Ikea, in 250 manifestano per lavorare. Dosi: “Con i Cobas non trattiamo”

 "Siamo ostaggio di criminali". Sono esasperati e si sono detti concordi, i circa 250 lavoratori Ikea che hanno manifestato in mattinata davanti al Comune contro le proteste del sindacato Si Cobas che hanno portato alla chiusura dello stabilimento di Le Mose. "Ci minacciano, il clima è teso all'interno dell'azienda, per colpa loro che non vogliono rispettare le regole" ha detto più di un dipendente della multinazionale svedese. "Vogliamo tornare a lavorare. Non possiamo rischiare lo stipendio per delle persone che non si adattano a disposizioni di sicurezza alle quale aderiamo tutti" ha detto un altro.
Il sindaco Paolo Dosi, dal canto suo, ripercorrendo le fasi della trattativa partita da un anno a questa parte, ha assicurato che "non siamo più disposti a trattare con queste persone". In prefettura, già nel pomeriggio è atteso un incontro in Prefettura verso le 18 al quale, oltre alle istituzioni, sarà presente l'amministratore delegato della Casa madre Ikea direttamente dalla Svezia.
Non sono mancati poi numerosi attacchi al consigliere comunale Carlo Pallavicini, che ha sostenuto le manifestazioni di questi giorni. "Non è possibile che un rappresentante delle istituzioni sostenga dei facinorosi che sostengono cause che non stanno ne in cielo ne in terra" ha detto un lavoratore che in passato ha partecipato alle proteste.

Le proteste del sindacato Si Cobas sono riesplose nei giorni scorsi, dopo che la cooperativa San Martino ha inviato a 33 lavoratori un provvedimento di sospensione. Questo dopo che il gruppo – secondo l'azienda – si era reso responsabile dell'occupazione di un reparto per difendere un loro collega al quale era stata cambiata la mansione visto che gli era scaduto il patentino come carrellista. Per timore che fosse lasciato a casa – hanno detto i manifestanti – avevano deciso di protestare. Ben diversa la versione della cooperativa, la quale ha solo chiesto che il lavoratore si attenesse alle norme di sicurezza rinnovando il documento, senza perdere lo stipendio. 

IKEA, TRESPIDI INCONTRA I DIPENDENTI DELLA SAN MARTINO: “AL FIANCO DEI LAVORATORI CHE VOGLIONO LAVORARE”

Duro intervento del presidente della Provincia: “Caos da troppo tempo: Ikea deve rimanere a Piacenza e i cancelli devono essere liberati subito”. Trespidi ha incontrato poco dopo le 13 nel palazzo di via Garibaldi i lavoratori di Ikea e della cooperativa San Martino che, non coinvolti nelle proteste di questi giorni e a seguito della sospensione delle attività dell'azienda di Le Mose, hanno chiesto un confronto con le istituzioni.

“Io sono al vostro fianco – ha esordito il presidente Trespidi che questa sera parteciperà al vertice convocato in prefettura – sono con i lavoratori che vogliono lavorare. Nel nostro Paese ultimamente accadono fatti strani: non è tollerabile che a causa di alcuni facinorosi decine di lavoratori non possano andare a lavorare. Ho chiesto pochi minuti fa al Questore di Piacenza che vengano liberati i cancelli. Non sono in discussione, sia chiaro, il diritto di manifestare e il diritto di scioperare: ma il diritto al lavoro, così come previsto dalla Costituzione, non può essere ostacolato da nessuno. Con la gente che impedisce ad altri di svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle regole e delle leggi non si tratta: questa situazione di caos è durata per troppo tempo ed è ora di chiudere questa partita. Ikea deve rimanere a Piacenza e i lavoratori devono poter tornare a lavorare subito”.
“Offro la mia disponibilità – ha continuato il presidente Trespidi – ad essere al vostro fianco, a sostenere il diritto dei lavoratori. In un momento in cui la crisi economica ha costretto molte aziende a chiudere non è accettabile che in un luogo dove il lavoro c'è non si possa lavorare. Così come non è accettabile il fatto che alcune forze politiche appoggino comportamenti non più tollerabili”.
Al vertice in Provincia ha preso parte anche il consigliere provinciale del Pd, Marco Bergonzi.

 

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