Violenza alle donne, Tarasconi e Molinari (Pd): “Educare le nuove generazioni”

Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un tema caldo, di cui si parla e si discute ormai da qualche anno contribuendo a creare una cultura del “problema”. Che tuttavia resta tale. E lo dimostra il numero di episodi di cui sono piene le cronache, anche locali. Non ultimo, il caso di ieri riportato dagli organi di informazione: un uomo, un marito di 64 anni che è arrivato a prendere a testate in faccia sua moglie in un ufficio postale alle 9 del mattino e che solo dopo questo episodio eclatante, in mezzo alla gente, è stato condannato; anche se nel corso del processo è emersa un’inquietante serie di violenze, magari minori, di cui era composta la vita di quella coppia.

Una «piaga», dunque, più che un problema, secondo Katia Tarasconi che con Gian Luigi Molinari è candidata alle prossime regionali del 23 novembre per il Pd. Una piaga sociale, dunque, che richiede consapevolezza prima di tutto, e poi osservazione e infine azione. «Dobbiamo iniziare a pensare in modo diverso» dice la candidata, che tra le varie cariche istituzionali che ha ricoperto nella sua carriera amministrativa c’è quella di assessore comunale alle Pari opportunità e che soprattutto ha vissuto a lungo negli Stati Uniti dove da almeno due generazioni è stato “assorbito” un approccio culturale che nega la violenza sulla donna, dove anche il semplice scherzo, la battuta apparentemente innocua sono visti come un affronto inaccettabile.

«Dobbiamo cambiare il punto di vista – prosegue Tarasconi – e ragionare in prospettiva concentrandoci maggiormente sulle iniziative che contribuiscano a modificare l’approccio culturale. In altre parole dobbiamo far crescere le nuove generazioni nella piena consapevolezza di quanto sia orrendo e ingiusto il comportamento di chi fa valere la forza fisica per prevalere». Un comportamento che invece da molte culture, e non solo quelle in teoria più “arretrate” o povere, è percepito come accettabile o quantomeno tollerabile.

«La Regione può fare tanto in questo senso» afferma il candidato Gian Luigi Molinari, già sindaco di Vernasca. E’ convinto – come già per altri settori di intervento dell’ente – che non sia più sufficiente «rincorrere le emergenze, intervenendo quando il danno è fatto. Si deve prevenire». E la prevenzione, con riferimento alla violenza di genere, richiede un impegno politico serio, deciso e concreto che lasci da parte gli slogan e, partendo dai dati, lavori sull’educazione, sull’approccio culturale. «L’aiuto alle donne che si trovano a vivere in contesti di violenza è comunque determinante – ci tiene a sottolineare Katia Tarasconi – Anche perché senza aiuti concreti, senza strutture che permettano l’emersione di fatti del genere e l’assistenza una volta che sono emersi, le donne vittime di soprusi non troveranno mai il coraggio di denunciarli».

E parliamo di numeri che in effetti fanno paura: in un anno sono quasi 2.500 le segnalazioni di donne picchiate, seviziate o comunque vessate da uomini in Emilia-Romagna; «nella stragrande maggioranza dei casi dai mariti, dai compagni, dai padri, dagli uomini di casa, insomma». Solo a Piacenza nel 2013 sono stati 148 i casi di cui si sono occupate le autorità.

Numeri in crescita, dunque; il che, se da un lato sbatte in faccia una realtà che fa male e che la dice lunga su quanto questa piaga sia ancora attuale in una regione “ricca” come la nostra, dall’altro rivela un coraggio maggiore nel denunciare, nel raccontare, nel ribellarsi a situazione che magari fino a qualche anno fa venivano accettate supinamente, perché era uno e costume che fosse così. «Del resto viviamo in un Paese dove fino a qualche anno fa – nota Katia Tarasconi – la violenza sessuale su una donna non era nemmeno un reato contro la persona ma contro la morale pubblica».

Bene le risorse che permettano di creare strutture di accoglienza e assistenza, dunque, ma secondo i candidati alle regionali Tarasconi e Molinari, da Bologna devono partire azioni e interventi più decisi sulle nuove generazioni e su una comunicazione che contribuisca in modo efficace a mettere all’angolo ogni forma di violenza. Su tutte quella di genere.

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