L’assessore Rabuffi si dimette: “Gesto di coerenza, un’eccezione in politica”

 Non c’è stato niente da fare, dopo l’incontro di oggi – a margine del consiglio comunale – tra il sindaco Paolo Dosi, segretario del Pd, Gian Luigi Molinari e rappresentanti di Rifondazione comunista Roberto Montanari e Comunisti italiani, Domenico Siciliano, non è stato trovato l’accordo e l’assessore Luigi Rabuffi ha deciso di rassegnare le sua dimissioni dalla giunta. 
Una scelta che, prima del confronto odierno, sembrava scongiurata. Invece, dopo la riunione tra le parti, evidentemente, non è stato trovato un accordo politico sulle richieste di Rifondazione e Comunisti italiani (Sel si era dissociata) per il rispetto da parte dell’amministrazione piacentina del programma sottoscritto congiuntamente. 
E così Rabuffi, come aveva annunciato, ha formalizzato le sue dimissioni verbalmente al sindaco Dosi e, nei prossimi giorni, le presenterà ufficialmente. 
“Ammetto di avere un po’ di delusione, perché abbiamo tante partite aperte con l’assessorato all’Ambiente e spero le possa portare avanti il mio successore – ha spiegato ai nostri microfoni -, gli attestati di stima mi hanno fatto certamente piacere, però devo dire che oggi la mia coerenza, prendendo questa scelta, in politica è un’eccezione, mentre dovrebbe essere la normalità”.
E ha aggiunto: “Poi non dobbiamo stupirci se l’astensione alle elezioni è così alta e il candidato di centrodestra, a Piacenza, prende 10 punti percentuali in più di quello di centrosinistra. Il mio gesto, spero possa dare un po’ di fiducia a chi crede nel valore della politica, con la P maiuscola, che è fatta di coerenza prima di tutto”. Anche perché, ha concluso, “il mio partito non chiedeva niente di più del rispetto del programma che avevamo sottoscritto: il registro delle unioni civili, l’acqua pubblica e la Pertite seguendo i referendum votati dai cittadini e così via. Cosa chiedevamo di strano? Ecco, il renzismo, forse, rispetto al passato, ha portato a questo tipo di atteggiamento di chiusura al dialogo e alla mediazione, in favore di un decisionismo che non fa bene alla politica”.   

 

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