Arriva Alberto di Masterchef: “Se fosse una donna? Piacenza sarebbe nuda”

 “E’ una storia d’amore, di corridoio, come se avessi amato una donna, sugli angoli delle vie mentre piove. Finisco la storia senza dolore, perché lei è entrata in casa, dopo gli ultimi baci e non potevo suonare. Forse era sposata”. Si era conclusa con questa frase, che non poteva passare inosservata, l’esperienza a Masterchef di Alberto Naponi, cremonese di 69 anni che ha stregato per il suo approccio disincantato e poetico alla vita e alla cucina. Ora, anche nel Piacentino, avremo la possibilità di conoscerlo di persona ma, soprattutto, poter gustare i suoi piatti. E’ prevista per l’11 aprile a Cortemaggiore, al 29016 pub in piazza Patrioti dalle 21, la sua dimostrazione ai fornelli che promette di non lasciare indifferenti.  Per questo lo abbiamo raggiunto telefonicamente, per farci spiegare cosa potremo gustare e quale rapporto intrattiene, da sempre con Piacenza. E, a sorpresa, sono emerse radici che si perdono nella notte dei tempi proprio con la nostra provincia. 

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Alberto, prima di tutto, com’è cambiata la tua vita dopo Masterchef?

“Ha rappresentato un  riscatto. Le occasioni adesso non mancano. Ultimamente, per esempio, sono stato chiamato dalla Rizzoli per scrivere un libro, non solo di ricette ma proprio sulla mia vita. Poi sono appena tornato da Napoli, dove sono stato quattro giorni a provare in alcuni alberghi dei dolci, in particolare di torrone e sperimentando sul pralinaggio. Comunque stanno nascendo tante altre possibilità, prossimamente anche in tv”. 

L’11 aprile, finalmente, avremo la possibilità di vederti all'opera. Ma qual’è il tuo rapporto con Piacenza e la sua cultura gastronomica?

“Mio nonno era di Piacenza, abitava in piazza Cavalli. E’ quello che ha creato la Baresi, l’azienda di biscotti secchi che in tempo di guerra faceva persino la gavetta per i militari e nella vostra città venivano venduti molti prodotti, visto che da sempre sono presenti molti militari. Mio nonno Alberto è di Piacenza, e tra l’altro era l’unico ad avere questo cognome, Naponi. Adesso l’ho ereditato io e penso di essere l’unico in Italia ad averlo. Una bella responsabilità. Il padre di mio nonno si chiamava N.N. cioè non aveva nome e cognome e la famiglia proveniva dalla zona di Bobbio. A Piacenza aveva iniziato come calzolaio ma la famiglia era legata alla poesia, perché lo zio faceva le poesie addirittura per il Re”. 

Insomma i tuoi legami con la nostra provincia non mancano. Cosa ne pensi della cucina? 

“Il discorso è lungo. Noi cremonesi siamo sempre venuti a Piacenza, perché a un chilometro di distanza, oltre il ponte, trovi un dialetto diverso, un pane diverso, un vino diverso, un modo di fare diverso. Cambia tutto e ritorni nella via del sale, con un’armonia nuova, con figure ed emozioni fantastiche. Piacenza è un passaggio incredibile. La gente passava e intanto formava nuove famiglie. Perciò ha recepito mille favole, che si ritrovano nei cibi. A Rivergaro troviamo chi produce dei formaggi particolarissimi, sono dei francesismi che hanno trovato un futuro. Cremona ha avuto meno influenze, ha un’armonia e un modo di fare diverso, legato all’agricoltura. Ha queste fabbriche dolciarie ormai decadute, mentre il territorio Piacentino si è evoluto di più nel cibo. Piacenza è un passaggio di cultura e di filosofie. Perciò io lo sento come un acuto, una frazione dell’Italia. Un’oasi, tutto è avvenuto naturalmente”. 

A Masterchef ti sei fatto apprezzare, oltre che per i tuoi piatti, anche per gli accostamenti con le “paperine”, le donne. Se fosse una donna, Piacenza, che tipo sarebbe?

“Aspetta che ci penso, devo fare un giro del tavolo e te lo dico. Sarebbe una donna svestita. Non vestita. Cioè una donna con poche cose che coprono la pelle. Un nudo normale, come se fosse vestita, come se il nudo non esistesse, senza inibizioni. O perlomeno avrebbe un vestito sottile, però colorato. Un nudo molto particolare, dove vedi le forme, anzi, dove assaggi gli odori. E anche le donne sono così, nell’atteggiamento, come modo di approcciare. A Piacenza si denudano di più. 

A Cortemaggiore, invece, nella tua esibizione, cosa ci farai assaggiare?

“Farò qualcosa di particolare, anche perché non amo cucinare per tanta gente, perché di solito soccombi. Mi piace curare i piatti. Comunque faremo qualcosa con la lugànega in concia di formaggio, legata alle tradizioni piacentine, fatta con bucce di limone e che verranno rosolate insieme al porro e alla conserva concentrata. Il tutto legato da un vino dolce, languidamente dolce”. 

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