Bullismo, lo sfogo di una mamma: giovani criminali più tutelati di mio figlio

Minacce, toni aggressivi, facce da duri mentre fumano nei bagni della scuola. Una scuola media piacentina, quindi stiamo parlando di ragazzini ben lontani dalla maggiore età. Le minacce e l'aggressività erano da parte di alcuni giovanissimi stranieri e rivolte a un 12enne piacentino costretto a sborsare nel giro di qualche mese 450 euro in contanti, ma anche giochi della Play Station, la merenda della mattina e altro ancora. Un inferno per questo bambino. Un inferno di cui fortunatamente si sono accorti i suoi genitori benché non fosse certo facile. Da lì la denuncia, il lavoro (ottimo) della squadra mobile piacentina e l'allontanamento dei due "bulli" dalla scuola in questione. Ma non è finita. Perché ora quel 12enne, di cui anche noi degli organi di informazione abbiamo subito smesso di parlare e scrivere, si è chiuso in sé stesso, è traumatizzato e sta facendo un percorso con un neuropsichiatra infantile. Un altro piccolo inferno. Tutto ciò a fronte di un sistema giudiziario che prevede scarsissime possibilità di tutela per chi subisce reati da parte di minorenni. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera della mamma di questo ragazzino. Uno sfogo che dice più di quanto potrebbero mille articoli.  


Sono la mamma del ragazzino dodicenne a cui è stato estorto del denaro da parte di tre bulli stranieri, al fine di poter “vivere tranquillo” all’interno della scuola. Ho notato con piacere che avete dato risalto a questa brutta vicenda, ovviamente in forma anonima data l’età dei delinquenti in crescita e soprattutto di mio figlio, che vorrei tutelare ed è per questo che  Vi chiedo di non pubblicare il mio nome.

    I bulli erano tre, un tunisino e due dell’Europa dell’Est, ed oltre al denaro estorto gli veniva regolarmente sottratta la merenda; inoltre vi erano chiare richieste scritte che gli ordinavano di consegnare loro cellulare, orologio, figurine e giochi per la play station. Tutto questo avveniva nel bagno della scuola media dove i tre si recavano regolarmente per fumare (mi chiedo quindi se esiste un controllo all’interno della scuola). Quando mio marito ed io, che ci reputiamo genitori attenti, ci siamo accorti di ciò che stava succedendo, abbiamo seguito l’iter della giustizia recandoci insieme a fare una regolare denuncia e rivolgendoci in seguito ad un legale di fiducia. Quest’ultimo ci ha riferito che noi genitori, poiché si tratta di un processo contro minori, non possiamo costituirci parte civile e in sede penale non potremo sicuramente pretendere un risarcimento né per il denaro estorto né, cosa per noi ben più importante, per il danno psicologico inevitabilmente subìto da nostro figlio. Forse, fra anni, con una causa civile potremmo provare non con poche difficoltà ma con una quasi certezza di non riuscirvi, a dimostrare la “culpa in educando” delle famiglie dei delinquenti. Sì perché anche se giovani, per quanto mi riguarda sono dei veri delinquenti. In ogni caso le spese supererebbero ciò che potremmo forse (e sottolineo FORSE) ottenere poiché si tratta di stranieri quindi di famiglie non abbienti (ma su questo manifesterei qualche dubbio).

Non ne faccio una questione di soldi perché i soldi non toglierebbero a mio figlio le conseguenze di ciò che ha subìto ma perché, mi chiedo perché questa giustizia non tutela chi subisce dei soprusi? I minori sono meno importanti dei maggiorenni forse? Avevo promesso a mio figlio che alla fine di tutto gli avrei fatto un bel regalo ma ora chi glielo dice che i soldi per il bel regalo li dovremo spendere per l’avvocato che giustamente svolge in maniera egregia il suo lavoro e  in sedute dal neuropsichiatra infantile? Certo perché grazie a questi disgraziati, mio marito ed io dobbiamo inevitabilmente chiedere aiuto ad uno specialista per riuscire a far metabolizzare l’accaduto a nostro figlio che ora si chiude in se stesso ogni volta che siamo costretti ad affrontare l’argomento. Psicologicamente purtroppo non sta affatto bene. E chi glielo dice che da oggi in avanti, mamma e papà molto probabilmente sceglieranno di non affidarsi mai più alla giustizia? E come gli giustifico che da Italiano il suo Paese non lo tutela come dovrebbe? Perché nelle scuole medie, dove tanto si parla di sicurezza stradale ed argomenti simili, non si affronta coi ragazzi questo tipo di argomento?  Probabilmente non gli dirò nulla di tutto questo, mi terrò tutto dentro insieme a tutta quella sofferenza che provo per non essere riuscita ad evitargli tutto ciò. Psicologicamente anch’io non me la passo molto bene ma riesco per fortuna a non esternarlo. Grazie per l’attenzione e grazie per aver letto questo mio sfogo.

Colgo l’occasione per ringraziare gli ispettori e il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Piacenza per il loro intervento tempestivo.

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