Civatiani in rivolta, Bosoni: “Fossi nel Pd ligure rischierei espulsione”

 Nel Pd i venti di burrasca non finiscono mai, neppure quando il segretario del partito riveste anche il ruolo di premier e sembra non avere rivali nella sua azione di governo. Gli avversari, in mancanza d’altro, il partito guidato da Matteo Renzi sa come trovarli al suo interno. E i malumori, per quanto sta accadendo, stanno attraversando non solo gli iscritti liguri, dopo il caso Cofferati, o i parlamentari, chiamati ad approvare l’Italicum. Anche a Piacenza, l’area civatiana, che fa parte della minoranza di sinistra, dimostra di avere ben più di un mal di pancia. A rappresentare il malcontento dilagante di un pezzo di partito, ci ha pensato ai nostri microfoni Daniele Bosoni, piacentino che fa parte dell’Assemblea Nazionale del Pd. 

Bosoni, il caso Cofferati non sembra aiutare l’unità del partito. 

“La sua fuoriuscita, ma anche la presa di posizione da parte di una parte del Pd ligure, capeggiata dal parlamentare Luca Pastorino, stanno manifestando un disagio. Si pone un problema, senza volerlo personalizzare sulla figura di Cofferati. Piuttosto è sul rispetto di alcune regole che secondo me sono fondamentali. Non è possibile che le primarie vengano decise o sotto l’egida di forze di centro destra, com’è avvenuto, per far vincere un candidato. Politicamente è inaccettabile. Il risultato è stato annullato in 13 seggi, non si può fare finta di niente”. 

Anche l’atteggiamento di Renzi, che ha liquidato la questione con un tweet, sembra aver influito?

“Certo, e poi nella direzione nazionale, venerdì scorso, di fatto ha parlato di primarie in poche parole, senza dare nessuna valenda al fatto che il Pd è un partito di centrosinistra, invece abbiamo visto la mobilitazione di forze dello schieramento opposto, non solo di qualche elettore. Con un accordo politico di fondo che a me non piace, come a tutta l’area civatiana”. 

E si è parlato di una possibile uscita dello stesso Civati in primavera. Lei lo seguirebbe?

“Adesso rimango a quello che ho sentito direttamente da Civati, in una riunione di un mese fa. Lui dice: la questione non è se entro o esco, ma se il Pd rimane fedele a quella che è la carta costitutiva, i suoi valori e il programma elettorale con cui si è presentato agli elettori. Se il partito, in qualche modo, diventerà altro, trarremo delle conclusioni. Il problema è se il Pd potrà diventerà un partito a deriva centrista dove diventa sistematica l’alleanza con il Nuovo centro destra. Per molti elettori si porrà il problema, non tanto per i dirigenti. Per quanto mi riguarda, personalmente vedo se sarà possibile arrivare a costruire un soggetto con un peso, un senso, con piattaforma politica e programmatica di sinistra. Se no, l’ennesimo partitino della sinistra non mi interessa”. 

Potrebbero favorirne la costituzione alcuni passaggi importanti, come la scelta del capo dello Stato o l’approvazione dell’Italicum, che stanno facendo soffrire la sinistra del Pd?

“Ma anche il Jobs Act, per come è uscito, non ha favorito la coesione. Poi, sul capo dello Stato, un conto è la ricerca di un ampio consenso, perché dovrà rappresentare larga parte delle forze politiche, altra cosa è subordinare la scelta al gradimento o ai veti di Berlusconi. Che, secondo me, sarebbe inaccettabile”. 

Intanto in Liguria la minoranza, che aveva sostenuto Cofferati, pensa ad una lista e a un candidato alternativi per la presidenza della Regione. Rischiando l’espulsione? 

“Il Pd è pronto a epurare chi sta con Cofferati, è vero. Chi porterà avanti un candidato alternativo alla Paita credo che rischi l’espulsione. Se fossi nel Pd ligure, comunque, farei la stessa scelta, cioè di lavorare su una lista e candidatura alternativa”. 

Quindi rischierebbe l’espulsione?

“Sicuramente. Rischierei l’espulsione, lo dico chiaramente. In queste condizioni non voterei la Paita in nessun modo. Poi tra fare un’altra lista alternativa, non fare campagna elettorale, stare a casa, se ne può discutere. Noi nell’area civatiana abbiamo un modo di lavorare molto diverso, democratico, non monolitico e che non segue solo le parole del capo. E’ anche uno dei motivi per cui apprezzo molto Pippo Civati”. 

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