Credito cooperativo, contratto scaduto: “A rischio 28 dipendenti piacentini”

“Lo strappo di Federcasse sul contratto rischia di provocare un danno non solo a dipendenti e clienti, ma anche di azzerare il ruolo di volano economico che in numerosi territori emiliano romagnoli il sistema delle Banche di Credito Cooperativo ha rappresentato finora”. E’ questa l’accusa lanciata da  Giorgio Camoni , segretario territoriale dei bancari (Fiba) Cisl di Piacenza, nel commentare l’ipotesi che Federcasse, l’associazione delle Banche di Credito Cooperativo, nell’incontro chiarificatore previsto con i sindacati a Roma il prossimo 10 luglio, possa disapplicare il contratto nazionale di lavoro.

Vicenda nata il 26 novembre del 2013, quando i banchieri avevano dato la disdetta del ccnl, poi di fatto sospesa con l'accordo siglato con i sindacati lo scorso 2 aprile, a condizione però che si fossero trovati accordi su tutta una serie di tematiche. Accordi che Federcasse non ha firmato, quindi la disdetta è rimasta e lo scorso 30 giugno il contratto collettivo nazionale è scaduto.

Decisione che nella sola Emilia Romagna coinvolge ben 3.335 lavoratori alle dipendenze di 21 BCC, a fronte dei circa 37mila dipendenti e delle 385 BCC di tutta la penisola. Banche di Credito Cooperativo presenti quindi in sei province emiliano-romagnole con 436 sportelli, che rappresentano circa il 13,6% di tutte le agenzie bancarie della regione e circa il 10% del Credito Cooperativo in Italia.

“Se nell’incontro del 10 luglio la decisione di Federcasse fosse confermata – ha continuato Giorgio Camoni – le conseguenze per tutto il sistema del Credito Cooperativo sarebbero ancora più gravi, poiché si sommerebbero alla situazione a tinte fosche descritta nel bollettino della Banca d’Italia di questi ultimi giorni: su 14 banche commissariate in Italia, ben 7 sono BCC”.

“Noi crediamo che disapplicare il contratto di lavoro – ha proseguito Giorgio Camoni  – non solo non servirebbe a risolvere i problemi che in questo momento attanagliano il Credito Cooperativo, ma, al contrario, costituirebbe un aggravio per soci e clienti”. “Un momento così difficile per le BCC – ha concluso il sindacalista – può essere affrontato solo attraverso una comunione d’intenti che non può che scaturire dal confronto costruttivo tra le parti, così come sta cercando di fare il resto del sistema bancario. Difatti  in ABI il dialogo tra le parti sta portando i suoi frutti, con accordi come quello di pochi giorni fa in Unicredit che ha permesso di gestire 5.500 esuberi, ma naturalmente per discutere bisogna che ci sia la volontà di ambo le parti”.

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