L’ Ambasciatore Giorgi e Tiziano Terzani: “di lui ho un vivo ricordo”

La consegna del premio Coppa d' Oro, tributatogli l' altro ieri, è stata un' occasione per fare una breve chiacchierata con l' Ambasciatore italiano in Giappone, Domenico Giorgi, che ha colto l' occasione per tornare nella sua Piacenza dopo aver avuto l' orgoglio di ospitarne in Giappone un pezzo prestigioso: il Tondo di Botticelli custodito a Palazzo Farnese.

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Con il diplomatico, dal novembre 2012 Ambasciatore d’ Italia nella terra del Sol Levante, abbiamo parlato anche del suo passato e in particolare degli anni in cui era Primo Segretario presso l’ Ambasciata italiana a Pechino.

In quel periodo la sua vita si intreccia con quella di Tiziano Terzani e il nome di Giorgi ricorre più volte nei suoi scritti. In un passo lo definisce addirittura il suo angelo custode, in occasione del suo arresto: “Arrivo col mio angelo custode, Giorgi dell’ambasciata, giovane bene di Piacenza al suo primo incarico con il grande dono del physique du rôle” scrive.

L’ ultimo libro, postumo, arriva a 10 anni dalla scomparsa dello scrittore. “Un’idea di destino. diari di una vita straordinaria”, raccoglie diari inediti, ed è stato pubblicato pochi mesi fa da Longanesi. Nel libro viene raccontato in dettaglio il periodo che il giornalista trascorre in Cina, assieme alla famiglia, dove si è ormai stabilito da cinque anni, prima di essere arrestato, nel marzo dell’ 84.

Il regime di Deng Xiaoping non vede di buon occhio la sua attività e per questo lo imprigiona, come ricorda Giorgi ai nostri microfoni, “con accuse del tutto inconsistenti”.

“Con Tiziano abbiamo passato un mese insieme, non dico giorno e notte ma quasi. Per me è stata una grande palestra – dice ancora Giorgi – e nel libro Terzani ricorda la passeggiata notturna nel parco della Città proibita di Pechino, una volta esaurita la fase più acuta e drammatica della sua vicenda giudiziaria. Di quei momenti ho anche io un vivo ricordo”.  

Terzani scrive così di quei momenti: “Chiedo a Giorgi di andare a fare due passi. Parcheggiamo la macchina nel grande cortile della Città proibita e facciamo una magnifica passeggiata nel freddo del tramonto, sotto le mura rosso-violette. Uno spicchio di luna penzola nel cielo, un vecchio imbacuccato passa a ritmo di marcia. Mi sento libero, lontano da microfoni, libero in una splendida Pechino che avrei dolore a lasciare”.

Quella Cina non è certamente la Cina di oggi, tante cose sono cambiate e l' Ambasciatore Giorgi ci spiega, in breve, come si è trasformato il Paese.

“In Cina ci sono stato all’ inizio degli anni 80 – racconta il Diplomatico –. Allora era un paese povero, tutti erano vestiti uguali e in giro c’erano solo biciclette. Oggi la Cina ha fatto enormi progressi, tant'è che non la riconosco più. 

L’ ambiente urbano è cambiato così tanto che in occasione di una mia visita ho provato a tornare a casa a piedi dal centro di Pechino e non ci sono riuscito”.

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