Torture e finte esecuzioni, Vallisa: “Esco dall’inferno, rivedo la luce”

 "Non è stato trattato bene dai suoi rapitori". Sono le parole del parroco di Cadeo, don Umberto, il quale ha incontrato Marco Vallisa questa mattina, venerdì 14 novembre, insieme al sindaco Marco Bricconi. L'ingegnere di 54 anni sequestrato in Libia il 5 luglio scorso è tornato a casa ieri sera intorno alle 23.30 tra gli abbracci della moglie e dei tre figli.  

Questa mattina lo abbiamo raggiunto e con disponibilità, nonostante siano passate solo poche ore dal suo ritorno, ha accettato di raccontarci com'è stato passare la notte a casa dopo mesi di lontananza e patimenti: "Non sono stato trattato bene, ma è un luogo di guerra e quindi è comprensibile. Comunque rivedere i miei figli è stato come rivedere la luce in fondo al tunnel". 

Ostaggio fra botte e finte esecuzioni, questi i quattro mesi da incubo in cui il tecnico piacentino è passato attraverso. E ne porta i segni. Oltre alla magrezza, dalle maniche della tuta si intravedono le cicatrici ai polsi, forse delle catene o le corde utilizzate per immobilizzarlo. Il carattere di Vallisa, comunque, sembra d'acciaio. Ora che è a casa non manca di essere gentile con tutti coloro che suonano alla sua porta e, anzi, tocca alla moglie Silvia la parte della "cattiva", ma amorevole, per smistare il flusso di giornalisti, amici e conoscenti. 

"L'impegno della Farnesina è stato fantastico, devo solo ringraziarli – ha aggiunto – poi mi attendono gli esami all'ospedale e tornerò alla mia vita di sempre". 

Ora, sia il sindaco che il parroco di Cadeo stanno pensando ad una giornata interamente dedicata al proprio concittadino e amico. Giornata di festa che si potrebbe tenere già questa domenica, sempre tenendo presente comunque le condizioni psicofisiche di Vallisa: "Non so ancora – ha detto il diretto interessato – ma credo proprio che ci sarò". 

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