Sanremo, per il Lunezia i testi più belli sono di Arisa e di De André

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Come tradizione, a poche ore dall’inizio del Festival, il vertice del Premio Lunezia esprime le sue preferenze sui testi pubblicati da “Sorrisi e Canzoni” e sui brani dei giovani. Stefano De Martino, Paolo Talanca e Loredana D’Anghera rendono note le scelte.

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blankIl testo più toccante dell’intero Festival – dice Paolo Talanca – è probabilmente quello di Cristiano De André, Invisibili. Nelle interviste, De André ha dichiarato che il brano parla della sua città, Genova. In realtà crediamo che il testo sia decisamente un modo per cercare di far pace con l’ombra ingombrante del padre Fabrizio. E le parole riescono a restituire una tensione incredibile, sul filo teso del rapporto con un padre mitologico e maledetto, con «medagliette al merito […] laureato in danni irreversibili». Da una parte Cristiano che parla a Fabrizio; dall’altra Cristiano cantante che parla al Cristiano uomo. Un gioco di specchi in cui l’incomunicabilità è il significato primo e ultimo. Il ritornello in genovese, poi, è un modo per arrivare alla sincerità senza tempo, del cuore, per cercare di scardinare quell’incomunicabilità. Cristiano parla in dialetto come il padre, quel dialetto che portò Fabrizio a scrivere il suo capolavoro assoluto: Crêuza de mä.

blankUn testo molto ben fatto – prosegue Talanca – è anche Controvento, cantato da Arisa. Il testo racconta la voglia testarda di resistere in amore, esserci sempre e rispettare una promessa. La parte più riuscita è nel ritornello, con versi brevi e insistenti, come «Io sono qui […] non parlerò […] ma ci sarò […] risolverò […] ma ci sarò […] acqua sarò», sono quinari tronchi e si possono immaginare ossessionanti nella musica, che si completano con i settenari da cui sono seguiti, per una serie di endecasillabi: il verso più nobile della poesia italiana. Una costruzione molto raffinata, che credo sarà di grandissimo impatto con il completamento della musica. Un’ eroina d’altri tempi in difesa dell’amore.
Sui giovani in gara, Loredana D’Anghera e Paolo Talanca commentano il lavoro di Filippo Graziani che, con la sua Le cose belle, è ritenuto il più interessante: il mood rock della musica restituisce tutta la determinazione di Graziani, che canta contro chi vuole etichettare la vita e l’arte di una generazione intera, inoltre la “circolarità” della melodia e il ritmo brillante completano un prodotto di qualità musical-letteraria.

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