Senza giudicare le persone, che non conosco, però è un’operazione che non rientra nei canoni della politica. E meno male che Renzi è contro i rimpasti. Proprio in contraddizione con la linea del partito a livello nazionale. E’ roba da Prima Repubblica, anzi, peggio”. L’influenza dei partiti non è mai mancata, ha sottolineato Benaglia, però era gestita in modo diverso dal sindaco: “Era giusto che ci fosse ma si discuteva e si arrivava ad una sintesi. Si consultavano gli iscritti e poi si decideva un’azione politica, confrontandosi con gli alleati di governo, tenendo in piedi delle coalizioni. Non potevamo contare sull’elezione diretta. Prima mediavamo. Oggi Dosi, essendo eletto direttamente, non dovrebbe sentire i partiti. Dovrebbe scegliere i suoi uomini, perché ha la fiducia dei cittadini. Poi il rimpasto può motivarlo come vuole, ma a tutti è apparsa una resa dei conti”. 
Sulla stessa linea d’onda Stefano Pareti, primo cittadino dal 1980 al 1985: “E’ una vicenda tutta di carattere politico, senza aver presenti le vere necessità della città. Una partita politica, che può capitare ma era meglio evitare con questa conflittualità così marcata. Certe scelte, senza fare nomi, non le ho capite. Capisco il liberarsi di chi remava contro ma, per la mia conoscenza, altri assessori non mi parevano meritevoli di una punizione così pesante”. E anche Pareti non ha nascosto di aver intravisto ben più di una influenza sul sindaco da parte del Pd: “Non le escluderei, pur non avendo certezze. Ma la vittoria della componente oggi maggioritaria nel partito ha portato a questo esito, che non è tra le cose migliori delle amministrazioni di centrosinistra che ho conosciuto personalmente. Il sindaco poteva avere le sue motivazioni ma così sembra un regolamento di conti. E non per il bene della città”. Un giudizio duro, quello dell’ex sindaco socialista. Ancor più significativo perché amico dell’attuale primo cittadino: “Conosco bene Dosi, lo stimo anche. Mi sento di dirgli, come ho fatto personalmente, di ricordarsi che lui è un riferimento per la città. I piacentini vedono lui come rappresentante. Deve avere in testa che il ruolo, per il quale si è candidato, richiede decisioni che solo lui può assumere. Una direzione dall’esterno non viene accettata dai cittadini”. 
Infine, in senso temporale, Gianguido Guidotti, il cui mandato si svolse tra il 1998 e il 2002: “E’ una situazione che non si è mai verificata, in tali dimensioni e situazioni nel passato. Io ho avuto una giunta unita e senza contrasti. Negli ultimi sei mesi le dimissioni di Tommaso Foti, per motivi personali, non portarono a rimpasti di giunta. Ho avuto modo di conoscere Francesco Cacciatore (vicesindaco estromesso dopo il rimpasto, ndr) e l’ho trovato sensibile e attento ai problemi della città. Così come Giovanna Palladini, attraverso mia moglie, e ne ho sentito parlare bene anche da mio figlio Alessandro. Le ragioni espresse sugli organi di informazione non mi sono parse quelle reali. Tali, cioè, da giustificare un rimpasto così vasto”. Guidotti, poi, ha ricordato qual’era in passato l’influenza sul sindaco dei partiti: “Forse prima era più forte la nostra posizione. Non ho avuto nessun contrasto di questo tipo. Oggi, invece, stando a quel che si vede e sente, pare che ci sia. E non certo identificabile alla luce del sole”. 
Gli ex sindaci, comunque, ora che il “pasticcio” è stato fatto, sono apparsi concordi anche nei consigli che darebbero a Paolo Dosi per concludere il mandato nel migliore dei modi. “Lavorare, lavorare, lavorare. Perché se ora non raggiungerà risultati non potrà dare più la colpa a nessuno” ha detto Benaglia. “Attenersi al programma ed essere sé stesso, senza farsi influenzare da nessuno. Credo sia in grado di farlo” ha concluso Guidotti, con un auspicio benaugurante. 

I sindaci di Piacenza dal dopoguerra ad oggi sono i seguenti

Periodo         Primo cittadino         Partito        
1945    1947    Giuseppe Visconti      Partito Comunista         
1947    1950    Ettore Crovini             Partito Comunista         
1951    1956    Giacomo Chiapponi    Democrazia Cristiana    
1956    1957    Angelo Virgilio Faggi   Partito Socialista Democratico        
1957    1960    Giancarlo Montani       Partito Socialista Democratico        
1961    1963    Alberto Sigaroli           Democrazia Cristiana        
1963    1964    Giovanni Menzani        Democrazia Cristiana        
1965    1966    Giovanni Cerlesi          Partito Socialista Democratico     
1966    1969    Giancarlo Montani       Partito Socialista Democratico        
1970    1975    Erio Ghillani                Democrazia Cristiana        
1975    1980    Felice Trabacchi          Partito Comunista         
1980    1985    Stefano Pareti              Partito Socialista Italiano        
1985    1990    Angelo Tansini              Partito Socialista Democratico         
1990    1992    Franco Benaglia           Partito Socialista Italiano        
1992    1993    Anna Braghieri              Democrazia Cristiana        
1993    1994    Filippo Grandi                Partito Liberale        
1994    1998    Giacomo Vaciago          Centrosinistra        
1998    2002    Gianguido Guidotti         Centrodestra        
2002    2007    Roberto Reggi                La Margherita        
2007    2012    Roberto Reggi                La Margherita poi Partito Democratico        
2012    –    Paolo Dosi                           Partito Democratico