La telenovela Rabuffi, la maggioranza nervosa e le voglie di congresso

Ci ha pensato il sindaco Paolo Dosi a smorzare le fibrillazioni interne alla maggioranza, da qualche giorno assai intense: “Ho chiesto all’assessore Luigi Rabuffi di mantenere l’incarico fino alla fine dell’anno. Due i motivi: perché completi alcun progetti di cui si era occupato personalmente e perché da qui a là, cosa per la verità difficile, magari potrebbe ripensarci”. La telenovela Rabuffi, che nei giorni scorsi aveva annunciato le sue dimissioni a seguita dell’uscita del suo partito Rifondazione comunista dalla coalizione di governo, è ben lontana dall’essere finita. Ed al momento non si può certo dire come finirà. Nella maggioranza, passi la metafora, erano già parecchi gli avvoltoi pronti ad avventarsi sulla carcassa ancora calda. Alcune anime del Pd avevano già fatto le prime rivendicazioni. Stessa cosa ha fatto l’altro giorno il vicepresidente del Consiglio Gianluca Ceccarelli a nome dei Piacentini per Dosi: “Se il sindaco deciderà di nominare un’altra persona al suo posto la priorità deve essere data alla civica, altrimenti io uscirò dalla maggioranza” ha avvisato. Nei giorni scorsi si era addirittura parlato di una volontà del sindaco di accontentare eventualmente un esponente dei Moderati. Nervosismo alto quanto basta per far osservare a Tommaso Foti (Fratelli d’Italia) che, “a poco più di due anni dall’inizio di questo mandato questa maggioranza è alle prese con problemi continui”.

Eppure resta validissima l’ipotesi che, anche in caso Rabuffi lasci con l’anno nuovo, Dosi decida di mantenere invariato l’assetto di giunta redistribuendo la delega all’Ambiente agli assessori rimasti sia per una questione di risparmio e di immagine (di questi tempi potrebbe essere saggio) sia per troncare sul nascere personalismi e ambizioni (suggerimento che gli arriva anche da una fetta del Pd). E questa sarebbe anche forse più di un’ipotesi dal momento che l’altro giorno in giunta lo stesso primo cittadino avrebbe comunicato ai colleghi l’intenzione. I vertici tra i dirigenti del Pd, principale partito della coalizione, e il sindaco si susseguono anche in queste ore. Si sarebbe potuto parlare di rimpasto pressoché certo nel caso di ingresso di Katia Tarasconi in consiglio regionale. Ma le indiscrezioni che rimbalzano sull’asse Piacenza-Bologna danno uno Stefano Bonaccini non troppo propenso a premiare un piacentino con un assessorato visto che proprio Piacenza è stata l’unica provincia della regione dove il neopresidente è andato sotto rispetto al suo competitor Alan Fabbri (tutt’ al più di vocifera di una Paola Gazzolo in odore di presidenza del Consiglio regionale). Questa circostanza ha fatto precipitare verso il basso le possibilità che da una parte Tarasconi possa coronare il sogno di entrare come prima dei non eletti, dall’altra quella di un robusto rimpasto nell’esecutivo. Insomma, il momento è delicato e si intreccia con un’altra questione che si sta schiudendo all’orizzonte nella magmatico cosmo del Partito Democratico. Dopo l’ingresso in consiglio regionale del segretario provinciale del Pd Gianluigi Molinari e con la spada di Damocle dell’incompatibilità da risolvere, la sempre irrequieta minoranza del partito (che ad oggi si regge sull’asse De Micheli-Gazzolo-Cacciatore) sta affilando le armi in vista di un eventuale congresso. Da quelle parti c’è voglia di ribaltone. Il prima possibile.

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