Logistica: “Il lavoro illegale diventa regola e i sindacati sono fuorigioco”

 “La logistica hi-tech accanto al lavoro illegale. Miscela esplosiva sull’asse Piacenza-Bologna”. E’ il titolo del “viaggio” del giornalista Dario Di Vico, del Corriere della sera, all’interno della logistica. Lo spunto è stato l’ultimo congresso nazionale della Filt-Cgil, che ha messo in luce quanto nel settore “i nervi sono tesissimi”. 
Non è certo una novità, nel Piacentino, ma sicuramente sul pezzo vengono ben sintetizzati tutti i fattori che hanno portato in passato a manifestazioni, ma anche scontri e denunce. 

“Il lavoro illegale rischia di diventare la regola e il sindacato è fuorigioco” si legge.  Lo testimonia l’attacco del segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso, al ministro Poletti, ex presidente Lega Coop: “Ci son troppe false cooperative nel mondo della logistica e dei trasporti. La legge è da rifare”. 

Ma i problemi sono molteplici, visto che in questo mondo convivono e-commerce, autotrasporto, e facchinaggio. “Nel puzzle c’è di tutto: tecnologia sofisticata di Amazon e Yoox, i camionisti dell’Est europeo a caccia di un ingaggio qualsiasi e i facchini maghrebini sottopagati e ricattati”. Aspetti che Piacenza ha conosciuto bene in questi anni. 

“L’asse territoriale”, come viene chiamato, è proprio quello che collega il polo logistico di Piacenza con l’interporto di Bologna, “160 km che mettono insieme high tech e schiavismo, ritardi del trasporto italiano e rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata”. 

E non solo l’Ikea, come multinazionale intorno alla quale ruotano altri satelliti, ma anche la Amazon di Castelsangiovanni: “Lavorano 300 addetti, di cui il 90% magazzinieri, età media tra i 30 e i 32 anni, in maggioranza italiani. Non c’è sindacato, perché nessuno ne ha fatto rischiesta ma si applica il contratto nazionale del commercio più un bonus collettivo legato alla sicurezza e alla qualità”. 
Secondo i dati di Veneto Lavoro tra il 2008 e il 2011 nella logistica nord-estina sono stati assunti 1.700 stranieri e licenziati 1.200 italiani. 

“Un modello della logistica basato sul laissez faire”, ha detto Andrea Appetecchia dell’Isfort, che ha portato a meno merce trasportata, distribuzione dei flussi concentrata al Nord, fabbisogni professionali di scarse qualifiche e condizioni di lavoro al limite della legalità”. 

Sempre i dati di Filt-Cgil sono nero su bianco a testimoniarlo: “Il 34% degli addetti sono facchini, il 16% autisti, il 7% conduttori di mezzi pesanti, il 5% fattorini e portalettere. E solo il 24,2% dei contratti sono a tempo indeterminato. Il resto è lavoro a termine, lavoro somministrato, intermittente o contratti a progetto”. 

Senza contare le retribuzioni: “In Emilia un’ora di facchinaggio dovrebbe costare 15-17 euro e invece si firmano contratti anche da 12-11 euro con le false coop”. Ma l’articolo di Di Vico fa un passo ulteriore, andando a spiegare da chi, spesso, vengono gestiste: “Alla testa di queste coop dei veri e propri broker di manodopera, che reclutano immigrati in collaborazione con improvvisati capi comunità che altro non sono che caporali”. Il 73,1% degli stranieri, si legge sempre sul Corriere, trova lavoro grazie a parenti e amici.  

 

Il commento del consigliere comunale Carlo Pallavicini, rappresentante del Nap: “L'articolo di De Vico non sorprende il cittadino, attento al benessere della sua città. Sono ormai 3 anni che come Network Antagonista Piacentino e SiCobas organizziamo e sosteniamo le lotte dei lavoratori della logistica e un movimento così duraturo non può mai essere una casualità, bensì il segno di un'evasione sistemica dei diritti dei lavoratori. Di fatto, quello esercitato dalla gran parte delle cooperative è oggi nel nostro paese l'avanguardia dello sfruttamento e dell'estrazione di profitto basata non sulla qualità del lavoro o della reale competitività, ma solo della compressione massima di salari e diritti, classico sintomo di un capitalismo rapace ma anche ‘straccione’, perché rinunciatario fin dalle sue premesse nella ricerca della qualità e del benessere sociale. Ciò si riflette negli assetti governativi con la nomina di Poletti al Ministero del Lavoro e sarà al centro del contributo piacentino alla manifestazione nazionale prevista per sabato prossimo, 12 aprile a Roma, dove sfileremo a fianco delle altre resistenze del nostro paese, dai NoTav ai movimenti per la casa, anch'essi sotto attacco di questo governo attraverso il cosiddetto “piano casa”.

 

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