Esondazioni, Confagricoltura: danni nelle campagne, paura nelle aziende

In queste ore il pensiero torna al 1994 ed al 2000, la piena del Po, che doveva attestarsi attorno ai sei metri, prosegue inesorabile verso i sette attesi in giornata. Intanto dalle campagne arrivano le telefonate allarmate a Confagricoltura Piacenza. “Registriamo l’esondazione di alcuni canali nella zona di Monticelli – riporta Luigi Sidoli, direttore di Confagricoltura Piacenza – in località Valli e in località Crocina a Monticelli è esondato il Cavo Gambina, un canale privato; A San Nazzaro ci sono aziende già allagate.  A Piacenza è esondato il Riello; dalla zona di Castel San Giovanni riferiscono che a Calendasco e Rottofreno il Po è al limite dell’argine maestro mentre le zone golenali sono già allagate. Auspichiamo che la situazione possa rimanere sotto controllo, dato che per quanto riguarda i danni in campagna è già un bollettino di guerra”. Le piogge persistenti hanno aumentato oltre il previsto il rischio di esondazione dei fiumi e già fatto registrare l’esondazione di canali, gli allagamenti non si contano, così come i ristagni sulle colture che rischiano di essere compromesse.  I giallumi per asfissia radicale sulle colture autunno vernine saranno sicuramente un tratto distintivo della campagna nei prossimi mesi. “Ora va gestita l’emergenza – rincara Sidoli – solo superata la fase critica sarà possibile effettuare una stima, che già si profila significativa, dei danni. Purtroppo, le conseguenze di un’errata gestione ambientale ci stanno proiettando da un’emergenza all’altra”. Gli alvei dei corsi d’acqua sono coperti di vegetazione e di materiali inerti, ma soprattutto di regole e di divieti, tanto da essere praticamente intoccabili. Sono diventati il regno ingovernato di animali che mettono a repentaglio la tenuta delle arginature.  “Gli agricoltori non nascondono tutta la loro rabbia nell’assistere impotenti non tanto alle conseguenze del maltempo, quanto alla mancanza di una consapevolezza comune sulle cause che le hanno generate. Bisognerebbe – conclude Sidoli – cominciare a resettare tutte le politiche del territorio e rifondarle prendendo lezioni dal passato”.

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