SuperDuper Hats : passato e futuro in un sol cappello

Nell’arte (non dico moda perché sarebbe troppo restrittivo) esistono certe personalità che con le proprie creazioni danno un contributo indelebile a quella che sarà la cultura del nostro futuro,diventando fonti di ispirazione per coloro che vogliono (nel loro piccolo) cambiare il mondo.

Il trio SuperDuper può benissimo sentirsi parte di questo ristretto gruppo di veri artisti, non solo per la loro indiscutibile bravura nel realizzare cappelli,ma per l’amore e la dedizione che mettono in tutto ciò che creano. Proprio per questo li ritengo i migliori cappellai in circolazione.

“Quando un cliente compra un nostro cappello,sa che sta acquistando una storia,una parte della nostra giornata,di noi stessi”: così Matteo,Veronica e Ilaria definiscono le proprie creazioni,che sono frutto di una passione,di una filosofia,di un movimento.

Il loro non è un “semplice” disegnare e dar forma a cappelli d’alta qualità,ma è il tener viva quella tradizione che nella nostra società va a mano a mano perdendosi. L’idea nasce per gioco,dopo essere rimasti affascinati da una forma in legno per fare cappelli. Di conseguenza,spinti anche da una passione personale per i cappelli, hanno aperto la loro bottega a Firenze e con i loro aiutanti artigiani formano ormai una famiglia che ha un solo intento: fondere tradizione e modernità,sfornando un prodotto che sia sfruttabile nella quotidianità:“ Non abbiamo in mente un cappello strano,destinato a rimanere nelle vetrine. Ne vogliamo uno che possa riflettere la personalità di chi lo compra e che possa essere indossato tutti i giorni”.

Oltre a questo,ci sono stati diversi aspetti che mi hanno colpito nelle loro parole,come il voler raccontare una storia,partendo da personaggi di riferimento che la rispecchino. La scorsa collezione ad esempio ruotava attorno alla figura dell’hobo,vagabondo che inizio secolo scorso saltava sui treni merce alla ricerca della libertà. Seguendo questo filone,nell’ultimo progetto il trio ha voluto riportare in vita i gandy dancers,ovvero gli operai che lavoravano allineando i binari,sincronizzando i movimenti di gruppo,trasformandoli in una specie di danza collettiva, smorzando così lo sforzo di quel mestiere così straziante.

Ecco che attraverso questo immaginario, SuperDuper non solo propone una collezione di cappelli magnifici,ma pieni di ricerca,di nostalgia del passato,ma anche di fame del futuro.

Il loro è un cammino che non tutti riescono o hanno il coraggio di intraprendere. In effetti gli ostacoli sono tanti,anche se le soddisfazioni sono molte di più. Una delle difficoltà maggiori è stata “ acquistarsi la credibilità agli occhi di chi svolge questo lavoro da una vita, passando di generazione in generazione. Uno dei nostri artigiani ha 80 anni e quando lo abbiamo contattato per la prima volta proponendogli il nostro progetto non riusciva a capire il senso nel fondere la tradizione con l’innovazione. Ora però è persino più sveglio di noi ed è contento della nostra collaborazione, che gli ha riportato grande stimolo e creatività”.

Parole di grande rispetto non solo nei confronti del proprio mestiere, ma soprattutto delle persone che glielo hanno insegnato. Si ritengono infatti immensamente fortunati per la possibilità che hanno, di incontrare artisti talmente umili,da non rendersi conto di avere la magia nelle mani: “Sono artisti inconsapevoli di esserlo e che nessuno conosce ed è anche grazie a loro che noi siamo qui!”.

Al procedere della conferenza organizzata da Vogue,le riflessioni del trio SuperDuper hanno iniziato a intrigarmi sempre di più,portandomi anche al massimo stupore quando hanno messo a confronto il loro successo italiano con quello estero : “La nostra visibilità è aumentata notevolmente anche grazie alla vittoria di Who’s on next? che ci ha dimostrato la presenza di un pubblico riconoscente e apprezzante il nostro lavoro. Ciononostante vendiamo molto di più all’estero. In effetti esiste il paradosso che il Made in Italy è molto più apprezzato fuori dall’Italy che in Italy. Il problema del mercato italiano è che siamo nati nella terra dei grandi nomi,portandoci dietro un bagaglio culturale che associa la moda ai grandi marchi. All’estero invece sono molto più attenti alle piccole realtà che crescono e hanno molta più fiducia nei giovani,aspetto che qui viene spesso a mancare.”

La mia reazione a queste parole potrebbe essere eguagliata alla delusione. Delusione nei confronti del nostro paese,che sembra rimanere fossilizzato nel passato senza considerare che il presente debba essere vivo,creativo,elettrizzante e il futuro pieno di persone come il trio SuperDuper,che abbiano rispetto  per la nostra storia,ma che la proiettino qui,ora,dove abbiamo bisogno di svolte,innovazioni e speranze;persone che si sveglino alla mattina non vedendo l’ora di andare a lavoro,perché ciò li rende felici;persone che lascino l’impronta esprimendosi in quello che fanno;persone che creino qualcosa che renda felici gli altri.

Proprio come fanno Matteo,Veronica e Ilaria con i loro cappelli.

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